Quando già in profonda crisi ha portato la squadra in ritiro in Turchia, quando ha firmato lauti e sroporzionati contratti ad alcuni giocatori, quando ha constatato che il budget della squadra era il doppio della media degli altri club...

Un tifoso del Bellinzona calco ci scrive una lettera aperta indirizzata al presidente Gabriele Giulini. Una lettera dura ma corretta. Che trasuda delusione e rabbia. È firmata, ma la firma non ha importanza. È la lettera di un tifoso di una squadra che sta per essere cancellata dalla storia del calcio ticinese. Eccola.
Caro presidente Giulini,
non posso chiudere gli occhi e lasciare passare inosservato questo suo ultimo disperato tentativo di appello pubblico. È ora, presidente, che lasci Giulinandia e torni sulla terra.
Il suo tentativo di giocare alla vittima tirando in causa il senso di responsabilità verso i suoi dipendenti è a dir poco imbarazzante e lo trovo un'enorme mancanza di rispetto nei confronti di questi.
Quando già in profonda crisi ha portato la squadra in ritiro in Turchia,
quando ha firmato lauti e sroporzionati contratti ad alcuni giocatori,
quando ha constatato che il budget della squadra era almeno il doppio della media degli altri club della stessa serie,
quando i soli salari del personale amministrativo pagherebbero la metà del budget di alcune altre squadre,
quando ha fatto incidere lo stemma societario sui sedili in pelle del bus,
quando ha creato una campagna abbonamenti che è costata di più dei ricavi degli abbonamenti venduti,
quando ha deciso di pagare a quasi tutti i giocatori affitto e extra,
quando ha più volte allontanato giocatori, allenatori e membri dello staff mantenendoli in altri club,
quando... quando... e mi fermo qui (per il momento).
Quando ha fatto tutto ciò presidente, a cosa stava pensando?
Che priorità avevano nei suoi pensieri la salvaguardia del club, dei suoi dipendenti e dei suoi tifosi e amici?
Qualsiasi persona in grado di fare 2+2 avrebbe previsto il tracollo del suo progetto. Mi chiedo per davvero, presidente, quanto possa valere la sua laurea a fronte di questi fatti.
I 10, 15 o 20 milioni che lei ha presubilmente iniettato e perso nella società non mi sfiorano nemmeno.
Non ho dubbi che da domani continuerà a vivere nella bambagia come fà da sempre. I capitali scoperti del fallimento però non sono accettabili.A qualcuno faranno male. Faranno male ai dipendenti, come pure ai fornitori e agli amici tutti.
I soldi che mancano e che pesano sono quelli che alcune persone dipendenti o meno non vedranno più. Senza parlare di una storia centenaria macchiata e forse affogata dal suo spirito.
Sono contento di questo mio sfogo, anche se in vertità di una cosa mi pento.
Caro presidente, non faccia caso a quanto scritto sopra, non si faccia più vedere, rimanga per sempre su Giulinandia.
Cordiali Saluti,
un tifoso