Lorenzo Pezzoli, responsabile di Ingrado: "La cronaca ci fornisce il primo dato: in Ticino la cocaina ha ancora tanti consumatori. Pochi però chiedono aiuto"

LUGANO - Marijuana, eroina, droghe sintetiche, cocaina. La cronaca si riempie di sostanze stupefacenti per raccontare di comportamenti criminali. Di solito si riferisce dell'autore del delitto, poco della vittima. Il comunicato della polizia entra nel flusso delle informazioni, viene masticato e quindi sputato dai media. È la cronaca bellezza. Qualche riga per raccontare di bolas, grammi, qualche panetto oppure chili, nascosti un po'ovunque in questo piccolo lembo di terra a sud delle Alpi dove lo sballo o la necessità di fuggire attraverso scorciatoie chimiche, oppure il bisogno di mettere a tacere i propri demoni, resiste al vortice del mondo che cambia in pochi click.
Ieri gli inquirenti hanno informato di aver stroncato un traffico piuttosto articolato di droga nel Luganese. A bilancio 16 arresti, un chilo di marijuana e uno di cocaina sequestrati. Già la cocaina. Rieccola. Dagli ultimi dati forniti dalle forze dell'ordine, risulta che c'è una riscoperta dell'eroina. Ma lei rimane, è dura a morire la polvere bianca. "Se guardi la cocaina vedrai la polvere, se guardi attraverso la cocaina ci vedrai il mondo" si legge sulla quarta di copertina dell'ultimo libro di Roberto Saviano. Senza addentrarci nella criminologia della sostanza, cerchiamo ogni tanto di guardare comunque attraverso per scorgere chi la cocaina la considera un'alleata per affrontare le proprie quotidianità.
Quella presunta sensazione di avere il controllo
Ne abbiamo parlato con Lorenzo Pezzoli, psicologo e responsabile di Ingrado - ente impegnato nella lotta alle dipendenze - che non ci lascia nemmeno il tempo di terminare la prima domanda sull'ultimo fatto di cronaca e il relativo sequestro di cocaina, che già ha capito: "Il primo dato ce lo fornisce la notizia: in Ticino la domanda rimane intatta". Semplice legge di mercato. Ma il numero di chi chiede sul mercato la cocaina non corrisponde al numero di persone che chiede aiuto. Anche questo è un dato che ci fornisce Pezzoli. Potrebbe sembrare scontato, ovvio, tuttavia i perché sono sempre interessanti da raccontare.
"La cocaina dà al consumatore quella presunta sensazione di avere il controllo. Chi ne fa uso non riconosce di avere un problema - spiega Lorenzo Pezzoli - Questo riguarda una rappresentazione collettiva della tossicodipendenza secondo la quale la cocaina non è considerata come qualcosa che debilita, che esclude come poteva essere la rappresentazione dell'eroina. Anzi, la coca è in sintonia con la società e alcuni suoi valori come l'efficenza, le capacità, il controllo di sé. Valori che il mondo che ci circonda sostiene con convinzione" osserva Pezzoli. In altre parole la polvere bianca continua a mantenere quell'alone di tolleranza a tutti i livelli: chi la assume, sia un professionista ben integrato socialmente o un giovane, non si sente fuori posto, non vede un tossico se si guarda allo specchio. "È un droga igienica" ci dice Pezzoli " e per questo insidiosissima perché si insinua in modo subdolo nell'immaginario collettivo".
Droga dell'apparenza socialmente accettata
Gia ma qual'è il prezzo che si paga? "È quello di vivere attraverso una sostanza che però dà un senso persecuzione, causa danni all'organismo e, fatto che in molti ignorano, é in grado di trasmettere malattie anche gravi come l'epatite attraverso le banconote arrotolate o le cannucce per sniffarla" sottolinea i responsabile di Ingrado secondo il quale è necessario procedere a una destrutturazione dell'immagine che si ha della cocaina: non è ne igienica, non integra, condanna facilmente alla dipendenza, fa perdere il controllo. È la droga dell'apparenza e basta.
Per superare le percezioni sociali e intervenire efficacemente, il lavoro svolto dagli operatori sociali è lungo, c'è bisogno di tempo. Ma se la cocaina è la droga dell'apparenza, quella che si assume spesso in ambito lavorativo per essere sempre al top, per non deludere il capo, per reggere i ritmi e lo stress, perché non stringere ad esempio sinergie con il mondo del lavoro per combatterne l'uso, e fare una campagna di sensisbilizzazione anche in quel ambito? "Sono d'accordo. Il problema è che qualcuno così deve ammettere che ha un problema. Forse bisognerebbe cominciare dall'accettare che siamo fatti anche di debolezze, che si commettono errori, che le persone hanno anche i propri limiti" ci dice Lorenzo Pezzoli.
La discussione potrebbe andare avanti ancora per molto. Il consumatore di droga oggi non ha più la faccia del tossico. Probabilmente ha la faccia normale del collega di lavoro, del medico, dell'avvocato, del politico, del compagno di banco, del genitore, del vicino di casa. La faccia della normalità. Malata normalità.
ItaCa