CRONACA
Renza De Dea: "Non sono la fata turchina ma tento di salvare l'ACB"
L'imprenditrice locarnese ammette che il suo è un interessamento anche commerciale e dice: "Mi piacciono le sfide, ma l'impresa è titanica"

BELINZONA - La situazione dell'ACB rimane sempre appesa a un filo. La Lega calcio lunedì attende chiarimenti da Gabriele Giulini pena l'apertura di un secondo fascicolo disciplinare. Nel frattempo dal presidente granata non sono arrivate novità. In settimana il Municipio ha chiesto un chiarimento che non sembra ancora essere giunto. Le speranze dei tifosi ora sono rivolte alla cordata capeggiata dall'immobiliarista Renza De Dea che intervistata dal Corriere del Ticino afferma che: "Non ci sono novità. Mi sono messa in moto sfruttando i miei contatti ma la situazione, come avevo già avuto modo di dire, resta molto difficile. Io, però, sono ottimista e sebbene non voglia illudere nessuno ci provo. Le sfide mi piacciono".

Ma perché questo interessamento all'ACB? "Mi sono mossa anche per una questione di campanilismo se vo­gliamo. Ma anche perché da anni si sta lavorando al progetto stadio e proprio ora che siamo in dirittura d'arrivo sarebbe drammatico perdere tutto. Negli ultimi giorni mi sto dedicando anima e corpo e devo ammettere che non è facile, il com­pito è faticoso. È un'impresa titanica" dice De Dea.

L'imprenditrice lancia anche una frecciatina: "Parlo un po' fuori dai denti: in Ticino ci sono diverse persone con spiccate capa­cità economico-finanziarie. Ma quando c'è bisogno assistiamo al solito fuggifuggi generale. Se tutto va a catafascio allora si punta l'indice, se qualcuno prova qualco­sa invece si dice che lo fa per speculazio­ne o per interessi personali".

Renza De Dea è anche proprietaria dei terreni dove dovrebbe sorgere lo stadio e in molti ci hanno visto un puro interessamento commerciale nella sua mossa per salvare il Bellinzona. Lei non smentisce: "I terreni sono di una società che fa capo anche a me, sì. In parte sono comprati, su altri invece abbiamo il diritto di compera. Non è strettamente necessario salvare questi terreni, poiché essendo terreni in­dustriali non perderebbero valore nel ca­so in cui non si facesse lo stadio. Detto questo, non mi sono certo alzata un bel giorno dicendo ‘‘il Bellinzona ha proble­mi, cerco di fare la Fata turchina''. Questo è evidente, non nascondo che ci sia un componente commerciale".
 
Alcune voci dicono che ci sarebbe un interessamento di una cordata anglo italiana coordinata da un fiduciario ticinese. In attesa di certezze l'unica cosa sicura è che al momento le sorti del Bellinzona rimangono illuminate solo da un lumicino. 
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