CRONACA
"M13: un assassinio legalizzato. Devastante per l'immagine della Svizzera nel Mondo"
Il direttore del programma europeo per la protezione delle Alpi Sergio Savoia sull'abbattimento dell'orso: "È una decisione politica: non aveva fatto nulla per essere ucciso"

BELLINZONA - Il telefono di Sergio Savoia è bollente. Sin dalle prime ore del mattino, da quando ha cominciato a diffondersi la notizia dell'abbattimento M13. Lo chiamano da tutta Europa i suoi colleghi del WFF: l'indignazione per l’uccisione dell’orso sta cominciando a montare forte anche oltre frontiera.

Savoia è Direttore del programma europeo per la protezione delle Alpi per la più grande organizzazione ambientalista. Nello svolgere la sua funzione si è occupato da vicino della gestione degli orsi. Una delle priorità del programma del WWF è la protezione dei predatori carnivori: lupi, linci e orsi. 

Innanzitutto, come commenta la notizia?
"Si tratta di una decisione stupida e non necessaria. Ci sarebbero state altre misure da prendere e che avrebbero salvato la vita a M13. Tipo il condizionamento negativo, cioè spaventare l'orso, per fare in modo che si tenga lontano dagli insediamenti e dall’uomo. Invece si è preferito uccidere un animale che non ha fatto assolutamente nulla. E questo perché la Confederazione si è rifiutata di fare i compiti". 

In che senso?
"Ad esempio, come dicevo, applicando tutte quelle misure per tenere l'orso lontano dall'uomo e per impedirgli di associare l'uomo al cibo. Lo si fa proteggendo i greggi e gli alveari. Sparandogli piombini di gomma ogni qual volta si avvicina ai paesi. Oppure tenendolo lontano dai rifiuti: come WWF abbiamo distribuito centinaia di conteiner per la spazzatura a prova di orsi in tutte le Alpi. Ma il problema è più profondo, è di mentalità. Dobbiamo renderci conto che non siamo soli su questo pianeta e che dobbiamo imparare a convivere con animali come gli orsi, anziché risolvere il “problema” ammazzandoli. Le dò solo un dato: in Europa sono morte 40'000 persone per il traffico l'anno scorso, mentre nessuna è morta a causa degli orsi. Abbiamo molta più gente che muore per le punture delle api. Lascio a lei le conclusioni…”.

Qualcuno ha ipotizzato che M13 poteva essere trasferito. Era la soluzione?
"Spostare gli orsi è possibile ma è estremamente complicato. Qualche orso è addirittura morto durante il trasporto. Non sono operazioni che si fanno volentieri. Trasferire M13 in Trentino gli avrebbe salvato la vita, ma solo a lui. Non avrebbe certo risolto il problema".

L'unica strada, dice lei, è quella della convivenza.
"Ma certo, perché l'anno prossimo tornerà un orso, e l'anno dopo ancora uno o più di uno. Dobbiamo imparare a convincerci, e non è affatto una cosa straordinaria. Pensi all'Italia, alla Slovenia, paesi dove ciò accade da anni e senza particolari problemi". 

Ma perché allora si è arrivati all'uccisione di M13?
"Questo orso è stato vittima di una campagna isterica e fondata sul nulla, da parte di pezzi delle comunità locali della valle Poschiavo. A mio avviso di tratta di un assassinio legalizzato. Una cosa veramente disgustosa. E questo segnala anche una grave ipocrisia. Si fanno le campagne contro i cacciatori d'avorio o per proteggere le tigri  e poi si ammazza con questa leggerezza un orso in casa. Io non voglio più sentire nessuno di questa gente fare la morale ai bracconieri, sia a livello locale che a livello federale" 

Questa vicenda segnala anche il fallimento della strategia dell'orso in Svizzera?
"Mi pare evidente. È chiaro che la strategia dell'orso, con quella norma molto vaga nell’apprezzamento che permette di definire un orso problematico o meno, fa in modo che le decisioni siano politiche e non tecniche. Parliamoci chiaro: qui c'è qualcuno che ha scatenato un linciaggio contro M13 ed è stato accontentato dall'autorità federale" 

Cosa le dicono i suoi colleghi che la chiamano dall'estero?
"Mi riportano l'indignazione e le domande che ricevono dai cittadini e dai giornalisti. È chiaro che domani su tutti i giornali del Mondo verrà riportata questa notizia con grande evidenza. Il messaggio che passa a livello di immagine è devastante per la Svizzera. Il Paese più ricco del Mondo, conosciuto per la sua natura, le sue montagne, la sua tolleranza, che ammazza gli orsi. Un atteggiamento da folli arroganti. Davvero non potrebbe esserci pubblicità peggiore. Ma poi, scusi, anche a livello strettamente logico, ma immaginiamoci se noi risolvessimo tutti i problemi così, cosa accadrebbe"  

L'orso può arrivare anche in Ticino?
"Il problema non è se, ma quando arriverà. I corridoi ecologici ci sono tutti perché dall'Italia possa raggiungere il nostro Cantone. Potrebbe arrivare ovunque dove ci sono le condizioni perché vi si indi". 

Ma esistono casi estremi in cui anche voi considerate legittimo l’abbattimento dell’orso?
“Naturalmente la possibilità non si può escludere ed è codificata anche nei nostri protocolli. Ma stiamo parlando di casi rarissimi in cui davvero è messa in pericolo la vita delle persone. Le aggressioni in Europa si contano sulle dita di una mano da parecchi anni. E l’unico caso con esito mortale che ricordo è di parecchi anni fa in Romania. Una ragazza è stata uccisa perché durante una specie di improvvisato safari notturno era andata alla ricerca dell’orso e gli aveva scattato delle fotografie con il flash. Non dobbiamo mai dimenticarci che l’orso non attacca mai l’uomo per sfamarsi. Lo fa solo, quelle rarissime volte che accade, per paura”. 

AELLE

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