CRONACA
Sanremo secondo Davide Buzzi: "Meno male che c'è la sala stampa!"
Dietro le quinte del Festival della canzone: il diario del cantautore ticinese inviato nella "Città dei fiori"

di Davide Buzzi

SANREMO - Alle nove del mattino tutti fuori dal letto. Dormire a Sanremo durante il periodo del Festival è praticamente impossibile, a meno di non essere qualche lontano parente di Briatore. E allora noi ci siamo stazionati alla Pensione Vita Serena di Arma di Taggia, in riva al mare. Colazione con caffè abbondante e rigorosamente nero! Una leggenda racconta insistentemente che il caffè più buono al mondo lo si gusta in Italia. Balle, fidatevi! Chi racconta in giro una tale panzana o non è mai stato in Italia a bere caffè, oppure è sfacciatamente di parte, perché non vi è caffè peggiore di quello che si trova in Italia. Ed in merito alla nera bevanda, questo è quanto!

Alle dieci siamo in strada per la città della musica. Il cielo è ancora moderatamente coperto, ma il traffico scorre rapido ed in pochi minuti siamo arrivati. Trovare un buco dove mettere la macchina è una lotteria, ma quest’anno non ci siamo fatti trovare impreparati e abbiamo fatto l’abbonamento al parcheggio pubblico nei pressi della vecchia stazione.

Passeggiata a piedi fino in Corso Matteotti e poi a risalire fino all’Ariston. Lo storico palazzo del cinema sanremese è blindato e per passare si devono superare cordoni di guardie private, senza contare il marasma generale di persone che se ne stanno all’esterno con la speranza di riuscire a intravedere uno dei loro big, o magari anche solamente uno sconosciuto giovane esordiente che, dal momento che si sta li davanti in religiosa e vociante attesa, sarebbe comunque meglio di niente.

Il lift che ci porta su in sala stampa è talmente lento che sembra si vada fino in paradiso, da quanto ci mette a risalire. Ogni tanto vibra e si scrolla come un cane bagnato, ma alla fine ci porta sempre su tutti sani e salvi. Siamo arrivati. La sala stampa dell’Ariston Roof ospita oltre 300 giornalisti da tutto il mondo, che se ne stanno tutti qui rinchiusi senza speranze, come in un diabolico girone dantesco.

C’è gente che da più di vent’anni è inviata al Festival della Riviera dei Fiori e che mai ha visto altro di Sanremo che non sia la sala stampa dell’Ariston. Se vi capitasse di incontrare qualcuno di loro per strada e vorreste avere indicazioni sul dove si trova il Casinò, cascherebbero dal quinto piano e al massimo vi saprebbero indicare la direzione per Montecarlo.

La sala stampa è una specie di monastero di clausura dove si vive vita separata dal resto del mondo. Si sta li, tutti insieme e si commenta e si scrive del Festival tutti appassionatamente, come se la canzone fosse la cosa più importante del mondo, e forse davvero lo è…

Sono solo canzonette, cantava Bennato, ma qualche volta  riescono a farci dimenticare i mali del mondo almeno per tre minuti, e già questa di suo è cosa mica da poco. E allora per fortuna che al festival di Sanremo esiste la sala stampa, perché se no i mali del mondo ce li staremmo a dimenticare fuori al freddo su Corso Matteotti, con il resto della plebe che da anni non compra più un disco, ma che continua comunque ad aspettare big e giovani cantanti semisconosciuti per riuscire a strappare loro un autografo o rubare una fotografia per poter poi dire agli amici “ Al 63° Festival di Sanremo c’ero anch’io…”!

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