Un paio di mesi fa l'Amministrazione delle contribuzioni ha segnalato alla Procura gli arretrati di imposte alla fonte. E il procuratore generale ha invitato l'Ambrì a regolarizzare il suo "debito pubblico"

LUGANO – Nella sua requisitoria si è scagliato contro chi considera gli oneri sociali come l’ultima cosa da pagare, e se poi la società fallisce, e non c’è molto da pignorare, lo Stato (i contribuenti) resta con un pugno di mosche. Il procuratore generale John Noseda si riferiva al Nyxgate, alla vicenda che ha visti protagonisti Tito Bravo Moron e Paolo Guarnieri, dove l’AVS è creditrice per una somma di circa 250'000 franchi. E ha detto che chi specula sul versamento degli oneri lo fa sapendo che lo Stato non chiede mai il fallimento ma agisce per via esecutiva.
Il problema è generale e piuttosto diffuso, anche a causa della crisi economica, e l’AVS perde ogni anno diversi milioni di franchi per mancati incassi da società che falliscono e che non hanno attivi o amministratori in grado di far fronte personalmente ai debiti.
Anche sul fronte sportivo il tema è d’attualità. Il caso Ambrì Piotta è noto: la società leventinese ha un importante debito sia col fisco sia con l’AVS. Tanto che a un certo punto, un paio di mesi fa, l’Amministrazione delle contribuzioni ha segnalato il caso al Ministero pubblico per gli ingenti arretrati di imposte alla fonte relative ai giocatori stranieri. Non bisogna essere esperti contabili per capire che, se ci sono arretrati rilevanti sul piano fiscale ci devono essere anche sul piano dei contributi sociali. Così, il Procuratore generale ha preso contatto con Fisco e Assicurazioni sociali e, di comune accordo ha scritto una lettera agli amministratori dell’Ambrì.
Il tenore era sostanzialmente il seguente: o trovate un accordo per il rimborso del debito o saremo costretti a procedere per via penale.
“Per ora – dice Noseda – non c’è alcun procedimento penale aperto. Diciamo che è congelato in attesa che la società effettui i versamenti pattuiti con Fisco e Assicurazioni sociali”.
Già, perchè nel frattempo, come è noto, l’Ambrì ha stabilito con i due uffici un piano di rientro rateale e ha già versato una importante parte del suo "debito pubblico". Il Ministero pubblico, dunque, rimane in vigile attesa.
emmebi