CRONACA
Gabriele Giulini e il Bellinzona: tutti gli errori del presidente
L'ACB è una società che costa tanto, Giulini ha speso moltissimo - si parla di 20-25 milioni - ma questi soldi li ha "investiti" bene? Poteva fare meglio? Ecco cosa ha sbagliato

di Adriano De Neri

BELLINZONA - Si può dire di tutto del presidente Gabriele Giulini, tranne il fatto che non abbia a cuore l'Associazione Calcio Bellinzona. Ma questo suo amore per la squadra, quella sua voglia di voler fare tutto di testa sua senza deleghe e quell'indole da sognatore, l'hanno portato a compiere diversi errori sia sportivi che societari. Ecco gli svarioni più appariscenti della sua presidenza.

Rosa troppo ampia e troppo cara

Sportivamente parlando il Bellinzona è nettamente la squadra più cara dell'intera Challange League e questo è dovuto principalmente ad una rosa di giocatori sproporzionata: 27 giocatori sotto contratto sono un'enormità  e un'esagerazione, visto che molti di loro non scendono più in campo da diverso tempo (Conti e Mattila tanto per citarne due). Oltre  all'abbondanza vi è anche il costo dei giocatori, alcuni nettamente fuori categoria a livello di salario percepito (Hakan Yakin su tutti).

Il Valzer degli allenatori

Il Bellinzona ha collezionato - e pagato - durante l'era Giulini anche numerosi allenatori. Alcuni competenti, conosciuti e di valore, altri illustri sconosciuti di basso livello e senza esperienza (vedasi Tebi).   Ma l'apice si è vissuto in questa tribolata stagione, dove in sei mesi si sono alternati alla guida dei granata ben tre tecnici dopo che il presidente aveva deciso erroneamente di non confermare Andermatt  alla fine della scorsa stagione.

Dapprima è subentrato Raimondo Ponte, reduce da ottime stagioni a Chiasso, ma che sulla panchina granata dura la miseria di cinque partite prima di venir esonerato sia per la mancanza di risultati, ma soprattutto  per un rapporto con il presidente che mai era veramente sbocciato.

A sostituire Ponte arriva Francesco Gabriele, alla prima panchina importante in carriera,  che dopo un esordio negativo, non sbaglia più niente e conquista 25 punti in dieci partite portando il Bellinzona al secondo posto in classifica. Ma neppure questi brillanti risultati bastano a Gabriele per salvare il posto: il tecnico viene accusato dalla piazza di far giocare male la squadra e di preferire il mero risultato allo spettacolo. L'accusa di parte della tifoseria, unitamente alle lamentele di giocatori importanti poco utilizzati  provocano l'ennesima sentenza di Giulini che licenzia l'allenatore.

Non c'è due senza tre.  E dopo sei mesi di lontananza torna Andermatt sulla panchina granata, il cerchio si è finalmente chiuso, almeno per ora.

Yakin nel Cda: un unicum mondiale

Hakan Yakin è un personaggio importante, carismatico, e conosciuto a livello nazionale, un perfetto uomo immagine, da qui la sua funzione nel Consiglio d'amministrazione del Bellinzona; ma è anche nel contempo un giocatore attivo e che quindi deve sottostare alle regole imposte dall'allenatore e dal gruppo. Praticamente un colossale pasticcio. Un unicum mondiale, un conflitto d'interessi che rischia di minare fortemente la credibilità e la leadership dell'allenatore, che deve allenare e gestire un giocatore che ipoteticamente potrebbe anche decidere, con la sua influenza e il suo ruolo nel Cda, il suo esonero.
 

 

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