Il 29 giugno del 1993 Giacomo Salvioni acquistava interamente la Regione mettendo fine a un conflitto editoriale e a una spaccatura della redazione. I due giornalisti ripercorrono quella storia

di Andrea Leoni
MONTECENERI – Vent’anni fa questi due si sono fatti la guerra. Una battaglia giornalistica ed editoriale che ha segnato la storia mediatica recente del nostro Cantone. Perché, come ogni conflitto autentico e di spessore, anche quello di cui andiamo a raccontarvi ha ridisegnato un quadro, una geografia. Ed essendo questa una storia da quarto potere ticinese, non parliamo solo di giornali, come vedremo.
Vincitori e vinti di quella battaglia, hanno seguito destini diversi. Molti con grande successo: sono diventati capi nelle loro redazioni o comunque firme prestigiose. Ma loro destini hanno continuato ad intrecciarsi, e a battagliare, sulla complessa scacchiera ticinese.
Marco Bazzi e Michele De Lauretis sono stati due primattori sul palcoscenico mediatico degli ultimi due decenni. Due mastri del giornalismo più che due maestri. Se pensiamo, come chi scrive, che questa è professione da artigiani che non può (e forse non deve) mai essere arte. Due mastri nelle cui botteghe si insegna e si pratica un giornalismo diverso. Stesso amore per la professione. Ma uno lavora col ferro e l’altro col legno. Uno fa cubi, l’altro cilindri. Inconciliabili.
Stoffe pregiate ma diverse che non puoi cucirle insieme, senza che l’abito si strappi, prima ancora che trovi armonia, bellezza e grazia. Ed è quello che è successo il 14 settembre del 1992, quando dalla fusione (molto a freddo) tra l’Eco di Locarno e il Dovere nasce un nuovo giornale. Si chiama La Regione e la proprietà è divisa fifty-fifty tra gli editori Giacomo Salvioni e Raimondo Rezzonico. In poco tempo esplodono le tensioni, frutto di divergenze giornalistiche che già covavano sotto le ceneri dell’Eco, nella nuova redazione. E allo stesso tempo anche tra gli editori emergono incompatibili visioni editoriali. Tra Rezzonico e Salvioni solo uno può restare e parte una trattativa bilaterale per l’acquisizione della parte dell’altro. Come è naturale che sia le due scuole giornalistiche antagoniste della redazione trovano incarnazione e voce nei due generali che si contendono il giornale. Comincia la battaglia che si concluderà il 29 giugno 1993, esattamente vent’anni fa, con l’acquisto delle quote di Rezzonico da parte di Salvioni. I giornalisti del generale vincitore, restano, gli altri se ne vanno.
Vent’anni dopo abbiamo “attovagliato” al Grotto del Ceneri Marco Bazzi, oggi direttore di Liberatv.ch e Michele De Lauretis, che da qualche anno ha lasciato la carta stampata dopo essere stato vicedirettore della Regione, per diventare prima collaboratore di Patrizia Pesenti e poi di Manuele Bertoli. Hanno rivissuto per noi quella storia, ma non per consegnare ai lettori un articolo di amarcord, non solo, almeno. Piuttosto per un dialogo diretto e serrato sul giornalismo di allora e di oggi.
Cominciamo dalla ricostruzione dei fatti, per capire se c’è una memoria condivisa su quanto accaduto.
Michele De Lauretis (m.d.l): “Il conflitto interno alla redazione coinvolse rapidamente gli editori. Anche perché il giornale perdeva una barca di soldi. Il progetto iniziale prevedeva la realizzazione di cinque quotidiani diversi tra loro. Ognuna delle cinque edizioni, infatti, aveva degli inserti regionali dedicati all’area del Cantone in cui venivano distribuiti. Un prodotto demenziale e finanziariamente insostenibile. Mi risulta che la banca creditrice avesse detto chiaramente agli editori che la soluzione migliore era chiudere tutto immediatamente. L’alternativa era dunque che acquistasse uno tra Rezzonico e Salvioni. E naturalmente si creò una squadra pro Salvioni e una pro Rezzonico, che sull’impostazione del progetto avevano idee diverse.
A livello giornalistico invece il problema era di linea editoriale. E qui la cosa si fa un po' più complicata…dopo Marco tu replicherai…Avevamo ricostituito l'assemblea di redazione e avevamo fatto una riunione proprio qui al Ceneri, e una parte dei redattori, di cui io facevo parte, contestava un giornalismo spettacolare, il così detto giornalismo delle tre "s": sesso, sangue e soldi”.
Marco Bazzi (emmebi): “Anche salute e sport, cinque "s"…".
M.d.l: “…la parte della redazione di cui facevo parte voleva un giornalismo più impegnato, che io definisco serio ancorché in forma leggibile, una via di mezzo tra il Blick e la Neue Zürcher Zeitung. Ma certo non l'infotaiment cui ho accennato poc'anzi. Infine, c'era una terza parte di giornalisti che voleva soprattutto tornare a casa alle sei del pomeriggio. Una componente un po’ pantofolaia della redazione che con noi diventò maggioranza, mentre all’Eco eravamo ormai una netta minoranza e qualcuno se n’era già andato ”.
Emmebi: “L'analisi di Michele è buona, corretta. Sicuramente l'idea di fare le edizioni regionali era una follia. Costavano un patrimonio…”.
M.d.l: “Scusa se ti interrompo. Ma c'è un altro dato importante, qui lo dico e qui lo nego, da non sottovalutare. Credo che i due editori, Rezzonico e Salvioni, fossero stati un po', come dire, generosi nel presentare al partner le rispettive tirature dell’Eco e del Dovere. L'uno aveva detto all'altro: tu quante ne hai? E insomma da questi "calcoli", dalla somma degli abbonati, veniva fuori una cifra irreale in base alla quale si pensava di puntare subito a 40'000 copie…mentre in realtà all’inizio la Regione non so se ne fece appena la metà”.
Emmebi: “Era un vezzo di quei tempi gonfiare le tirature…”.
M.d.l: “Anche più di recente, come si è visto con il Giornale del Popolo”.
Emmebi: “Ma tornando al punto. C'è stato effettivamente uno scontro fra le due fazioni della redazione. Da una parte chi era per un giornalismo più politico ed educativo. Tipo "educhiamo il popolo bue", e robe del genere. Dall'altra parte c'era un giornalismo più sbarazzino che puntava effettivamente sul sangue, sui soldi e su queste cose qua. È chiaro che erano due scuole incompatibili. Poi anche la distanza non ha aiutato. C'era una redazione a Bellinzona e un'altra a Locarno. Quindi non si sono creati nemmeno rapporti personali. Ci si parlava al telefono. C'erano queste ridicole e interminabili riunioni telefoniche al mattino in cui ci si scontrava…”.
M.d.l: “È vero, un sacco di mattinate a perder tempo…".
Da chi erano composte le due fazioni?
Emmebi: “Difficile ricordare con precisione. Ma sicuramente eravamo io, Lillo Alaimo, Nunzia Conte, Libero D’Agostino, naturalmente Giò Rezzonico…”.
M.d.l: “Dalla parte di Salvioni, oltre a me, ricordo Andrea Manna, Bobo Bertoglio, Françoise Gehring, Matilde Casasopra, Luca Dattrino, Alberto Cotti, più qualcuno un po’ più pigretto che quando Salvioni ha comprato la Regione, e ha dovuto ridurre l’organico, ha perso il posto. E poi c’era anche una parte che non stava né di qua e né di là. Quelli che tenevano famiglia…”
Direzione?
Emmebi: “Giò Rezzonico direttore, Lillo vice con Paul Guidicelli, che veniva dal Dovere”.
M.d.l: “Ma il direttore ombra era Lillo”.
Queste due scuole di giornalismo come si declinavano poi sulle pagine?
M.d.l: “Ricordo che il primo numero della Regione diedero dell'assassino a uno che risultò innocente e si dovettero poi pagare bei soldi di risarcimento…”.
Emmebi: “Ma quell’errore fu commesso da un giornalista che stava con voi. E poi, per dire, ci fu anche la finta intervista di un altro collega, che non stava con nessuno, al ministro bulgaro o ungherese, non ricordo più”.
M.d.l: “Un altro esempio allora. Una ragazzina adolescente si suicidò e una collega ci fece mezza pagina. L’allora ministro Alex Pedrazzini chiese scusa ai parenti a nome della popolazione ticinese per quanto fatto dalla Regione…. Diciamo che era un giornalismo un po' troppo ruspante, ed episodi come questo avevano ancora di più alimentato le divisioni".
Emmebi: “Un giornalismo da Eco di Locarno”.
M.d.l: “"Un giornalismo, se posso dire, da Altra Notizia, che nacque nell’autunno del 1993, quando andaste tutti con Flavio Maspoli”.
Emmebi: “Sì, ma raccontiamola bene quella storia…”.
Calma. Iniziamo a chiudere la pagina della rottura.
Emmebi: “Ma non c’è granché da dire. Tra di noi era implicito che la fazione che avesse perso se ne sarebbe andata. E quando Salvioni comprò ce ne andammo. Nel frattempo però c’era stata l’ipotesi che comprasse Flavio Maspoli con i soldi di Günther Kiss”.
M.d.l: “Questa la so adesso per la prima volta”.
Emmebi: “Adesso si può raccontare perché Flavio è morto. Ma già a quei tempi Maspoli “strusava” con Kiss. E una sera verso mezzanotte ricevo una telefonata: "Abbiamo comprato la Regione", mi dice Flavio. Perché poi in tutto questo quadro c'era comunque una vicinanza tra Raimondo Rezzonico e Maspoli, che erano amici”.
M.d.l: “Ma pensa, questa proprio non la sapevo…Comunque c'è un altro aneddoto divertente sul giorno di San Pietro e Paolo di vent’anni fa. Alaimo stava litigando con Dattrino sulla prima pagina. Qualcosa tipo: "Luca, adesso la prima la fai come voglio io perché il giornale di domani è ancora il nostro!”. Al che Dattrino venne da me per chiedere cosa fare. E io gli dissi di assecondare Alaimo: “Fino a domani il giornale è il loro….”.
Emmebi: “Dopodiché noi ce ne andammo, come sempre facendo il salto nel vuoto. Non avevamo nessuna prospettiva. Siamo quindi andati a bussare alla porta di Maspoli, che era già in rotta con il Mattino. Ricordo che c'eravamo io, Lillo, Nunzia e forse c'era anche Michele Foletti, che non ricordo cosa facesse a quei tempi. Avevamo organizzato un pranzo estivo a casa di Flavio e la Pimpi (la compagna di Maspoli, ndr.) aveva fatto una bella biella di pastasciutta. Gli abbiamo detto: "Flavio, tu vuoi fare il Consigliere di Stato (il ‘95 era vicino) sarebbe bello fare un giornale insieme visto che tu hai gli agganci e potresti trovare i finanziamenti”. E Maspoli rispose: "Sì, sì, si può fare". Il patto era: tu scrivi i tuoi editoriali ma non metti il naso nei contenuti. Dunque non è un giornale politico, né leghista, e cose di questo tipo…era un giornale di cronaca gratuito che andava nella direzione editorialmente opposta a quella della Regione, eliminando le cronache regionali e unificando i contenuti per importanza. Nel novembre del 1993 cominciammo”.
M.d.l: “È stato il primo quotidiano gratuito in Ticino. Molto spazio alla nera. Un solo titolo grande in prima pagina. Ed era il primo giornale che noi leggevamo alla mattina perché era quello che ci faceva la concorrenza più diretta. E poi anche perché spesso era quello che dava più notizie”.
E quindi la concorrenza tra le due scuole giornalistiche diventò concorrenza fra due testate.
M.d.l: “Assolutamente sì. Quando ho tirato fuori la storia della Gardenia blu (il lauto finanziamento che Kiss fece a Maspoli per promuovere la Thermoselect politicamente e sul Mattino) Flavio ha fatto una prima pagina in cui io ero ritratto mentre ordinavo a Monica Piffaretti, allora mia direttrice, di frugare nel cestino alla ricerca delle prove. Pacchianate”.
Emmebi: “Io e Lillo ce ne eravamo già andati. Appena Maspoli ha cominciato a fare politica con il giornale siamo andati via”.
A vent’anni di distanza ritenete ancora che fu giusto fare quella battaglia?
M.d.l: “Secondo me è stato giusto. Certo oggi il panorama è cambiato e con lui anche La Regione”.
Emmebi: “Giusta o non giusta, non lo so… È chiaro che è stato uno scontro fra due editori che non erano compatibili e tra due modi di fare giornalismo che erano altrettanto incompatibili. Ma forse c’è qualcosa da aggiungere di importante: l'unico obbiettivo a cui guadavano Rezzonico e Salvioni era quello delle tirature, dunque degli introiti”.
M.d.l: “Esatto, questa è la vera verità: i due editori non avevano grandi ideali di giornalismo non erano gli Scalfari o i Crespi. Erano interessati soprattutto all’aspetto finanziario.”.
Ma non è normale che gli editori pensino ai soldi?
M.d.l: “L'editore deve avere sicuramente un interesse finanziario però ci sono quelli in cui prevale una motivazione ideale. Nel nostro caso non…prevaleva”.
Emmebi: “Diciamo che Rezzonico e Salvioni hanno fatto questa fusione per evitare che i rispettivi giornali morissero lentamente. L'Eco era in difficoltà, il Dovere pure e dunque tentarono quella carta”.
Fate per dire che senza le difficoltà finanziarie e con degli editori più idealisti, il conflitto redazionale sarebbe evitato?
M.d.l: “Il conflitto avrebbe potuto esserci lo stesso ma in modo molto minore perché se gli editori fossero andati d’accordo, il giornale fosse stato un successo e le finanze fossero state floride, avrebbe prevalso la corrente di Marco e Alaimo. Ripeto, il conflitto c'era già nell’ultimo periodo dell'Eco di Locarno e qualcuno se ne era già andato mentre altri, sottoscritto compreso, stavano cercando di farlo. Perché la piega editoriale che stava prendendo ad alcuni di noi non piaceva. L'occasione che ha rimescolato le carte è stata proprio la fusione con il Dovere, che ha rimesso in gioco tutto e capovolto le prospettive”.
Marco, come giudichi il giornalismo della Regione dopo la vostra uscita?
Emmebi: “Diciamo che il giornalismo della Regione negli anni successivi è stato un giornalismo vicino a un'area politica. D’altra parte, nel 1995, con l’entrata in Governo di Marina Masoni e Marco Borradori, si crearono le condizioni ideali perché l’area di centrosinistra trovasse una voce naturale nella Regione. Dunque lo definirei abbastanza militante, come giornalismo, nelle scelte di fondo”.
M.d.l: “Noi eravamo impegnati, sì. E facevamo un chiaro giornalismo di centrosinistra. Io sono a favore di un giornalismo che ti dice da che parte sta. Facevamo un giornalismo come quello che fa Repubblica in Italia. Ma le due scuole di giornalismo, quella mia e quella di Marco, sono ancora attualissime. Anzi, temo che il giornalismo spettacolo oggi abbia prevalso”.
Marco, ti senti della scuola del giornalismo spettacolo?
Emmebi: “Giornalismo spettacolo…boh. Io alcune scelte che fa oggi il Caffè non le condivido, ad esempio, come il sangue che cola dalle pagine o i fumetti sui delitti. Non è il mio tipo di giornalismo”.
M.d.l: “Infatti anche allora lui era il più moderato del suo gruppo. Marco, ammetti una cosa però: il Caffè dopo il caso Cuomo non ha mai più dato una notizia di peso in 15 anni. Tu lei hai sempre date: a Teleticino, su Ticinonews, oggi su Liberatv. Il Caffè è piuttosto un rotocalco…”.
Emmebi: “Dipende…fanno delle inchieste. Sull'Ente Ospedaliero, l'ultimo caso che ricordo, hanno anche dato delle notizie. Comunque io non sono per un giornalismo spettacolo. Sono per un giornalismo d'inchiesta se c'è materia per farla, ma più in generale per un giornalismo che dà notizie. Io sono per la notizia. Se ci sono delle campagne in cui credi da fare si fanno ma mai militando per un'area politica. Altrimenti sarei rimasto a Teleticino. A me il giornalismo militante, con tutte le virgolette che si possono mettere, non piace. Non ho mai fatto giornalismo politico e non intendo cominciare a farlo”.
Michele, però il Caffè ha una linea un po’ di centrosinistra come l’avevate voi alla Regione…
Emmebi (irrompe): “Non è vero che il Caffè è di centrosinistra!”
M.d.l “Si dichiara tale ma nello stile secondo me non lo è”.
Emmebi: “C'è un po’ questa matrice catto-comunista del Lillo...detto con simpatia”
M.d.l: “La questione è che se prendi il Caffè e lo liofilizzi resta poco. Paradossalmente se prendi quel "giornalaccio” del Mattino, una schifezza, trovi più spunti di attualità politica. Tristemente vero, ma è così”.
Emmebi: “Sono d'accordo sul punto che si trovano più spunti sul Mattino, non lo sono sui giudizi trancianti sui due giornali”.
Michele, Bazzi viene a volte dipinto come una penna del giornalismo leghista. Condividi?
M.d.l: “Gli esponenti del giornalismo leghista sono quelli che scrivono sul Mattino. Che ogni tanto Marco si faccia prendere la mano è però vero….ma anch'io mi facevo prendere la mano. Quando avevo fatto la pagina sulla Regione a sostegno di Giorgio Pellanda in alternativa a Marina Masoni per il Consiglio di Stato, ecco lì, per dirne una, mi ero fatto prendere la mano”.
Ma quali sono i punti di contatto fra le due scuole di giornalismo in cui vi identificate?
M.d.l: “Il primo è la notizia. La notizia è sempre la cosa più importante. Scoprire fatti che il potere vuol tenere nascosti oppure vuole venderti come fa più comodo a lui, resta il compito fondamentale di un giornalista. Poi che la notizia esca fuori su un giornale spettacolo o molto serio, beh è relativo. Un po’ come la motivazione della tua fonte”.
Emmebi: “Sono d’accordo e aggiungo la buona scrittura che oggi si è un po' persa anche perché si sono velocizzati i tempi. E poi il rigore nel verificare le fonti”.
Infine, in omaggio alla guerra di vent’anni fa, scambiatevi una cattiveria.
M.d.l: “Ma no, dai…”.
Emmebi: “No, no, no. La guerra l’abbiamo già fatta”.
Ipocriti.
Emmebi: “Vabbé, Michele a volte fa ancora un po’ la testa di cazzo…”.
M.d.l: “E Marco ogni tanto fa troppo il leghista”