La settimana si chiude senza novità sul fronte delle cordate che dovrebbero salvare il Bellinzona calcio. È scaduto il termine fissato domenica scorsa, ma il presidente ci crede ancora

BELINZONA – “Si naviga, si naviga a vista… anche se ci sono onde burrascose”.
Già, in più oggi c’è anche il vento a soffiare sul “mare” già agitato del Bellinzona calcio.
“E sì, oggi c’è anche il vento”, ammette il presidente Gabriele Giulini.
Ma sulla cordata di investitori che dovrebbe garantire il futuro della società ci sono novità?
“Nessuna novità, per ora. Le porte sono ancora tutte aperte”.
Ma oggi doveva essere un termine: lei domenica scorsa ha parlato di fine settimana. Ha detto: "Confido molto di sistemare la situazione entro venerdì prossimo in modo da poter affrontare con serenità e convinzione il referendum contro il nuovo stadio". Il termine è slittato ancora?
“Il termine resta ‘il più presto possibile’. Vediamo: tra lunedì e mercoledì. Aspettiamo settimana prossima. Intanto per adesso la Lega ha sbloccato metà della somma depositata in garanzia e i debiti fino a febbraio sono stati tutti saldati. Speravo che la somma sarebbe stata liberata per intero, ma è andata così…”.
Già, per ora metà del milione e 200mila franchi depositato a Berna come garanzia per l’ottenimento della licenza sportiva, rimane bloccata.
Ma intanto è passata un’altra settimana. Sono passati cinque giorni dalla conferenza stampa convocata all’improvviso, domenica scorsa, dal patron dell’ACB per replicare alle paginate del Caffè.
Articoli che lui ha definito fantasiosi e costruiti su pettegolezzi e mezze verità. Ma sul contenuto, sul presunto crack legato a un maxi investimento nel magnesio russo, per esempio, non ha voluto rispondere. “Sono vicende talmente fuori e lontane dalla mia realtà che nemmeno le commento”, ha detto. Ma poi ha ammesso: “Da solo non ce la faccio più ad andare avanti. Ho raggiunto il mio limite. O forse non ho più voglia di superarlo”.
Ha detto che ci sono delle cordate di investitori interessate a entrare nel Bellinzona.
Ha chiesto di farsi avanti a tutti coloro che fossero interessati a partecipare finanziariamente al salvataggio della società.
Ha detto che da qui a giugno, dedotto il milione e due di garanzia, servono ancora tre milioni circa.
Ha aggiunto che “se l’imprenditoria ticinese esprimerà una forza decisiva” lui è anche disposto a farsi da parte.
Ha ribadito che il traguardo del suo progetto resta la costruzione dello stadio di Castione, sul quale pende però la mannaia della votazione popolare.
E a questo punto ci si chiede anche se dietro quel progetto ci sia davvero un capitale concreto, al di là di lettere di intenti e garanzie.
Alla domanda quanti soldi ha messo nel Bellinzona in questi quattro anni e mezzo Giulini non ha voluto rispondere: “Sono stati sacrifici importanti”, si è limitato a dire.
Sulla piazza c’è chi calcola che Giulini abbia iniettato nell’ACB qualcosa come venti o venticinque milioni di franchi e che abbia esaurito il suo capitale. È però difficile fargli i conti in tasca.
Ma la tesi che il Bellinzona sia destinato al fallimento si fa largo sempre più con il passare dei giorni. Forse adesso l’unica cosa da fare è portare i bilanci in Pretura e avviare una moratoria concordataria. Forse allora qualcuno si farebbe avanti. Ma Giulini spera ancora.
emmebi