CRONACA
E a Chiasso arrivano i siriani che scappano dalla guerra
Sono circa un centinaio i profughi che ogni settimana scappano nel nostro Paese: sono per lo più famiglie con bambini. Davide Bassi spiega come tentano di entrare clandestinamente in Ticino

CHIASSO- Nelle ultime settimane le Guardie di confine hanno registrato un’ondata di clandestini in arrivo dalla Siria, dove è più probabile un intervento militare guidato dagli Stati Uniti, dopo l'utilizzo del gas nervino nell'ambito della guerra civile che ormai da tempo attanaglia il Paese. La maggior parte di queste persone, provenienti dall’Italia, giunge in Svizzera con l’intento di andare al Nord. Tra di loro, molte famiglie con bambini. 

Come spiega Davide Bassi, portavoce delle guardie, i clandestini utilizzano diverse strategie per giungere nella Confederazione: “Di principio, pagano passatori che li fanno varcare il confine verde, oppure provano a passare sfruttando il traffico, nascondendosi nelle automobili con targhe straniere. La ferrovia invece, al momento non è utilizzata, probabilmente pensano che ci siano maggiori controlli”.

Sembra dunque che queste persone, che scappano da un paese in guerra, si affidino all’aiuto di terzi. “Di sicuro non sono indipendenti, ma si appoggiano ai passatori, che sono veri e propri criminali, perché sfruttano uno stato di necessità a loro vantaggio” continua Bassi. Sembrerebbe che alcuni clandestini vengano invece aiutati da parenti già residenti al Nord: “Per alcuni è così, ma capita raramente. Per la maggior parte dei casi si tratta di passatori nazionali ed esteri che se ne approfittano della situazione”.

I cittadini siriani arrivano in Svizzera con tutta la famiglia: “Spesso - spiega ancora il portavoce delle Guardie di confine -  ci sono bambini, adulti e magari anche i nonni. In questi casi l’aspetto del nostro lavoro, cioè svolgere un mandato, richiede anche empatia, perché hai di fronte persone che sono in uno stato di bisogno. Capita a volte che i bambini necessitino il latte, oppure che debbano essere cambiati. I nostri agenti si trovano confrontati a questa situazione e diventano molto attenti ai bisogni umani”.

Alcuni clandestini riescono magari a passare inosservati, altri vengono fermati, cosa li aspetta? “Innanzitutto dobbiamo verificare i documenti per l’accesso, se non li hanno, vengono mandati in strutture apposite. Sempre tornando al discorso della situazione delicata in cui si trovano le famiglie siriane, al posto di tenerli in attesa in un centro di registrazione e procedura, e quindi con realtà totalmente differenti alla loro situazione, vengono ospitati in altre strutture, come ad esempio la protezione civile. Il tutto in accordo con le autorità cantonali. Più tardi, verranno riconsegnati alle autorità italiane”.

L’ondata di clandestini siriani è stata notata soprattutto nelle ultime settimane, anche le autorità potrebbero dunque necessitare maggiore rinforzo: “Quello che per noi è importante, sia a livello cantonale sia nazionale, è un’attenta analisi di questi flussi. Se aumenteranno, cresceranno anche le misure, per esempio potremmo fare capo ad alcuni agenti dalla Svizzera interna. Al momento però, con circa un centinaio di soggiorni illegali la settimana, non è ancora il caso”.

L’arrivo di nuovi clandestini potrebbe andare avanti ancora i prossimi mesi. Cosa vi attendete? “Vista la situazione politica, si può immaginare che il flusso non s’interrompa dall’oggi al domani. Poi, se queste persone decideranno di cambiare strategia passando da altri paesi, solo i prossimi mesi lo diranno”, termina Davide Bassi.

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