CRONACA
Calderoli: "Cécile Kyenge un orango, Letta un airone, Alfano una rana, io un orso"
Il vicepresidente del Senato italiano respinge le accuse di razzismo contro il ministro dell'Integrazione. "Mi piace paragonare le persone ad animali". Lei dice: "Lasci la carica"

ROMA - Mentre il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano si dichiara “colpito e indignato” per i gravi episodi di questi giorni che dimostrano tendenze all'imbarbarimento della vita civile, il vicepresidente del Senato, Roberto Calderoli, è tranquillo come una Pasqua.

Cécile Kyenge, ministra italiana dell’Integrazione, di origine congolese, paragonata da Calderoli a un orango durante un comizio della Lega, dopo essere stata oggetto di insulti per mesi – tipo ‘Bongo bongo, tornatene in Africa, ma da che ramo è scesa?’ -, esce allo scoperto e invita il vicepresidente del Senato a lasciare la carica: “Non mi rivolgo alla persona, ma alla carica istituzionale che ricopre, per invitarlo a fare una riflessione profonda. Da queste sedie rappresentiamo l'Italia, parliamo a nome dei cittadini. E le parole hanno un peso”.

Ma lui, già al centro nel 2006 della polemica legata alle vignette su Maometto (si presentò in tivù con una maglietta che ritraeva un disegno satirico sul Profeta), non si scalda affatto. Al Corriere della Sera ha dichiarato:

“Ho fatto una premessa al comizio, cioè il mio amore per gli animali. Lì - sbagliando, lo ammetto - ho esplicitato un pensiero: citare l'orango era un giudizio estetico che non voleva essere razzista. Mi lasci spiegare. Io ho una mia forma mentis: quando conosco una persona, faccio paragoni estetici con un animale. Per tutti”. 
“Io vedo il presidente Letta un po' come un airone: le gambe lunghe, zampetta nella palude. Il vicepresidente Alfano? Forse un po' rana. Il ministro Cancellieri? Mi dà l'idea del San Bernardo, che è pacioso ma sa anche mordere".

E lei come si vede, gli chiede il giornalista. “Io mi sento orso, ma mi definiscono un maiale per via del porcellum. Ecco, in questa logica sulla Kyenge non voleva esserci alcunché di razzista. Mi è spiaciuto che, di un intervento di 45 minuti tenuto davanti a 1.500 persone, tutto si sia ridotto alla questione dell'orango. Molto è montato ad arte”. 

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