CRONACA
"La Svizzera anti-italiana": il reportage di Repubblica su xenofobia e frontalieri
Dalla testimonianza di un cameriere che lavora a Berna alle dichiarazioni di Pelli, Quadri e Regazzi. Secondo il giornale la stura al "protezionismo" é stata data dalla campagna elettorale di Lugano

ROMA - Repubblica, il principale quotidiano italiano con il Corriere della Sera, torna ad occuparsi della Svizzera, del Ticino e dei problema dei frontalieri. Lo fa attraverso le sue pagine di approfondimento nell'edizione odierna, dedicando al tema ben tre pagine. Titolo del reportage, a cura dell'inviato Paolo Berizzi, "Il muro di Berna - La Svizzera anti-italiana". Immagine di copertina: l'immancabile cartellone UDC, in particolare quelli ormai datati che recitano "Stop all'immigrazione di massa" e quelli più recenti con il lavoratore in mutande sempre di stampo democentrista. 

Nel servizio si parla molto del Ticino, dei frontalieri e anche della petizione di liberatv.ch "Giù le mani dal lavoro", che viene annoverata tra le iniziative "contro il lavoro frontaliero". Ma andiamo con ordine.

Rino e le nuove valige di cartone

L'inviato di Repubblica inizia il suo racconto da Berna. Parla di Rino, 56 anni, cameriere del beneventano, che lavora a Berna. "E mò, dunque, vogliono farci tornare a Surriento? E che facciamo noi in Italia? Che fanno gli svizzeri senza di noi? Vogliono restare senza muscoli e cervello?" dice il lavoratore meridionale. E il giornalista rilancia: "Chi mai avrebbe immaginato che centoventi anni dopo le valige di cartone (...) a cinque minuti dall'Italia ci avrebbero paragonato a dei roditori in trasferta, oppure raffigurati nei panni tremendi di usurpatori di posti di lavoro?". 

Ma Rino, con i suoi 3000 franchi di salario a Berna, non è tra i più pericolosi spiega il giornalista di Repubblica. "Nella Svizzera 2.0 ce l'hanno di più coi frontalieri: infatti i nazional-protezionisti dell'UDC, i lavoratori "vai e vieni" italiani li hanno sbattuti sopra dei raffinati manifesti che nemmeno la Lega Nord delle origini", scrive Berizzi che cita anche l'ultima campagna democentrista, quella con i lavoratori in mutande e i cartelloni con i ratti che paragonavano l'italiano "a uno scroccone con la coda". 

Il terziario cannibalizzato dai frontalieri

Il servizio di Repubblica snocciola anche qualche cifra per illustrare agli italiani la dimensione del problema. "Secondo i nuovi protezionisti in guerra contro l'immigrazione italiana e non solo il terziario sarebbe cannibalizzato da 8 mila frontalieri. Extracomunitari che ogni mattina varcano il confine di Como o Varese e la sera, dopo otto o dodici ore di lavoro, se ne tornano di qua senza scrupoli di coscienza, vergogna", scrive il giornalista. 

Le posizioni più radicali sono ovviamente quelle della Lega, ricorda l'inviato di Repubblica che ha intervistato Lorenzo Quadri il quale espone la sua visione dei fatti: "Le cifre parlano chiaro, nel nostro cantone i frontalieri sono un quarto della forza lavoro. Vuol dire concorrenza sleale e dumping (...) l'italiano, vivendo in Italia, dove il costo della vita è inferiore, può permettersi di accettare stipendi bassi. L'unica soluzione è uscire dalla libera circolazione dei lavoratori" dichiara il consigliere nazionale della Lega. 

Ed è questo il nodo, spiega il giornalista: la libera circolazione e i rapporti con l'Unione europea della Svizzera, una delle economie più solide del continente con un tasso di disoccupazione da fare invidia a tutti gli altri stati. Un nodo che per la Svizzera, spiega ancora il reportage di Repubblica, significa o entrare in conflitto con l'UE e quindi chiamarsi fuori dal principale mercato per il nostro paese oppure accettare gli accordi con tutte le conseguenze del caso. La risposta dei cantoni e del paese, secondo il quotidiano italiano, è una chiusura a riccio, campagne anti stranieri, che si manifesterebbe anche attraverso l'eventuale decisione del Consiglio federale di far scattare la clausola di salvaguardia nei confronti di tutti i paesi UE, Italia compresa. 

Il partito dei protezionisti elvetici

"Già a maggio il tetto dei flussi potrebbe essere superato: i lavoratori-invasori sono avvisati" scrive il giornalista di Repubblica e aggiunge: "Volendola vedere anche come una questione di democrazia e di diritti, non tira una bella aria. La stura al partito dei protezionisti elvetici - che mette insieme sullo stesso fronte la Lega, il PLR e il PPD - l'ha data la campagna elettorale in vista delle comunali di Lugano, Mendrisio e Terre di Pedemonte". 

Interpellata dal giornalista, la deputata comasca del Partito Democratico Laura Braga dice che quelli usati in Ticino sono "slogan beceri provocatori e offensivi nei confronti dei frontalieri e degli immigrati". Alla deputata replica l'ex presidente del PLR nazionale Fulvio Pelli che, così come riportato da Repubblica, sembra parlare da via Monte Boglia: "La gente non ne può più e adesso inizia a reagire, gli stranieri portano via il lavoro agli svizzeri. Con tutte le conseguenze del caso: dumping, bolle immobiliari, torsione degli equilibri sociali" sentenzia Pelli. 

A difendere i bilaterali c'è però il deputato e imprenditore Fabio Regazzi, anche lui intervistato da Repubblica: "La libera circolazione aiuta l'economia ed è anche grazie ai lavoratori stranieri, ai quali la Svizzera ha sempre offerto opportunità, che riusciamo a essere competitivi e in controtendenza rispetto alla crisi e alla disoccupazione di altri paesi".

Repubblica e l'iniziativa "Giù le mani dal lavoro" di liberatv.ch

Il giornalista di Repubblica cita anche la petizione di liberatv.ch "Giù le mani dal lavoro" (leggi e firma qui). Iniziativa che Repubblica accosta a quella dell'UDC scrivendo che "avanti di questo passo la xenofobia elvetica potrebbe portare a un suffragio: immigrati, dentro o fuori". "Per secoli la Svizzera fu un paese di emigrazione. Di identiche valige di cartone, di giovani spazzacamini che partivano e andavano ad annerirsi in Italia. (...) Dalla Svizzera all'Italia. Adesso la ruota è girata e la memoria si accorcia", scrive l'inviato di Repubblica. 

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