Bottani sulla vertenza di sfratto con la società del Porto: “Sono trent’anni che tribolo per questa barca, ora la mia impressione è che qualcuno approfitti della mia situazione per i suoi interessi”

LOCARNO – Uomo affranto e confuso, è stato descritto così Roberto Bottani, il capitano della storica Katja Boat. L’amarezza c’è, ed è tanta, perché si sente vittima di una cospirazione ai suoi danni. Ma parlando con lui si sente ancora la voglia di lottare.
A bordo della sua “Katja”, davanti a un caffè, racconta a liberatv:“Voglio mantenere vivo questo commercio per la mia famiglia e non mi arrenderò. Io difendo i miei interessi e la mia dignità e lo farò fino in fondo. Se chiedi di me in giro, ti diranno che son trent’anni che tribolo per questa barca.”
La lettera di sfratto e le violazioni contrattuali
Di settimana scorsa la lettera firmata da Enrico Bonfanetti, avvocato della società che amministra il Porto di Locarno, che intima lo sgombero della Katja Boat entro fine luglio pena la rimozione forzata.
La violazioni del contratto commesse da Capitan Roby consisterebbero nell’aver tirato i cavi per la rete elettrica e idrica più vicino alla barca, in modo da non dover scendere per allacciarsi; nell’aver modificato la scaletta di grata con tappeti e assi di legno e creato una passerella che dalla scala permette di accedere alla barca. Modifiche, queste ultime, che Bottani dice di aver fatto per la comodità e sicurezza dei suoi clienti, alcuni dei quali anziani, che altrimenti faticherebbero a raggiungere l’imbarcazione.
Ma la violazione più grave consisterebbe nell’aver tenuto aperto il suo bar galleggiante anche all’interno del porto. Cosa che il contratto, rinnovato un anno fa, vieta espressamente, concedendo unicamente l’ormeggio.
"Mi han dato assicurazioni verbali"
Al momento della firma, Bottani si rende conto che la clausola gli impedirebbe di lavorare e chiede consigli e conferme alle autorità, ma il suo caso è unico e non è regolamentato. Quindi, decide comunque di firmare il contratto perché non ha alternative e inoltre – racconta – “davanti a un testimone, il presidente della società del Porto disse che avrei potuto continuare a operare come prima, tenendo aperto il bar”.
Il “Capitano”, consapevole di non poter continuare la sua attività nel Porto a lungo termine, inoltra al tempo stesso al Municipio di Locarno una richiesta per realizzare un porticciolo dove allestire una piccola zona bar e un’officina per le riparazioni. Passa un anno senza risposte, e Bottani scrive al Comune ribadendo le sue richieste e rifiutandosi di partecipare alla vita politica di Locarno come forma di protesta per il silenzio dell’Esecutivo anche di fronte alle sue interrogazioni in veste di consigliere comunale. La stessa sera riceve una telefonata da un municipale che gli dà il via libera per i tavolini assicurandogli l’autorizzazione da parte dell’Ufficio tecnico. Ma il permesso ufficiale non l’ha mai ricevuto e non sa se esista.
"Sono un ingenuo, mi fido troppo delle persone"
Di nuovo una rassicurazione verbale che causa grattacapi al Capitano. “Sono un ingenuo, mi sono sempre fidato delle persone – dice - e ho sempre creduto che me la sarei potuta cavare da solo, inviando lettere e parlando, ma poi mi ritrovo nei casini e vengo fregato. Così ora sono stato costretto ad assumere un avvocato e uno del luganese, che sia fuori da questi giri di potere e conoscenze.”
Già, perché la sensazione di Capitan Roby è che si stia cercando di farlo fuori e di sfruttare la sua situazione per altri fini.
“Prima avevo un altro pontile più avanti, nel quale ho investito anche molti soldi per l’impianto elettrico e idraulico che non c’erano. Poi, senza chiedermi nulla, la Porto SA ha deciso che dovevo spostarmi qui in fondo. Ora la mia barca non ha nessuna visibilità, in quanto la vista della Katja è coperta dalla struttura che ospita i bagni e le docce del porto e con l’abbassarsi del lago la situazione peggiora”.
"Mi sento un sorvegliato speciale"
Ma Bottani segnala anche altri problemi: molti dei suoi clienti sono persone anziane che soggiornano negli alberghi di Muralto vicino a dove la barca era ormeggiata fino a marzo: “Alcuni per solidarietà vengono ancora, ma molti non ce la fanno ad arrivare fin qua. E poi c’è anche un fattore sicurezza, la sera il Debarcadero non è illuminato come dovrebbe e anche mia moglie ha paura di passarci per venire qui. Sono praticamente fuori dal porto e non c’è neanche nessuna barriera a proteggere la mia barca. A volte mi chiedo se sia legale quello per cui io pago.”
Il "Capitano" rincara la dose e aggiunge che da qualche mese, dall’inizio di questa faccenda, si sente un sorvegliato speciale: “Sono soggetto a continui controlli e mi sono anche sentito trattato in maniera un po’ rude da qualche agente di polizia, pochi per fortuna”.
La sua impressione è che tutta questa storia sia stata messa costruita per altri scopi, qualcuno vorrebbe sfruttare la sua situazione per dimostrare al Comune che i posti barca scarseggiano e che deve costruire un porto turistico: “Che in inverno sarebbe vuoto e si potrebbe ormeggiare gratis, così alcuni potrebbero attraccare le loro imbarcazioni, come quelle per i cantieri nautici senza pagare”, sostiene.
"Non affonderanno la Katja"
“Se mi faranno spostare io non so dove andare. Ma rimango ottimista. Ho giurato che la Katja Boat non sarà affondata, voglio mantenere questo commercio per la mia famiglia e per i miei clienti. Ho ricevuto molte manifestazioni di solidarietà. Il Katja Boat è una barca per tutti, dall’operaio al parlamentare europeo che viene in vacanza a Locarno, e la gente l’apprezza perché è semplice. Noi offriamo a tutti lo stesso servizio e a me piace fermarmi a parlare con i miei clienti, coccolarli. E la gente questo lo apprezza, alcuni mi hanno detto che sulla mia barca dimentichi tutto, che starci sopra è una medicina contro lo stress. Spero di poter trovare una soluzione pacifica a questa vertenza.”
IB