Il patron dell'ACB ha convocato i giornalisti a Villa Sassa per fare il punto sulla crisi del club: "Il deficit in proiezione fino a giugno ammonta a tre milioni al massimo"

LUGANO - "Ho deciso di fare questa conferenza stampa per tutelare me e la mia famiglia dagli attacchi subiti dal Caffè", ha esordito così il patron del Bellinzona calcio Gabriele Giulini in un incontro con i giornalisti convocato senza grande preavviso all'hotel Villa Sassa di Lugano.
Giulini, vestito di nero, pacato nelle parole, ma molto teso in volto (nella foto durante la conferenza stampa), ha parlato di scorrettezze da parte di alcuni giornalisti. Di pettegolezzi, di fantasie. "Non ho un sentimento di vendetta ma di tutela".
Poi è entrato nel merito della situazione finanziaria del Bellinzona: "Io da solo non ho la forza di andare avanti. Mi scuso per tutti i disagi che la società ha creato con questi ritardi nei pagamenti ma spero che in futuro le cose possano essere sistemate. Sto aspettando delle risposte da un gruppo di investitori che potrebbero entrare nella società. Non ho mani detto di essere Papaeron de Paperoni. Non ho mai sottratto un solo franco al Bellinzona. Ma per quattro anni e mezzo ho portato avanti il mio progetto da solo cercando di iniettare nel calcio anche un po' di cultura e umanità. Nei prossimi giorni sapremo qualcosa. Le condizioni sono cambiate perché ultimamente alcuni imprevisti mi hanno portato ad aver bisogno di nuovi investitori che credono nel nostro progetto".
A questo proposito Giulini, ha anche fatto un appello a farsi avanti a tutte le persone che amano l'Associazione calcio Bellinzona e il territorio.
"Non faccio i nomi delle cordate"
"Sulle cordate che potrebbero salvare il Bellinzona, non parlo, non faccio nomi e cognomi. Dico solo che ci sono imprenditori interessati a continuare con me. Del resto ho sempre detto che il Bellinzona non deve dipendere solo da un mecenate. Se l'imprenditorialità ticinese esprimerà una forza decisiva io mi farò da parte", ha spiegato il numero uno dell'ACB.
"Le ricostruzioni del Caffé lontane dalla realtà"
"Il mio progetto aveva e ha come obbiettivo finale la costruzione dello stadio. Come ogni progetto anche questo ha un margine di rischio ma io ho pensato che valesse la pena di mettere le mie risorse su questo impegno imprenditoriale". E sul presunto crack legato a investimenti di Giulini nel magnesio russo, di cui parlato il Caffè, il patron granata ha detto: "Siamo talmente fuori e lontani dalla mia realtà che nemmeno lo commento. Tutto quello che è stato scritto nelle ultime domeniche su di e i suoi miei affari è assolutamente inesatto. Sono storie costruite su mezze verità e su pettegolezzi".
"Deficit al massimo di 3 milioni di franchi"
Per quanto riguarda la situazione debitoria dell'ACB, Giulini ha detto: "Il deficit in proiezione fino a giungo, dedotto il milione e 200'000 franchi di garanzia, già versato dalla società per ottenere la licenza, ammonta a tre milioni al massimo".
"Ho raggiunto il limite o non ho più tanta voglia di superarlo"
E alla domanda, come mai dopo aver finanziato personalmente il club per quattro anni e mezzo, ora si trova in difficoltà, Giulini ha risposto: "Ho raggiunto il mio limite o non ho più tanta voglia di superarlo. In questi anni da parte mia sono stati fatti sacrifici importanti ma non voglio dire quanti soldi ho messo nel Bellinzona".
"Confido di sistemare la situazione per affrontare serenamente il referendum sullo stadio"
E a chi gli ha chiesto se n on sente il peso del rischio che l'ACB venga spazzato via dopo 109 anni, Giulini ha risposto: "Confido molto di sistemare la situazione entro venerdì prossimo in modo da poter affrontare con serenità e convinzione il referendum contro il nuovo stadio".