CRONACA
Omicidio? Suicidio? Il mistero dell'uomo col trolley. Una foto... Poi il rogo sulla riva del fiume
Domani forse le prime risposte arriveranno dall'autopsia. È morto bruciando o è stato ucciso prima di essere bruciato? E chi è quell'uomo senza identitâ?

di Marco Bazzi

SOLDUNO – Un uomo. La fotografia di un uomo che cammina. Trascinando un trolley, una piccola valigia con le rotelle. Seguito dalla sua ombra. Un uomo vestito di nero. Sui quaranta, cinquant'anni. Che cammina lungo una strada deserta, verso le quattro di mattina. Con i capelli corti e un filo di barba. Così pare, guardando la foto sgranata tratta dalla videocamera che sorveglia il deposito rifiuti.

Quell’uomo, poco dopo brucia. Arde. Si trasforma in un corpo infiammato. In una torcia umana.

Cos’è successo ieri mattina a Solduno, in quel quartiere residenziale che sta tra la rotonda e l’argine della Maggia, nei pressi del ristorante Costa Azzurra? Mistero.

E dal passato riemerge un ricordo. A un chilometro da lì, molti anni fa, era il ’92, fu trovato il cadavere di un uomo, ucciso dai narcos, dalla mafia.

Si chiamava Alessandro Troja e il suo corpo giaceva nell’auto con cui, quella sera, era tornato in albergo. Con un proiettile in testa. Da criminale era diventato informatore della polizia. Un delitto mai risolto. I tempi sono cambiati. Non si uccidono più così gli uomini dalle nostre parti? È una domanda. Troviamo sempre molto strano che qualcuno venga ucciso.

Ma questo è davero un delitto? L’uomo col trolley è stato ammazzato e poi bruciato? Oppure si è dato fuoco da solo, si è immolato come un bonzo? Ma che senso ha uccidersi col fuoco senza un significato dimostrativo? Jan Palach, la Primavera di Praga. Lì aveva un senso. Se no, se ci si deve uccidere nell'anonimato, meglio aria, o acqua. Meglio gettarsi in un precipizio, o in un fiume. Tra gli elementi, il fuoco è il più doloroso. Il più assurdo. Meglio un veleno, una pistola, il gas di scarico, un treno...

Suicidio questo? Se sì, raro, strano. Forse un uomo che voleva sparire dalla faccia della terra e portare con sé, nella sua tragica morte, ogni traccia della sua identità. Cancellandola col fuoco. Del suo corpo, che ardeva come un ceppo di legna, questa mattina all’alba, quando è stato visto da una passante, è rimasto ben poco, quasi nulla. Gli arti inferiori e un ammasso informe di carbone.

Domani l’autopsia dirà qualcosa di più, forse. Si saprà se l’uomo era già morto quando è bruciato (e allora qualcuno deve averlo ucciso), o se è morto mentre bruciava. È un elemento fondamentale per tracciare il discrimine tra atto disperato e delitto.

Attorno al cadavere non c’era nulla, se non il trolley semibruciato. Non taniche di carburante, che forse sono arse nel rogo. Nulla. Un nero ammasso di carbone. Un mistero avvolto nell’ombra della notte. Come quel corpo che cammina poco prima dell’olocausto, con quel volto sgranato che guarda qualcosa. 

 

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