La Corte presieduta dal giudice Claudio Zali ha confermato che i due hanno truffato e commesso amministrazione infedele aggravata

LUGANO - Il presidente della Corte delle Assise criminali di Lugano Claudio Zali ha condannato Hector Tito Bravo Moron a 3 anni di detenzione e l'ex direttore marketing del Casinò di Lugano Paolo Guarnieri a 2 anni e 3 mesi. Sette mesi la pena da espiare e sospendendo per due anni il rimanente. Quindi, in considerazione dei mesi di detenzione già espiati, i due imputati saranno scarcerati. Questa le sentenza letta a conclusione del processo sul cosiddetto Nyxgate.
I due ex soci in affari sono stati riconsciuti colpevoli di amministrazione infedele aggravata a truffa. Parzialmente ridimensionata la richiesta di pena chiesta dal procuratore generale John Noseda che aveva chiesto per Moron 4 anni e 3 anni e mezzo per Guarnieri. Elio Brunetti, difensore del ex re della movida luganese aveva chiesto invece un dimezzamento della pena chiesta dall'accusa e la scarcerazione, mentre l'avvocato Macconi, difensore di Guarnieri, aveva chiesto l'assoluzioni dalle imputazioni e la scarcerazione.
Nelle motivazioni che hanno preceduto la lettura del dispositivo il giudice Zali ha detto che "l'inchiesta ha avuto il merito di portare alla luce in tempi brevi la vicenda. Vicenda che racconta dell'ascesa e del repentino declino di Moron e del socio in affari Paolo Guarnieri. Disordine contabile, gestione confusa del denaro le caratteristiche della gestione della società. 4,8 milioni di franchi non contabilizzati o prelevati dalle società. Del loro destino poco si sa".
"Centrale è la figura di Guarnieri che è entrato in contatto con la casa da giochi dalla quale ha ricevuto il mandato di occuparsi di quello che sarebbe diventato il NYX, nonostante non ne avesse le competenze. I buoni rapporti con Thonhauser probabilmente non sono estranei a questo compito assegnato. Puntualmente si sono verificati i problemi finanziari" ha sottolineato il giudice secondo il quale Guarnieri ha truffato con astuzia.
Zali ha pure sottolineato come su Tito Bravo "non sono mai state effettuate verifiche, nonostante il nome fosse conosciuto e non per forza in senso positivo". Per l'atro socio, poi defilatosi, del NYX - il ginevrino David Slalama - "la Corte non versa neppure una lacrima - ha detto Claudio Zali - Arriva in Ticino con un milione e se ne va con 1,4 in tasca. Vien da pensare che la denuncia penale sia funzionale all'ottenimento di un risarcimento in sede civilistica".
"Moron ha peprpetuato le modalità scellerate, solo con cifre più importanti, che metteva in atto negli altri locali di sua proprietà. Avrebbero potuto guadagnare comunque molto se avvessero versato tutto quanto previsto dalla legge. Per cui non c'é dubbio: siamo di fronte ad amministrazione infedele aggravata" ha aggiunto Zali.
Al termine le parti si sono dette soddisfatte. L'avvocato di Tito Bravo, Elio Brunetti, non sembra intenzionato a ricorrere in appello, così come il difensore di Guarnieri, l'avvocato Macconi. Dal canto suo il procuratore generale John Noseda ha dichiarato che, se le difese non ricorreranno, non è sua intenzione andare in appello.
Soddisfazione tra i molti parenti e amici di Tito Bravo Moron al termine del processo. "Sono felice, per noi era importante che potesse uscire di prigione. Per questo ringrazio la corte" ha dichiarato in lacrime il fratello di Tito, Carolo Bravo Moron.