I leader del sindacato Renzo Ambrosetti ed Enrico Borelli dicono: "Il problema dei padroncini è reale e preoccupante ma altrettanto preoccupante è la facile propaganda xenofoba"

BELLINZONA - Il sindacato Unia entra nell'acceso dibattito sul lavoro, il frontalierato e i padroncini con un articolo pubblicato oggi su il Caffè e firmato da Renzo Ambrosetti ed Enrico Borelli, rispettivamente presidente nazionale e segretario regionale.
"In questo cantone si fa un gran parlare della presenza di "falsi indipendenti", di "lavoratori distaccati"e di "padroncini" provenienti dall'Italia. Il fenomeno è sicuramente reale e preoccupante, perché contribuisce alla precarizzazione delle condizioni di impiego e di lavoro in Ticino. Ma - sostengono i sindacalisti - altrettanto preoccupanti sono la diffusa incapacità di riconoscerne le cause vere e la tendenza a reagire con della facile propaganda xenofoba contro i lavoratori frontalieri".
Per Ambrosetti e Borelli "questo tipo di approccio, forse pagante in termini di benefici elettorali, non fa altro che distogliere l'attenzione dai mali profondi che minano il mercato del lavoro ticinese e non consente di dare risposte adeguate ai cittadini e ai salariati".
Guardano il problema con occhi attenti emergono alcuni elementi oggettivi, scrivono i due leader di Unia, e uno in particolare è tanto banale quanto reale: "se degli indipendenti e delle ditte provenienti dall'Italia lavorano nel nostro cantone, vuol dire che sono stati chiamati da imprese e committenti ticinesi. E questo succede - sottolineano Ambrosetti e Borelli - perché in Ticino, ormai da alcuni anni soprattutto nei settori dell'artigianato e dell'edilizia, è in atto un'invouzione etica e morale cha ha trasformato il modo di fare impresa: la guerra per accaparrarsi un lavoro, la logica dei subappalti, l'imposizione di tempi di consegna delle opere sempre più stretti spingono infatti a una compressione dei costi e dunque al ricorso a manodopera a basso costo (...) che dopo il caso del LAC hanno segnato l'entrata nella lingua corrente del termine "malaedilizia".
Quindi come si risponde alla situazione? Per Unia sono diversi i fronti. Il primo riguarda le misure di accompagnamento che vanno "indubbiamente rafforzate ma bisogna essere consapevoli che la loro efficacia è a volte pari a quella di un cerotto su una ferita larga se non si procede anche a un'inversione di tendenza del modo di fare impresa in Ticino" si legge nell'articolo.
Altro ineludibile passo per frenare la concorrenza tra lavoratori è l'introduzione di un salario minimo di 4'000 franchi che in Ticino "riguarda in modo particolare quella parte del settore industriale nella quale si registrano livelli salariali indecenti, inaccettabili per la popolazione ticinese".
Infine Enrico Borelli e Renzo Ambrosetti rinnovano l'appello all'ente pubblico che "deve fare la sua parte. Proprio qualche settimana fa Unia ha trasmesso una lettera ai municipi di tutti i comuni del cantone per attirare la loro attenzione sui fenomeni di dumping salariale messe in atto da un numero crescente di imprese che operano in Ticino ed esortarle a fare di tutto per contrastare il fenomeno in particolare attraverso la verifica dei livelli salariali delle imprese a cui il Comune appalta opere o servizi e tenendo conto anche di questo aspetto nelle loro scelte".