CRONACA
Festival di Locarno: a Sergio Castellitto il Pardo alla carriera
Il direttore del Festival consegnerà all'attore e regista romano l'omaggio di Locarno perché "rappresenta quel cinema italiano di qualità che ha molto da raccontare anche oltre i suoi confini"

LOCARNO - Il Pardo alla carriera del Festiva del film di Locarno sarà consegnato a Sergio Castellitto. Lo annuncerà  - si legge in un comunicato stampa - il Direttore artistico Carlo Chatrian in occasione del tradizionale Ricevimento all’Ambasciata di Svizzera a Roma questa sera, in presenza dell’Ambasciatore Bernardino Regazzoni e Signora Maria Cristina e del Presidente del Festival Marco Solari.

"L’omaggio a Sergio Castellitto prevede una conversazione con l’artista aperta al pubblico del Festival e la presentazione di cinque opere che saranno l’occasione per ripercorrerne la carriera: Chi lo sa? di Jacques Rivette (2001), L’ora di religione di Marco Bellocchio (2002), Alza la testa di Alessandro Angelini (2009), così come La bellezza del somaro (2010) e Venuto al mondo (2012, presentato in prima svizzera) diretti da Castellitto" comunica la direzione del Festival.

Il direttore Carlo Chatrian motiva così la scelta: ”Il riconoscimento a Sergio Castellitto, attore e regista, non è solo un modo per ripercorrere una carriera che ha saputo collegare due epoche distinte del cinema italiano, quella dei mostri sacri (Monicelli, Ferreri, Mastroianni…) e quella dei nuovi registi (Amelio, Bellocchio, Virzì), per poi trovare un proprio percorso creativo. Che sia al servizio di registi italiani e stranieri o impegnato in proprie produzioni, Sergio Castellitto rappresenta quel cinema italiano di qualità che ha molto da raccontare anche oltre i suoi confini, quello stesso cinema che mi piacerebbe portare a Locarno attraverso proposte magari meno celebri ma altrettanto originali”.

Sergio Castellitto, nato a Roma nel 1953, esordisce al teatro dopo aver frequentato l’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica. Il debutto al cinema avviene nei primi anni Ottanta; attore poliedrico, Castellitto lavora negli anni successivi con i maggiori esponenti del cinema italiano: Mario Monicelli (Rossini! Rossini!, 1991), Marco Ferreri (La carne, 1991), Francesca Archibugi (Il grande cocomero, 1993, per il quale vince anche il David di Donatello come Miglior attore protagonista, e Con gli occhi chiusi, 1994), Giuseppe Tornatore (L’uomo delle stelle, 1995, Nastro d’argento come Miglior attore protagonista), Ettore Scola (Concorrenza sleale, 2001), Gabriele Muccino (L’ultimo bacio, 2001), Marco Bellocchio (L’ora di religione, 2002, e Il regista di matrimoni, 2006), Paolo Virzì (Caterina va in città, 2004) o Gianni Amelio (La stella che non c’è, 2006, Premio Pasinetti alla Mostra di Venezia).

Conosce il successo anche all’estero, recitando nel film collettivo Paris je t’aime(episodio di Isabel Coixet, 2006), nel blockbuster Le cronache di Narnia: il principe Caspian di Andrew Adamson (2008), o con i maestri francesi Luc Besson (Le grand bleu, 1988) e Jacques Rivette (Chi lo sa?, 2001, e Questione di punti di vista, 2009). Sotto la direzione della regista tedesca Sandra Nettelbeck ha interpretato il ruolo del cuoco protagonista in Ricette d’amore (Bella Martha, 2001), presentato in Piazza Grande al Festival di Locarno.

L’esordio alla regia avviene nel 1999 con Libero Burro, ma è con Non ti muovere (2004) che Castellitto raggiunge il vero successo dietro alla macchina da presa. Il film, recitato assieme a Penélope Cruz e tratto dall’omonimo racconto della moglie Margaret Mazzantini, ottiene il consenso di critica e pubblico. Seguono due ulteriori film scritti, diretti e recitati da Castellitto, La bellezza del somaro (2010) e Venuto al mondo (2012).

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