Il presidente del Festival: "Viste le atrocità che ha commesso, ogni reazione di condanna del fatto che lui sia venuto a Locarno la dobbiamo umanamente capire"

LOCARNO – Il presidente del Festival del film, Marco Solari, chiude la rassegna tornando sul caso più discusso di questa edizione: la presenza a Locarno dell’ex brigatista Giovanni Senzani, protagonista del film in concorso “Sangue”.
Intervistato dal Corriere del Ticino dice: “La presenza di Senzani è stata ovviamente inopportuna ma non potevamo impedirla, trattandosi di un libero cittadino. Viste le atrocità che ha commesso, la sua incapacità di mostrare o esprimere il benché minimo pentimento, ogni reazione di condanna del fatto che lui sia venuto a Locarno la dobbiamo umanamente capire. L'unica cosa che posso dire è che dietro questa presenza non c'era alcun pensiero di cassetta o di spettacolarizzazione dell'evento”.
E aggiunge: sono venuto a conoscenza della presenza di Senzani “poco prima di recarmi al ricevimento del Gran Consiglio ticinese. Avevo pensato di tenere un discorso in cui ripercorrevo le tappe di crescita del Festival, così come richiesto da Governo e Parlamento. Quando però mi sono trovato davanti ai membri del Gran Consiglio ho messo da parte questo discorso e mi sono detto che non potevo far finta di nulla e che dovevo essere spontaneo e assolutamente sincero: ho difeso la libertà della direzione artistica, vera ragione d'essere del Festival di Locarno, ma ho anche detto che io a Senzani la mano non me la sono sentito di stringerla”.
Il direttore del Festival, Carlo Chatrian, dice Solari, “è un uomo schietto, oso dire puro, e sono certo che i suoi motivi per mettere questo film in concorso erano artistici e solo artistici”.
“Per il Festival si è trattato come sempre di toccare i temi che hanno scosso e scuotono la nostra società. ma ciò significa, con grande umiltà, accet¬tare che qualcuno in questo caso non sia d'accordo con noi”.
Solari parla anche della “minaccia” del Festival del film di Zurigo: “Conoscendo bene l'ambiente zurighese per avervi lavorato a lungo, so che a Zurigo ci sono le persone, i mezzi e le infrastrutture per far bene. Senza dimenticare l'importanza della stampa zurighese. Sarebbe quindi un'estrema leggerezza da parte nostra prendere sottogamba quel che succede a Zurigo. Per fortuna un festival non si improvvisa da un giorno all'altro, ci vuole sempre pure una storia decennale. Però li osservo e so che stanno facendo bene. Non mi lamento ma non li ignoro e se questa loro esistenza contribuisce a creare un maggior consenso attorno al Festival di Lo¬carno a livello cantonale è tutto di guadagnato. Aiuta a far capire al Ticino che il nostro festival è sempre fragile e non è un regalo piovuto dal cielo. Di fronte a un concorrente magari indesiderato, ma che esiste, non possiamo permetterci di sbagliare”.
Infine, Solari difende il discusso Palazzo del cinema: “Il Palazzo del cinema potrebbe richiamare a Locarno anche altre istituzioni del settore e con grande intuizione la Città ha chiesto a Marco Müller di fare le sue proposte, che io per altro non conosco ancora. Il risultato è che i cittadini di Locarno, con una spesa pari al quinto del totale, si ritroverebbero un edificio centrale che non solo viene riattato, ma che in più diventa il fulcro di una possibile politica dell'audiovisivo che potrà anche dare lavoro e speranza ai giovani della città e della regione”.