Intervista a Luca della band ticinese vincitrice di Palco ai Giovani 2013. “Il nostro genere punta sull’espressività e sulla semplicità più totale”

LUGANO - Make it plain, rendere semplice. È questo lo stile di vita ed il motto della band ticinese emergente, protagonista e vincitrice della 20esima edizione di Palco ai Giovani. Andrea, 21 anni, e Luca, 23 anni, un duetto semplice ma carico di energia, che ha saputo conquistare il pubblico facendo scatenare grandi e piccini. Con un genere del tutto personale, i due ragazzi stanno riscuotendo un notevole successo.
Entrambi con esperienze musicali precedenti (Andrea faceva parte della band dei Soundfollowers, mentre Luca era parte dei Greipaul), si sono riuniti dal settembre 2011 in una collaborazione che sta dando i suoi frutti. La loro filosofia musicale rispecchia il loro nome, aggrappandosi ad un genere semplice come quello della country music, con tratti anche blues e folk. Le note si diffondono tra le corde di due chitarre, accompagnate dall’armonia di due voci. Il tutto è completato dal suono di una grancassa, dal charleston e da una viva armonica.
Una formazione essenziale ma esplosiva, che non ha dunque faticato a far parlare da sé negli ultimi tempi. Tra concerti e spettacoli, la giovane band si fa strada vincendo una sfida dietro l’altra. Oltre alla vincita di Palco ai Giovani, i Make Plain si sono anche aggiudicati il primo posto al talent show di Squot. Successo che trova conferma nel freschissimo cd, intitolato proprio come la linea guida del duo, “make it plain”. Una serie di tracce caratterizzate da un ritmo coinvolgente che lascerà sicuramente un segno nella scena musicale del nostro cantone, dando magari ai due ragazzi l’occasione di uscire dalla nicchia ticinese. Alcuni appuntamenti sono già previsti infatti oltre Gottardo, a Friborgo e a Losanna.
Abbiamo incontrato uno dei due ragazzi della giovane band, Luca, che ci farà fare un viaggio nel mondo della loro musica.
Come è nata l’idea di questo duetto?
“Inizialmente è nata un po’ per gioco. Sapevamo che avevamo interessi musicali comuni, ci trovavamo a fare grigliate, nei boschi e nei prati del Mendrisiotto. Con due chitarre abbiamo cominciato a mettere giù un po’ di testi e un po’ di canzoni. La cosa poi è andata avanti, abbiamo notato che eravamo in sintonia, e così abbiamo deciso di buttarci nelle selezioni di Palco ai Giovani del 2012.”
Cosa vi ha spinto a scegliere questo genere country-blues-folk?
“A me è sempre piaciuta questa musica, facendo riferimento a Bob Dylan, John Denver, tutti questi grandi personaggi del passato. Anche Andrea aveva questi interessi principalmente. È chiaro che facciamo riferimento a tanti altri generi ed autori, però l’interesse comune ci ha spinto in questa direzione.”
A chi vi ispirate dunque?
“Principalmente a Bob Dylan. Chiaramente facendo riferimento al blues, soprattutto Andrea che ha la chitarra elettrica solista, ci ispiriamo a tutti i grandi bluesman, come Eric Clapton e Mark Knopfler. Ma anche al cantautorato italiano, chiaramente non c’è paragone, però anche solo un Guccini o un De André con la chitarra bastano.”
Qual è il vostro obiettivo, cosa volete trasmettere al pubblico?
“Trasmettere emozioni, come credo sia l’obiettivo di tutti i gruppi. Il nostro genere punta sull’espressività e sulla semplicità più totale. Quindi due chitarre, due voci armonizzate e molta melodia.”
Avete appena registrato un cd, che esperienza è stata?
“È stata un’esperienza unica. Così di punto in bianco ci siamo ritrovati con una buona dose di fortuna, a lavorare con persone veramente qualificate e anche molto umane, con un’esperienza incredibile. Siamo contentissimi, perché lavorare con gente così non è da tutti i giorni.”
Cosa contiene il cd?
“Il cd contiene tutti i primi pezzi che abbiamo fatto, proposti durante i concerti, con qualche nuova aggiunta. Ci sono due elementi principali: c’è la parte euforica, birra, festa, eccetera, ma in certe canzoni c’è anche la parte più espressiva, un po’ più riflessiva.”
Un grande successo in breve tempo, ve lo aspettavate?
“Non lo definirei un gran successo, ma sicuramente un buonissimo punto di partenza per puntare sempre più in alto. Non ce lo aspettavamo, soprattutto ldi vincere Palco ai Giovani, che ci ha dato lo slancio iniziale. Sapevamo di aver fatto un gran bell’anno, un sacco di concerti e di buoni riscontri, ma non pensavamo di poter vincere.”
Vincere Palco ai Giovani cosa ha significato per voi?
“Non diamo tantissimo peso a Palco ai Giovani, è più una questione di immagine. Palco ai Giovani è il punto di riferimento musicale dei gruppi ticinesi, e quindi da quel punto di vista c’è un sacco di audience e di pubblicità, che aiutano a farsi conoscere un po’ di più.”
Quali strade vi ha aperto?
“Più che strade direi tanti contatti in più e ingaggi un po’ più interessanti. Prima ci limitavamo ad andare sempre a suonare nei soliti baretti, adesso abbiamo l’occasione di partecipare a qualche Open Air, come per esempio quello di Carì. Sembra banale, ma quando adesso si dice Make Plain si pensa subito a Palco ai Giovani, e già questo ti colloca in una determinata posizione. Se c’è da chiamare un gruppo si chiama chiaramente anche quello che ha vinto Palco ai Giovani.”
Qual è dunque il segreto del vostro successo?
“Secondo me quello che attira tanto è la particolarità della nostra formazione, come siamo disposti, i vari strumenti che suoniamo . Non è un semplice duo, ma è un duo che fa un tipo di genere e che lo fa in un determinato modo. Un po’ stile Mumford & Sons. Secondo me sono tanto la semplicità e il genere molto melodico, che arriva probabilmente più di altri.”
Un consiglio da dare alle giovani band?
“L’importante è divertirsi! Sempre! Ovviamente lavorare bene, ma è ovvio che se ti piace quello che fai, il divertimento è spontaneo!”
Quali sono i vostri obiettivi e piani futuri?
“Quest’estate siamo ancora pieni di concerti, quindi siamo contentissimi. Però a partire da settembre bisogna anche pensare anche al fattore attesa: visto che adesso siamo un pelino conosciuti, se si suona ogni weekend la gente si diluisce durante le date. Quindi bisognerà pensare a organizzare meno concerti ma più sostanziosi.”