CRONACA
Pedrazzini dopo il caso Arigoni: "Un ruolo pubblico impone prudenza sui social network"
Il presidente della CORSI non si esprime sul caso, tantomeno sulle sanzioni decise dalla RSI, ma fa qualche riflessione sul limite dei social network: "Trasformano il privato in pubblico"

LUGANO – La sospensione dal microfono per un periodo ancora indeterminato di Alessio Arigoni, animatore di Rete Tre della RSI, autore di un duro post anti-leghista su Facebook, continua a far discutere. Oggi il militante socialista Adriano Venuti ha espresso solidarietà ad Arigoni, ammettendo che ha sbagliato ma dicendosi scandalizzato dalle sanzioni adottata dall’Azienda (leggi articolo allegato).

Luigi Pedrazzini, presidente della CORSI, non si esprime sul caso, tantomeno sulle sanzioni, ma fa qualche riflessione su un tema sempre più delicato: quello del limite dei social network, soprattutto per persone che hanno un ‘ruolo pubblico’.

“Quando esprimiamo un’opinione su Facebook o su altri social network – dice - è come se la esprimessimo pubblicamente, anche se consideriamo come destinatarie unicamente i nostri ‘amici’. E ci sono persone che, per professione e ruoli di responsabilità, devono a mio avviso usare criteri di prudenza. Questo può valere tanto per un giornalista o un collaboratore di un ente pubblico, quanto per un magistrato, per esempio. Persone che non devono essere neutrali ma che devono apparire neutrali”.
E aggiunge: “Quando ero direttore del Dipartimento istituzioni invitammo anche gli agenti di polizia a essere prudenti sui social network. Questo non significa che, per restare in tema, i poliziotti non possano avere un proprio profilo su Facebook. Si chiede loro semplicemente prudenza”.

C’è poi la schiera sempre più larga di politici che usano i ‘social’ per dire la loro. Un sistema semplice e veloce che rende pubblico un pensiero sono un semplice click. “Certo – dice Pedrazzini -, sempre più spesso vediamo politici che usano i ‘social’ per far sapere a nuora ciò che suocera deve intendere. Ma ripeto: è nascondersi dietro un dito dire ‘questo è il mio profilo personale e ci scrivo quel che voglio’, anche perché i media sono sempre più attenti a riprendere frasi o esternazioni di un certo tipo”.

Insomma, tutto è pubblico su Facebook, conclude il presidente della CORSI: “Anche se si tratta di profili ‘chiusi’, riservati a una stretta cerchia di persone, la distinzione tra privato e pubblico è molto aleatoria. Non è come se io scrivo una lettera a te ed esprimo giudizi su una persona. Facebook è per definizione un luogo pubblico. Quindi bisogna capire che quando hai ruoli o responsabilità i commenti che mettono in discussione la tua indipendenza o la tua neutralità, vanno meditati”.

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