l presidente del CDA del centro commerciale di Chiasso annuncia battaglia: "Autorizzazione negata sulla base di un calcolo di cifra d'affari inferiore all'uno per cento"

CHIASSO – È irritato e per nulla convinto della decisione del Dipartimento dell’economia di revocare l’autorizzazione ai negozi del Centro ovale di Chiasso: dal 1° aprile, serrande abbassate la domenica e nei giorni festivi.
“Faremo ricorso al Consiglio di Stato – dice Arnoldo Coduri, presidente del Consiglio di amministrazione del Centro -. Vogliamo andare fino in fondo, e dico anche che contro di noi c’è stata una sottile campagna mediatica che ha probabilmente indebolito la nostra immagine”.
Noi andiamo avanti, prosegue Coduri, anche perché la decisione si basa su un fatturato domenicale che, per comprovare l’attrattiva economica di un centro commerciale deve raggiungere il 20% del globale. “Ma questa percentuale non sta scritta in nessuna legge ed è unicamente una prassi applicata dal Dipartimento. Comunque, noi sull’arco del 2012 abbiamo raggiunto una media del 19,17 per cento. Quindi, l’autorizzazione ci viene negata per una percentuale dello 0.83. Sono calcoli da farmacista. Inoltre, il Centro ovale realizza ogni domenica un fatturato superiore del 35% rispetto alla media di un giorno infrasettimanale”.
Bisogna anche considerare, dice Coduri, che, dopo l’intervento dell’ispettorato del lavoro, dal 7 settembre scorso tre negozi hanno rinunciato spontaneamente ad aprire la domenica per non incorrere in sanzioni. “E questo fatto ha sicuramente contribuito ad abbassare la percentuale del fatturato domenicale”.
Se si arrivasse a un no definitivo alle aperture domenicali e festive, prosegue Coduri, si metterebbe in discussione tutta l’operazione di riposizionamento del centro concordata nel tavolo di mediazione voluto dal Consiglio di Stato. “A gennaio abbiamo annunciato il divorzio consensuale da Migros proprio per staccarci dal concetto di centro commerciale con prodotti alimentari. I negozi interessati ad aprire da noi ci chiedono naturalmente l’apertura domenicale che resta un elemento decisivo per vecchi e nuovi insediamenti commerciali al Centro ovale. Le firme dei contratti con questi negozi erano in attesa della decisione del Dipartimento sulle aperture ed è chiaro che il no di oggi complica le cose”.
Ma per Coduri non è un fulmine a ciel sereno: “Qualche segnale era già arrivato, non da ultimo la cancellazione dell’incontro di mediazione previsto settimana scorsa. Martedì è stata approvata la mozione di Fabio Abate sulle aperture domenicali, ma ci vorrà circa un anno per arrivare alla modifica dell’ordinanza federale. E c’è in corso una procedura amministrativa, che potrebbe sfociare in una procedura penale, se non la si fermasse. Dicendo no al centro ovale si toglie secondo me un soggetto scomodo dal tavolo della discussione”.
emmebi