Terza puntata del diario dal Festival di Davide Buzzi: "Tutti i matti si sono fermati a Sanremo"

Di Davide Buzzi
SANREMO - Dopo due giorni al chiuso, un odore di variegata umanità impregna ormai tutte le pareti della sala stampa dell’Ariston Roof. Ma non c’è verso di staccare il sedere dalla scomoda seggiola della postazione di Radio Fiume Ticino. Kay e Alex sono in giro a caccia di interviste ed immagini da regalare ai fortunati che ci ascolteranno e vedranno su in Ticino, mentre io invece resto qui a montare il tutto meglio che posso, che nemmeno è il mio mestiere…
Non ne posso più, ho il sedere quadrato, e allora basta! Prendo il lift e vado via! Se salendo sembra di andare in paradiso per la lentezza, scendere sembra l’inferno. L’ascensore si scuote e ringhia e la dentro, anche quando è pieno di gente, c’è sempre un gran bel silenzio. Si può ben dire che è uno dei pochi minuti di pace che si ha la fortuna di godere nel periodo del Festival.
Finalmente siamo fermi, la porta scorrevole si apre ed io mi catapulto nel corridoio nell’atrio di servizio del teatro, imbocco l’uscita e finalmente sono fuori all’aria fresca. Tutt’intorno nugoli di persone, fans giovani e meno giovani che attaccati alle transenne mobili aspettano (inutilmente) i loro beniamini sotto l’occhio vigile delle guardie giurate e dei portinai dell’Ariston.
Arrivo in Piazza Colombo e mi dirigo verso il Palafiori. Un tempo qui in Piazza colombo, nel periodo del Festival, venivano eretti i palchi per gli spettacoli all’aperto e lungo la via e nelle piazzette laterali era tutto un movimento di studi mobili delle più svariate radio provenienti da tutta Italia. Stavano dentro i cassoni di appositi camion, oppure erano speciali bus e camper adattati allo scopo. Ogni emittente aveva i suoi concorsi, con la distribuzione di gadget vari e cotillon al pubblico, e si offrivano interviste agli artisti in diretta con anteprima nazionale.
Adesso di tutto questo non c’è più nulla e si può ben dire che il deserto dei tartari e molto più movimentato. Procedo deciso e finalmente sono dentro il Palafiori. Salgo al secondo piano e vado a casa Sanremo, almeno mi mangio qualcosa a scrocco. Vicino allo spazio dei salumi Beretta incontro Vince Tempera, Paolo Limiti e Neri Marcorè. Vince lo conosco da una vita, Paolo Limiti l’ho incontrato su qualche palco un paio di volte, Neri Marcorè l’ho visto sempre e solo in TV. Stanno li a sbocconcellare mortadella di Bologna e salamini come persone normali.
Saluto Vince e scambio una stretta di mano con gli altri due; peccato non essermi portato il registratore. Poi rubo un paio di panini imbottiti e una bottiglietta di minerale gasata e vado a gettarmi bello comodo su uno dei bianchi divani. Un tale sul palchetto sta raccontando il suo metodo su come vendere congelatori ai pinguini dell’antartico. Sembra abbia scritto un libro in proposito.
Vedo passare Max Gazzè, diretto verso gli studi RAI. Ha in mano una tazzina di olive nere e una biondona attaccata al gomito. Dietro di lui, agitando i fianchi e infilato in un bel completino tutto rosa e organza arriva Solange. In mano tiene una borsa di pelle bianca e si trascina appresso un guinzaglio, in fondo al quale ci sta attaccato un mini chihuahua che di camminare proprio non ne vuol sapere! Poco prima che il cagnolino finisca per restare strozzato, il bel astrologo finalmente si accorge delle difficoltà dell’animaletto. Si gira e si piega in un perfetto angolo retto, raccoglie il suo esserino e lo infila nella borsa di pelle. Sparito il cane, risolto il problema.
In piedi accanto ad una colonna di sostegno ci sta una tipa in pantaloncini cortissimi e dalle gambe infinite. È tutta concentrata sul suo iPhone e fa un sacco di smorfie. Pare assai contrariata. Poi un tipo che potrebbe essere il suo trisavolo le si avvicina, la prende sottobraccio e le sussurra qualcosa in un orecchio. Lei alza le spalle, fa la boccuccia a mezza luna calante e se ne va con il nonno.
Finisco il mio secondo panino e poi decido di rientrare alla sala stampa dell’Ariston. Almeno li sono al sicuro e non c’è il rischio che qualcuno si tenga un pit bull dentro la borsa. Lì il massimo che può capitarmi è di incontrare Felix Baumgartner (ndr: il primo uomo a superare la velocità del suono in caduta libera, nella foto con Kay Buzzi).