L'uomo è stato condannato per aver falsificato la firma del figlio del Duce, Romano Mussolini, nell'ambito della vendita dei diari poi acquistati da Marcello Dell'Utri

MENDRISIO - Doveva rispondere di falsità in documenti e truffa processuale il 44enne di Mendrisio oggi alla sbarra davanti alla Assise correzionali di Mendrisio riunite a Lugano. E per quei reati è stato condannato dal giudice Claudio Zali a una pena pecuniaria di 180 aliquote giornaliere (pari a 54'000 franchi) sospesa per due anni. Sentenza che conferma quindi il decreto d'accusa firmato dalla procuratrice pubblica Fiorenza Bergomi.
Raccontata così sembra una vicenda come tante che approdano in aula per essere giudicate. Questa storia invece ha un legame, o presunto tale, con la storia che si legge sui libri. In particolare con la storia d'Italia e del Ventennio. Ciò che infatti ha portato in aula l'imputato sono i famigerati diari di Benito Mussolini. Cinque documenti ritenuti autentici e acquistate da Marcello Dell'Utri, amico fraterno di Silvio Berlusconi, che nel 2010 pubblico tramite l'editore Bompiani i diari.
Ma che c'entra quindi il ticinese in questa vicenda? In sintesi il 44enne doveva, per conto del primo proprietario dei diari del Duce, "piazzare" i documenti storici al miglior acquirente. Detto fatto, l'imputato conclude l'affare e passa alla cassa per incassare la sua parte. Ma il primo proprietario non è soddisfatto del prezzo di vendita ma ancora di più non è convinto della ricevuta che attesterebbe una spesa sostenuta di 30'000 euro. Scattano e denunce in sede civile e penale.
Come si legge nel decreto d'accusa, l'imputato tra il settembre del 2005 e il novembre 2009 "al fine di nuocere al patrimonio di una persona per procacciarsi un indebito profitto, formato un documento falso abusando dell'altrui firma autentica (...) e meglio per avere sulla ricevuta datata 24 settembre 2005, dalla quale si evince il versamento di 30'000 euro a favore di Romano Mussolini, falsificato la firma di quest'ultimo".
Quindi il 44enne per guadagnare 30'000 euro in più oltre ad altro denaro per la transazione nella vendita dei diari del Duce, ha falsificato una ricevuta, mai emessa, con tanto di firma di Romano Mussolini, figlio del Duce e di Rachele Guidi, nonché padre della deputata del centro desta Alessandra Mussolini, scomparso nel 2006. E che la firma fosse falsa lo ha stabilito pure una perizia eseguita dagli esperti dell'Università di Losanna.
Una truffa quindi per il giudice Claudio Zali, così come è stato riconosciuto l'inganno anche del pretore che si sta occupando del contenzioso civile. Da qui il reato di truffa processuale. Insomma, sull'autenticità dei diari di Benito Mussolini c'è chi ha nutrito qualche dubbio. Sull'autenticità della firma di Romano Mussolini su una ricevuta il giudice non ha avuto dubbi: era falsa.