Le ultime speranze del popolo granata sono state spazzate via dalla sentenza del pretore. Ecco i commenti raccolti al Comunale

BELLINZONA - Sono circa le tredici. Il bus dell'AC Bellinzona ha appena lasciato il Comunale alla volta di San Gallo dove questa sera disputerà l'ennesima partita surreale questa volta contro il Wil. Dovesse vincere, l'urlo di gioia rimarrà ancora una volta strozzato in gola, magari per far spazio a uno sfogo di rabbia. Quella rabbia che probabilmente prova un giocatore che segna, vince e spera sul campo quando la società per la quale si sta sacrificando è praticamente scomparsa.
Loro, i giocatori non parlano, non se la sentono, ma gli sguardi bassi e persi nel vuoto dicono tutto. La speranza è l'ultima a morire. Forse in cuor loro sperano ancora in un colpo alla Borussia Dortmund: fino al novantesimo eliminato dalla Champions league ha riacciuffato la qualificazione nei minuti di recupero. Ecco a Bellinzona c'è ancora chi spera nei minuti di recupero, e la loro Champions league si chiama "scongiurare-il-fallimento".
Il pullman è già in autostrada. Vado a bere un caffè al Bar Granata per vedere che aria tira tra i tifosi. E l'aria è pesante. Nessuno si era fatto molte illusioni dopo l'udienza di giovedì scorso in pretura. Forse il malcelato entusiasmo misto a ottimismo di Gabriele Giulini aveva illuso molti tifosi. La notizia ha comunque raggelato il sangue di chi al Bellinzona vuole un bene dell'anima. Come a una signora che ci dice: "Questa mattina quando l'ho saputo ho pianto. Ho chiamato mio figlio per poter parlare con qualcuno e sfogarmi". Seduta a fianco a lei una ragazza con il suo bambino nato da poco. Anche lei è senza parole. Impietrita dalla notizia. Le due donne guardano il piccolo mentre regala sorrisi a tutti e quasi in coro dicono: "Un giorno giocherai a calcio. Chissà in quale squadra. Fino alle giovanili nel Bellinzona, almeno quello si è salvato".
I sentimenti che ho raccolto sono i più disparati, vengono tutti dalla pancia e dal cuore. C'é amarezza, frustrazione, realismo e un timido accenno di positività, perché magari, dice qualcuno, il fallimento potrebbe essere anche l'occasione per ripartire. E Giulini? I tifosi che abbiamo incontrato non se la sentono di metterlo in croce. "Ha sbagliato, ha fatto errori giganteschi, ma ci ha anche messo passione" si sente da un signore che ha parole poco lusinghiere invece nei confronti dell'ex presidente che qualche giorno fa aveva detto che una soluzione lui l'aveva trovata ma Giulini non l'ha colta.
Un tifoso ha appena chiamato il figlio al telefono: vanno a San Gallo a vedere la partita e dice: "Anche se andiamo in seconda lega io il Bellinzona lo seguirò sempre!". Parte un applauso.
Le considerazioni escono a ruota libera. Come accade sempre nei bar. Come succede quando davanti a una brutta notizia si ha bisogno di condividere con gli altri la tristezza. È solo calcio? Non per alcuni tifosi. L'Acebe è molto di più, qualcosa che ha accompagnato generazioni di bellinzonesi, che ha fatto sognare, divertire, piangere. "Vi ricordate in quanti eravamo con la maglietta rosa per la finale di coppa svizzera? Dietro di noi c'era tutto il Ticino!" dice una signora.
Butto li un "e il Football Club Ticino?". "No no, non se ne parla nemmeno. Non riusciremmo mai ad andare a Lugano a tifare. No..." rispondono i tifosi. Il Ceneri è invalicabile. Al massimo si potrebbe tollerare un accordo con il Locarno. Ma poi, piano piano, l'ipotesi di una squadra unica non viene rigettata del tutto dallo spicchio di popolo granata che ho incontrato. La chiave per pensare a una sola squadra è la cruda realtà di questo calcio. Sempre la signora che ha confessato di aver pianto dice: "Certo che se penso che a Chiasso il giocatore che guadagna di più ne prende 4'000 al mese, mentre abbiamo giocatori che prendono molto di più...".
Tra i tifosi del Bar Granata c'è anche spazio per le critiche nei confronti del popolo granata. "In troppi si sono riempiti la bocca con la necessità di salvare il Bellinzona" ci dice un signore sulla cinquantina "ma poi in quanti sono venuti giovedì scorso allo stadio? 1'600! Eppure era una serata perfetta, era il giorno dell'udienza in pretura, il momento giusto per far sentire il calore della città. Eppure eravamo qua in quattro gatti! Dove sono tutti quelli che vogliono salvare l'Acebe?".
La giovane madre è ancora incredula. Non riesce a parlare. Guarda nel vuoto. "Non ci posso ancora credere". Il Bellinzona non c'è più.
ItaCa