CRONACA
Processo Nyxgate, la "contabilità creativa" di Tito Bravo e il "calderone" delle sue società
Il processo a "Tito" Bravo e Paolo Guarnieri in diretta. Il "re della movida: "Sono incensurato, e ho contribuito al turismo di Lugano"

di Marco Bazzi

LUGANO - Hector Bravo Moron, 46 anni, il "re della movida" luganese, detto Tito, 46 anni (difeso da Elio Brunetti), e Paolo Guarnieri, ex responsabile marketing del Casinò di Lugano, 48 anni, sono in aula da questa mattina per rispondere dei reati legati al "Nyxgate". 

L'atto d'accusa, firmato dal procuratore generale John Noseda, descrive molti reati di carattere finanziario, dalla truffa alla bancarotta, legati alla gestione della discoteca del Casinò. E anche reati contro l'integrità prsonale, che si riferiscono a episodi di violenza accaduti al Nyx nel 2011.

Macconi: "L'atto d'accusa va parzialmente stralciato"

L'avvocato di Guarnieri, Roberto Macconi, osservato che i fatti del Nyx non hanno nulla a che vedere con l'accoltellamento di Bissone, o presunti giri di droga o episodi relativi alla malavita organizzata. Macconi chiede al presidente della Corte, il giudice Claudio Zali, lo stralcio di una serie di pagine dell'atto d'accusa dove si parla di queste vicende.

"Siamo qui per cercare la verità giusta, non possiamo pagare per cose che assolutamente non eistono", dice il legale di Guarnieri. "Stiamo dunque ai fatti del Nyx".

Il procuratore Noseda replica: "L'avvocato Macconi è rimasto alla vecchia procedura penale. La nuova prevede che il fascicolo processuale deve contenere tutti gli atti dell'inchiesta e trasmetterli alla Corte che giudicherà liberamente, anche sull'arringa che ha appena fatto in aula l'avvocato Macconi. La nostra procedura vuole essere trasparente. Se poi le prove sono state raccolte in modo corretto, giudicherà la Corte".

E aggiunge: "Dall'inchiesta sull'accoltellamento di Bissone sono partite le indagini che hanno poi portato a far luce su alcuni addetti alla sicurezza del Nyx. Mi oppongo allo stralcio chiesto da Macconi. Questo dossier devo poterlo portare al Tribunale federale".

Il giudice Zali: "L'atto d'accusa va bene così"

Il giudice Zali sospende il dibattimento per decidere sulla richiesta di Macconi.

Alla fine il giudice decide di respingere la richiesta di Macconi e quindi la sua istanza. "La Corte non deve essere messa sotto tutela. L'accusa è libera di mettere tutti i fatti che crede negli atti processuali. Semmai delle cose irrilevanti si eviterà di parlare in aula".

Zali: "Non è un processo per droga, ma tutto partì da segnalazioni di presunti giri di coca"

Chiariamo che questo non è un processo per droga, dice Zali entrando nel vivo del dibattimento, ma l'aspetto della cocaina va affrontato in quando l'inchiesta nasce anche da lì. Ci sono due testi, uno dei quali pregiudicato per una truffa al Casinò, e l'ex socio del Nyx Dadid Salama, che hanno parlato di vendita di cocaina nel locale, dicendo che che Tito Bravo Moron ne avrebbe saputo qualcosa.

Poi, ricorda il giudice, c'è il tentato omicido di Bissone, dopo il quale vengono ordinati dei controlli telefonici, anche sulle utenze di Moron. Le indagini si concentrano sull'attività dell'agenzia di sicurezza del Nyx. Emergono pagamenti in nero e iniziano le indagini finanziarie. 

il 17 ottobre 2012 Moron e Guarnieri vengono arrestati e il Nyx viene chiuso, come gli altri locali di Moron.

Tito Bravo: "Ecco chi sono: in vent'anni mai una sola denuncia"

Il giudice Zali chiede a Moron di raccontare la propria vita.

"Sono nato in Perù, ho fatto per alcuni anni l'ufficiale di polizia - racconta l'imputato -. Nell'89 sono venuto in Svizzera, chiedendo asilo politico per motivi di sicurezza. Per cinque o sei anni ho lavorato in diverse discoteche. Ho seguito la scuola per esercenti. Ma non sono esperto in contabilità e non so nemmeno usare il computer. Nel '99 mi sono messo in proprio, prendendo la gestione del Desperados, poi nel 2003 il Madai. Nel 2007 ho aperto il Pascià a Lamone e nel 2010 il Nyx. Ho gestito questi locali anche in collaborazione con altri soci, come nel caso del Nyx. In vent'anni di vita notturna non ho mai avuto una sola denuncia e sono incensurato. Credo che il mio lavoro abbia contribuito a incrementare il turismo di Lugano. Dalle mie società percepivo un salario di circa 15'000 franchi al mese. Ho sempre avuto un buon tenore di vita, ma quello che ho guadagnato l'ho sempre reinvestito nei locali".

La vita di Paolo Guarnieri

Tocca ora a Paolo Guarnieri raccontare brevemente la sua vita. È nato ad Adria, in provincia di Rovigo. "Sono di formazione geometra, ho frequentato qualche corso alla facltà di ingegneria poi ho iniziato a lavorare. Ho sempre operato come consulente commerciale e sono stato amministratore di alcune società di servizi, dall'informatica ai beni di lusso. Nel 2009 sono arrivato in Ticino, chiamato dalla direzione del Casinò di Lugano. Nel 2010 mi è stato proposto di assumere la carica di direttore marketing della casa da gioco".

La "contabilità creativa" di Tito

Il giudice Zali, dopo la pausa, inizia a interrogare Tito Bravo. Gli chiede con che soldi ha comprato i locali. L'imputato risponde di essere stato inizialmente aiutato da alcuni soci e poi di aver usato i soldi provenienti dalle sue prime attività e di aver pagato gli artigiani solo a lavori terminati. "Non sono stati grandi investimenti, alcune centinaia di migliaia di franchi".

Zali afronta a questo punto il capitolo degli incassi non dichiarati da Tito Bravo tra il 2008 e il 2012 e relativi ai suoi diversi locali. L'atto d'accusa indica somme ingenti, per diverse centinaia di migliaia di franchi. In sostanza - dice Zali -, lei rastrellava i contanti e non li contabilizzava. "Sì ma li ho sempre usati per pagare i debiti delle mie società", risponde l'imputato.

Il giudice, analizzando il reato di ripetuta amministrazione infedele, definisce "un calderone" l'intreccio societario messo in piedi dall'imputato, con giri di contanti e mancate contabilizzaioni delle entrate, per gestire i suoi locali notturni: "Contabilità creativa", dice.

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