"Sputtanato come complice di fatti sessuali. Ma io Ruby non l'ho mai frequentata e comune ero convinto fosse maggiorenne. Dimostrava 28 anni"

MILANO – Sono lontani i tempi in cui Emilio Fede passava le notti alla roulette del Casinò di Campione. O veniva allo Splendide di Lugano, dietro al quale si diceva avesse un appartamento, per presentare i suoi libri. Sono lontani i tempi in cui l’impresario dei “vip” Lele Mora sbarcava in motoscafo al “suo” Grotto Caprino e fantasticava di farsi una villa a Vico Morcote. L’unico uscito indenne dallo scandalo del bunga-bunga, alla fine, sembra essere lui, Silvio Berlusconi.
Ieri il pubblico ministero Ilda Boccassini ha chiesto sei anni per l’ex presidente del Consiglio. E il Corriere della sera ha intervistato Emilio Fede, una delle vittime illustri della bufera del “Rubygate”. Ecco cos’ha detto l’ex direttore 81enne del TG4.
“Io sapevo che Ruby era minorenne? Balle. E sai chi lo dice che sono balle? Non io. Ma Berlusconi, Lele Mora e la stessa Ruby. Basta, sono stufo. La verità è che dovrei rifiutarmi di rispondere a domande su questa storia”.
“La prima volta in cui l'ho incontrata ho chiesto: chi è? Chi l'ha portata? E lei: ma come, non si ricorda di me? Ho partecipato al concorso a Letojanni... E allora mi sono ricordato vagamente che era tra le ragazze dell'evento di cui ero in una giuria in Sicilia. Tutto qui. Io ricordo che ne dimostrava 28, di anni. Era corpulenta, alta... Cosa dovevo pensare? Che Berlusconi chissà quali progetti sessuali avesse? Non era una ragazza che potesse interessarmi”.
“La mia difesa è lineare: io Ruby non l'ho mai sentita, parlano i tabulati telefonici. Piuttosto, bisognerebbe chiedersi perché sono stato tirato dentro questa storia. Perché sono stato sputtanato come un complice di fatti sessuali... Io, giornalista di fama con una famiglia perbene. A che cosa mi sarebbe servito tutto questo? Se fosse vero, oggi sarei stato direttore di Mediaset. E non sarei andato via senza una lira di buonuscita”.
“No, non mi invita più. E mi sento solo. Ma al di là di Silvio, per tutti gli altri cito Spadolini: la riconoscenza è solo attesa di nuovi favori. Ho imparato, tardi, la lezione. Oggi tutti quelli che dicevano di non poter vivere senza di me, che non potevano cenare se non c'ero io, silenzio totale. Gente che ho aiutato moltissimo. Da quando non sono più direttore del Tg4, spariti. Tranne qualcuno. Altro che processo. Questa è la cosa che più mi fa soffrire”.
red