Il giovane accusato dell'omicidio di Meredith Kercher a Perugia spiega la sua posizione e dice: "Non ho mentito al Cantone facendo domanda di soggiorno"
LUGANO – "In Svizzera avevo già degli amici e ho trovato un humus che mi è piaciuto, perché qui la gente, in genere, è molto discreta. Poi ho trovato un ambiente lontano dal clamore. Se sono stato accolto bene? Sì, sempre". Lo ha dichiarato Raffaele Sollecito, intervistato telefonicamente dal Corriere del Ticino. Il giovane, imputato per l'assassinio di Meredith Kercher a Perugia, vive in città stabilmente, ad Aldesago, sopra Lugano, anche se in questo periodo, dice, si muove molto per lavoro. “E vorrei restare qui", ha detto al Corriere.
Il Consiglio di Stato, rispondendo a un'interrogazione del deputato leghista Daniele Caverzasio, ha scritto che sono in corso accertamenti per stabilire se Sollecito, all'atto della presentazione della domanda, avesse dichiarato il falso. Ma Sollecito nega, e afferma di aver barrato con un "no" le caselle con le seguenti domande: "E' già stato/a condannato/a?" e "Ha un procedimento penale pendente?". All'atto della presentazione della domanda Sollecito non era condannato, ma la Corte di Cassazione si stava ancora occupando di lui, come si è visto con i clamorosi sviluppi: la Corte ha deciso che il processo per l'omicidio della studentessa britannica deve essere riaperto.
Intervistato sempre dal Corriere. Attilio Cometta , capo della Sezione della popolazione del Cantone, spiega che “l'autocertificazione viene chiesta a tutti i cittadini dell'UE e ai cittadini di paesi terzi ove non vige l'obbligo di presentare l'estratto del casellario giudiziale. Vi è quindi l'obbligo di dichiarare la verità. Se l'ufficio dispone di elementi concreti o indizi fondati chiede allo stra¬niero certificati supplementari".
Ma il punto chiave sta nella risposta del Governo, che subordina l'eventuale revoca a una precisa condizione, "addove uno straniero presenti delle condanne già cresciuta in giudicato”, e nel caso di Sollecito questa condizione non è data, visto che il suo casellario giudiziale al momento, come dichiara lo stesso giovane, è pulito. Perciò, anche se compilando il modulo avesse affermato una cosa formalmente falsa sull'esistenza di un procedimento penale aperto nei suoi confronti, il suo permesso non sarebbe comunque revocabile.