CRONACA
Tragedia del Ponte Rosso: Verda chiede la promozione dell'accusa contro i funzionari del Territorio
Il ricorso alla Camera dei reclami penali sottolinea come il procuratore Respini avrebbe operato un accertamento incompleto dei fatti emettendo una decisione di abbandono inadeguata

LUGANO - È confermato. Ieri pomeriggio l’avvocato Emanuele Verda (nella foto) ha depositato alla Corte dei reclami penali, per conto di Andrea Strozzi, il reclamo di oltre 40 pagine contro il decreto di abbandono firmato il 7 agosto scorso del procuratore pubblico Nicola Respini.

Si apre così un nuovo capitolo giudiziario sulla tragedia del Ponte Rosso che il 3 ottobre 2006 costò la vita alla 63enne Laura Columberg. La colata di detriti scesa dal riale Vallone la travolse nell’istante in cui transitava con la sua auto lungo il tratto all’imbocco della Valle di Blenio.

L’atto ricorsuale ripercorre la vicenda alla luce di prove documentali ritenute rilevanti e che, stando al legale, senza motivo Respini non avrebbe mai evidenziato e considerato, e che nemmeno apparirebbero nel decreto d’abbandono.

Tali documenti attesterebbero i colpevoli ritardi nella realizzazione degli interventi volti ad impedire la formazione delle serre sul Riale Vallone e sul Brenno, all’origine dei franamenti e delle inondazioni che hanno travolto il Ponte Rosso e causato la morte di Laura Columberg. Interventi realizzati solo dopo la tragedia a seguito di ritardi, rileva il reclamo, attribuibili al Dipartimento del Territorio (e non al Comune di Biasca) nonostante i chiari pericoli incombenti. 

Il ricorso sottolinea come il procuratore Respini avrebbe operato un accertamento inesatto ed incompleto dei fatti, e violato il diritto, emettendo una decisione di abbandono ritenuta inadeguata.

Ma non è tutto. Per i colpevoli ritardi il reclamo indica anche i responsabili, tra gli alti funzionari del Dipartimento del Territorio durante gli anni precedenti la disgrazia. Il ricorso evidenzia infatti che per tali funzionari siano già dati gli elementi costitutivi del reato di omicidio colposo in concorso con l’inondazione ed il franamento, reati per i quali sono previste pene detentive sino a tre anni o la pena pecuniaria.
Verda chiede dunque che sia promossa l’accusa nei loro confronti e, per quanto necessario, che gli atti del procedimento siano nuovamente rinviati al Ministero Pubblico - misura già ordinata una prima volta dalla Camera dei ricorsi penali nel 2008 - affinché proceda ad assumere celermente le ulteriori prove necessarie per identificare eventuali altre responsabilità. 

Data la particolarità del caso, e l’interesse pubblico che comporta in considerazione del coinvolgimento dello Stato, il legale di Andrea Strozzi chiede alla Corte dei reclami penali un’udienza pubblica, consentita dal codice processuale penale. 

Sarà ora compito della Corte dei reclami penali decidere. Andrea Strozzi si dice ottimista e auspica che l’autorità di ricorso decida in tempi brevi,  così che sia possibile per Laura Columberg e i suoi eredi avere giustizia davanti ad un tribunale prima che l’azione penale si prescriva ad inizio ottobre. Cosa che, secondo il suo legale, lascerebbe irrisolto il caso e getterebbe cupe ombre sull’operato del Dipartimento del Territorio.

emmebi

 

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