CRONACA
L'ira di Gian Carlo Caselli: 'Al Festival di Locarno show indecente di Senzani'
Durissimo intervento del magistrato che raccolse la confessione del brigatistai Patrizio Peci, il fratello di Roberto interrogato e ucciso da Senzani proprio per il pentimento del congiunto

LOCARNO - Non si placano le polemiche sulla presenza al Festival del Film di Locarno dell'ex terrorista rosso Giovanni Senzani e sulle sue dichiarazioni pubbliche. Polemiche che dal giorno della presentazione del film di cui è protagonista, "Sangue" del regista Pippo Delbono, pellicola cooprodotta dalla RSI e dalla Cineteca Svizzera, sono divampate provocando una forte indignazione  sia in Ticino che in Italia.

Tra le molte voci critiche, si aggiunge quella prestigiosa del procuratore generale di Torino Gian Carlo Caselli. Il celebre magistrato, negli anni scorsi in prima linea nella lotta contro Cosa Nostra e negli '70/'80 proprio contro le Brigate Rosse, si scaglia contro Senzani e contro quello che definisce la sua "perfomance", tra virgolette, al Festival. 

L'intervento di Caselli è particolarmente qualificato poiché fu proprio lui, nel 1980, in qualità di giudice istruttore ad aver raccolto le confessioni di Patrizio Peci, primo pentito delle Brigate Rosse e fratello di Roberto, rapito, interrogato, e giustiziato da Senzani e i suoi, proprio per il pentimento del congiunto.

Il magistrato ha espresso tutta la sua indignazione in un articolo pubblicato sul Fatto Quotidiano: "Mi è impossibile tacere dopo aver letto quello che Senzani ha dichiarato a Locarno. Con un racconto dettagliato compiaciuto e cinico, senza un filo di emozione, il killer Senzani (notoriamente uno dei personaggi più ambigui delle Brigate rosse) ha rovesciato sull’uditorio un’onda d’urto di ostinata violenza, vomitando veleni intrecciati con silenzi vigliacchi. La sua rievocazione del calvario di Roberto Peci e in generale degli anni di piombo non contiene nemmeno un cenno di perplessità per le tragedie e i tormenti inflitti”. 

Gian Carlo Caselli critica aspramente anche la tesi di Senzani secondo cui il terrorismo brigatista non ha lasciato tracce: ”Come se – commenta  – non vi fosse la scia infinita di quelle tracce indelebili che sono i lutti e le tribolazioni che ancor oggi costringono i parenti delle vittime a vivere un continuo dolore dell’anima che non lascia respiro”.

”Veleni intrecciati con silenzi vigliacchi”, chiosa il magistrato italiano a proposito del caso che sta infiammando il Pardo 2013.

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