Dopo l'arresto di monsignor Nunzio Sacarano emergono indiscrezioni dall'inchiesta che parlano di 40 milioni di euro depositati su conti della banca luganese

ROMA - Conti segreti aperti all’Ubs di Lugano e utilizzati per occultare denaro proveniente dalla Santa Sede. Quei fondi, gestiti da monsignor Nunzio Scarano, sono intestati all'Apsa, l'Amministrazione del patrimonio della Sede Apostolica.
È uno dei filoni dell'inchiesta avviata dalla Magistratura di Roma sulle attività finanziarie dell'alto prelato arrestato nei giorni scorsi per corruzione e truffa insieme a un funzionario dei servizi segreti e a un broker.
La Guardia di finanza – scrive il Corriere della Sera - ha scoperto che Scarano è socio di alcune imprese immobiliari salernitane, ma soprattutto che ha chiesto finanziamenti a svariati istituti di credito poi estinti, utilizzando i soldi provenienti dalla beneficenza.
“Telefonate e mail intercettate negli ultimi mesi mostrano i contatti costanti di Scarano con i responsabili dell'Ubs di Lugano. In quella banca risultano depositati i 40 milioni di euro - secondo l'accusa sono degli armatori Paolo, Marcello e Cesare D'Amico - che il prelato doveva far rientrare in Italia. In un colloquio con Marcello, Scarano gli comunica di aver «chiamato in Svizzera, ed ho dato il password per lo sblocco. Ho fatto quello internazionale, che noi siamo clienti per 800 di franchi svizzeri e 1.400 di euro, hai capito?». I finanzieri hanno scoperto che presso la stessa filiale è stato aperto un altro conto intestato all'Apsa dove risulta una «rilevante giacenza». Il sospetto possa essere stato utilizzato proprio dal prelato e alimentato con denaro di provenienza illecita”.