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Cronaca
15.06.2013 - 09:010
Aggiornamento : 19.06.2018 - 15:41

Indipendentisti veneti scelgono Chiasso per manifestare il loro "no all'Italia"

Una delegazione del sedicente governo veneto vuole inscenare una manifestazione sul confine per rivendicare la "libertà dall'Italia"

CHIASSO - Un'azione dimostrativa con tanto di bandiere di San Marco. È quella che hanno intenzione di inscenare oggi al valico di Ponte Chiasso i membri del Venetian Freedom, gruppo dissidente del già dissidente, ed autoproclamatosi, Veneto Serenissimo Governo. Ma cosa c'entra la Svizzera e il Ticino? Lo spiega Albert Gardin, del Venetian Freedom, intervistato dal Corriere del Ticino: "Il gruppo – il Gardin che dice di essere presidente di un fantomatico governo indipendente del Veneto – sarà composto da una quindicina di persone. Ci riuniremo a Ponte Chiasso, ad una cin quantina di metri dal confine e, in sieme, entreremo in Svizzera" con un passaporto veneto.

Documento che secondo Gardin è in uso già dal 1797, e con la ricostituzione della Repubblica Veneta, fa sempre sapere Gardin, si vuole recuperare "i diritti usurpati da Francia, Austria e Italia". A proposito dell'azione dimostrativa di Chiasso, sulla pagina Facebook del Ventian Freedom si legge: "L'indipendenza della Regione del Veneto è una questione politica, legittima o illegittima, tutta italiana. La questione veneta è invece altra cosa, è la pretesa civile dei Veneti a ritornare sovrani, liberi da un'occupazione straniera che subiscono da troppi anni e che porta scientificamente alla cancellazione della loro civiltà. La libertà veneta non si discute, non si negozia, si rispetta e basta! No Italia!". 

Va bene, ma la domanda rimane: perché la Svizzera? "Metteremo in atto la nostra dimostrazione rientrando in Italia. Si tratta infatti di una marcia dalla Svizzera. Questo perché vogliamo dare una risonanza internazionale alle nostre rivendicazioni" dice Gardin che aggiunge: "La Confederazione ha conosciuto traversie simili a quelle della Repubblica marinara, ma ha avuto la fortuna di ritrovare il suo status di Paese sovrano". 

Insomma Gardin è uno convinto. Talmente convinto che ha scritto pure al consigliere federale Didier Burkhalter e alla ministro degli esteri italiano Emma Bonino, avvisandoli delle loro intenzioni e pregandoli "di segnalare il fatto ai responsabili di frontiera onde non vengano a crearsi malintesi o incomprensioni, non essendo nostra intenzione perturbare in qualsiasi modo l’ordine normale delle cose". Sarà, ma il portavoce delle Guardie di Confine Davide Bassi ha già ricordato che il confine si passa solo se in possesso di un documento valido e non di fantasia. 

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