Il regista vodese Jean-Stéphane Bron ha seguito e ripreso il leader dell'UDC per oltre 60 giorni tra il 2011 e il 2013: stasera il documentario sarà proiettato in Piazza Grande

LOCARNO – Stasera in Piazza Grande, alle 21.30, sarà presentato in anteprima “L’Expérience Blocher”. Il regista losannese Jean-Stéphane Bron con questo film delinea un ritratto del politico svizzero che ha trasformato profondamente lo scenario politico del nostro paese.
Il documentario comincia seguendo Christoph Blocher durante il suo tour per la Svizzera in occasione della campagna per le elezioni federali 2011 e termina nel gennaio 2013. Più di sessanta giorni di riprese per raccontare la vita dell’uomo più detestato e ammirato della nostra nazione, i suoi metodi, i suoi segreti, i suoi trionfi, le sue sconfitte.
“Ma come tracciare il ritratto di un uomo di cui non si condividono né le idee, né i metodi, né le convinzioni?” Questo si è chiesto il regista vodese prima di cominciare il suo progetto e la risposta è arrivata durante il primo incontro con Blocher per ottenere il consenso per le riprese. “Alla fine – racconta Bron –, guardandomi negli occhi mi ha detto: "Io non mi conosco, non so chi sono. Non mi osservo mai. Sono un uomo d’azione. Perché sono come sono non lo so, ma mi interesserebbe saperlo. Dato che sarà lei a fare il film, non posso che sperare che lo faccia con onestà." Chi sono io? Sembrava chiedermi quest’uomo che non conoscevo. Così è nata la forma del film. Intuitivamente sapevo che l’avrei raccontato dall’interno e avrei parlato per la prima volta in prima persona. Sapevo che stavo per vivere “un’esperienza” e che dovevo esser coinvolto nel processo in prima persona. Era la sola maniera di esser veramente onesto.”
L’idea di questo film nasce dalla convinzione del regista che la storia di Blocher ci dica qualche cosa sulla storia del nostro paese: “Un effetto specchio. Ma soprattutto volevo inscrivere il suo percorso di politico e imprenditore all’interno di una storia più grande. Blocher, a modo suo, accompagna i grandi cambiamenti di quest’epoca, del capitalismo e della democrazia. Il film nasce anche da un’inquietudine: quella di percepire la crescita inesorabile del sentimento nazionalista un po’ ovunque in Europa.”
Jean-Stéphane Bron dice di aver cercato, con questo film, di comprendere cosa animi realmente l’uomo Blocher in maniera profonda. In questo senso la pellicola propone delle ipotesi e suggerisce delle interpretazioni ravvicinando dei fatti e cercando di stabilire una connessione tra immagini, piani e parole. Per fare ciò, il luogo d’osservazione migliore è l’automobile, da cui il regista racconta la storia dall’interno, in prima persona.
“Dal suo debutto in politica - aggiunge il regista . Blocher ha suscitato polemica. Queste l’hanno nutrito, galvanizzato, costruito e lui ne ha fatto un’arma di conquista dell’opinione pubblica. Il lavoro del documentarista su qualcuno che è stato filmato, intervistato e fotografato così spesso come lui non è per nulla facilitato. Lui sa intuitivamente quale immagine vuole produrre o dare a vedere di sé, quale frase piazzare e quale ruolo ci si aspetti da lui. Per queste cose ha un istinto acutissimo, quasi soprannaturale. Oserei dire che tutto il lavoro è consistito nel deprogrammare il soggetto. Per questo volevo trovare un luogo di osservazione privilegiato, dove avrei potuto osservarlo a lungo e dove sarebbe stato costretto ad abbandonarsi, a lasciarsi andare. La sua auto mi è sembrata il punto di osservazione ideale. Se non avesse accettato di farsi filmare là dentro, non avrei fatto il film.”