Si apre questa sera la kermesse che animerà Piazza della Riforma fino a sabato sera. Si comincia con Franco Ambrosetti e Gino Paoli e il rock di Steve Winwood

LUGANO – Al via oggi le tre giornate luganesi della storica rassegna: si comincia con il nostro Franco Ambrosetti in compagnia di Gino Paoli, un incontro da non perdere che permetterà al big della canzone italiana di tornare al suo primo amore: il jazz. Da brividi, per gli amanti della musica rock, anche il secondo concerto della serata, sul palco salirà infatti uno dei padri di questo genere: Steve Winwood; un’occasione più unica che rara per poter ammirare dal vivo, dietro l’angolo e gratis una leggenda.
Come sempre, quindi, Estival Jazz porta in casa nostra grandi nomi internazionali per serate all’insegna del divertimento e della buona musica dal vivo in grado di emozionare giovani e meno giovani. Lo dimostra il successo ottenuto nelle serate di Mendrisio (28 e 29 giugno) dove, nonostante il freddo, piazza alla Valle si è riempita e scaldata grazie ad artisti come Jefferson Starship, The Family Stone, Nomfusi e Mike Stern e Victor Wooten.
Ma cosa vuole essere Estival Jazz e cosa aspettarci nelle prossime serate? Per saperlo abbiamo contattato Andreas Wyden, organizzatore della manifestazione.
Cominciamo tracciando un breve bilancio delle serate di Mendrisio.
“È cominciata benissimo a Mendrisio, il bilancio è molto positivo: era freddo, ma i Dirotta su Cuba, con la loro esibizione iniziale, hanno scaldato l’atmosfera. È venuta molta gente e sono stati tutti concerti molto belli, soprattutto quello con Mike Stern e Victor Wooten, poi quello di Nofmusi è stata una rivelazione e sorprendente quello dei Jefferson Starship, nonostante la lunga militanza, la musica “dei figli dei fiori” è ancora fresca.”
Per quanto riguarda Lugano, invece, cosa dobbiamo aspettarci?
“Metteremo in piedi un programma molto ricco e intenso. Abbiamo preso una rincorsa in questi mesi invernali che ora sta arrivando al traguardo . Il tema delle vecchie glorie, in un mondo musicale che non sta dando molto a livello di musica di qualità che non sia proprio marcatamente commerciale, devo dire che loro fanno ancora una bella figura.”
E il pubblico sta reagendo bene a questa scelta delle vecchie glorie?
“Tantissimo. Di fatti mi dicono molti padri e nonni che c’è un grande interesse anche da parte dei giovani verso questo tipo di musica. È comunque quella all’origine della musica di adesso. Non c’è stato più qualcosa di nuovo come negli anni 60 in cui sono nati il bit o il pop. Siamo ancora a quelle radici lì. I veri sono quelli che hanno una certa età. Non per altro girano ancora e sono pieni di impegni. Eddie Palmieri, per esempio, vecchia gloria anche lui, ha fatto due concerti privati alla Villa Leopoldo per lo sponsor principale che festeggia i 100 anni in Ticino e sono stati due concerti formidabili: a 76 anni è in forma smagliante e suona divinamente. Nonostante l’età questi girano, si divertono, suonano e suonano bene. Quindi la scelta di proporre questi grandi nomi di una volta si è rivelata azzeccata e tale sarà anche a Lugano. Tant’è vero che stasera ci sarà Steve Winwood e io vengo assalito dalle persone, anche giovani, e gente che viene apposta da lontano solo per lui: per vedere Steve non ci sono tante occasioni ed è un personaggio che ha fatto la storia della musica rock.”
Quindi quello che voi vi proponete di offrire è buona musica come se ne sente poca ormai...
“È quello il problema. Sostanzialmente dovrebbe essere musica che ha radici in un certo modo africane, poi anche ristrutturate, modificate. Il blues, il rock ‘n roll, il jazz arrivano, per metterla in modo semplice, dall’Africa e han avuto i primi virgulti nelle piantagioni di cotone americane e da lì via, con tutte le diramazioni immaginabili. Quindi tutto il nostro programma è figlio di questo e di una corrente latina che poi si è sviluppata nella parte latina, appunto, dell’America. Quest’anno siamo andati su questa strada e devo dire che sarà vincente: vedo l’interesse ed è notevole. Il problema è che la musica di buona qualità e che ha un certo seguito non è facile da reperire: la grande rottura musicale si ha quando si passa all’hip hop o al rap, però è per un pubblico un po’ di nicchia e riservato a ragazzi giovani.”
Quindi, il vostro intento è coinvolgere un’ampia fetta di pubblico, unendo sia quelle persone che queste vecchie glorie se le sono vissute in diretta sia i giovani?
“Esatto. Estival è sempre stato un festival dal pubblico eterogeneo: sicuramente dai 25 in su, fino ai 70 e oltre. Perché questa musica è universale in un certo senso, per una certa parte di pubblico che va a cercare anche profondità e non solo lo show. Se viene James Taylor, ad esempio, arriva in jeans, chitarra in spalla e comincia a cantare Sweet Carolina, tutti ascoltano, senza bisogno di grandi effetti speciali. La differenza è che lui e tanti altri non hanno bisogno di tante scene. Estival è uguale per tutti, qui gli artisti si presentano come persone normali, e non creando uno spettacolo pirotecnico-circense con poi anche la musica come fanno molte grandi star di adesso. Ma se togliamo loro tutti gli effetti, cosa resta?”
Perciò, in due parole chiave, Estival è semplicità e buona musica?
“È musica in primo piano. La musica deve tenere da sola senza tanti fronzoli attorno. Se tiene vuol dire che è di qualità. E reperire questo tipo di artisti, volendoli cambiare ogni anno, non è sempre facile.”
Quest’anno poi c’è anche un’ampia offerta di musica italiana (Gino Paoli, Dirotta su Cuba, PFM) come mai questa scelta?
“Solitamente la musica italiana e svizzera non l’abbiamo quasi mai presentata, per un motivo semplicissimo: si possono andare a sentire facilmente. Invece, i nomi che di solito facciamo arrivare sono già più difficili da sentire, alcuni non li sentiresti mai. Quest’anno, però, ci siamo detti: perché non andare anche in questa direzione? Per Gino Paoli, più o meno nessuno lo sa, il jazz è stato il primo amore e ora è tornato alla sua prima passione e rifà i suoi pezzi jazzati, quindi per noi è perfetto.”
I motivi per venire questa sera e nelle prossime serate a Lugano?
“La nostra offerta è musica di qualità, la piazza è a vostra disposizione ed è anche gratuita, il tempo è bello e quindi i presupposti sono buoni. Se tutto va come deve, e io ne son sicuro, abbiamo grandi nomi e tre serate che saranno piacevoli. I segnali ci sono, questa edizione diventerà una cosa bella e d’impatto come Estival sa essere. In più, per stasera è prevista una sorpresa tutta italiana, per scoprire chi sarà l’artista che si esibirà tenete d’occhio la nostra pagina Facebook Lugano Estival Jazz.”