CRONACA
Rotonda e Area 621, il bombastico j'accuse di Poroli: "Concorrenza sleale e regole violate"
Il rappresentante della Viscontea punta l'indice contro Locarno Viva: "Hanno raggirato il Municipio danneggiandoci pesantemente. Spero vengano estromessi dai concorsi per gli eventi di Locarno"

di Marco Bazzi

LOCARNO – “Concorrenza sleale, sì. E vi spiego perché”. L’architetto Alain Poroli, tra i promotori della Rotonda del Pardo di Locarno gestita dalla società Viscontea, e tra gli ideatori, molti anni fa, della Rotonda stessa, è un fiume in piena. E lancia una bomba dopo l’altra.

“Siamo stati vittime – protesta - di una denigrazione pianificata e sistematica da parte dei nostri concorrenti. Prima, durante e dopo l’evento. Sono state dette tante cose false: che siamo incompetenti, che non abbiamo saputo gestire il progetto, che non abbiamo pagato i fornitori… Voci seminate ad arte per minare la nostra credibilità. Invece quest’anno la Rotonda ha offerto più qualità rispetto al passato, ma tutto ciò che abbiamo fatto di positivo è stato oscurato da polemiche inutili”.

Veniamo alla concorrenza sleale. Un’accusa pesante, Poroli. Su cosa si fonda?

“Intanto, l’Area 621, organizzata da Locarno Viva, è stata un’iniziativa in concorrenza diretta con la Rotonda. È sotto gli occhi di tutti: è stata una ‘mini rotonda’. Nelle intenzioni del Municipio doveva essere il salotto del Festival, perché il Festival ha bisogno di uno spazio del genere, dove ci si possa incontrare senza essere bombardati da disco music. Per questo la Città affittava il giardino della Magistrale a soli 7'000 franchi, per consentire a chi lo avesse gestito di realizzare un progetto non rivolto a un pubblico di massa”.

Scusi, ma perché non lo avete preso voi quello spazio, quando vi è stato offerto?

“Per non caricarci di legna verde. Ma abbiamo sbagliato. Di certo non immaginavo che Locarno Viva lo avrebbe usato per farci concorrenza. Pensavo che, in buona fede, avrebbero realizzato qualcosa di alternativo, come chiedeva espressamente il Municipio. L’anno scorso, quando nessuno ha affittato l’Area, avevo fatto un grande progetto con fontane parlanti e ambiente da lounge. L’ho chiamato ‘La dolce vita’, e avevo come partner una ristorazione di alta gamma. Secondo me bisogna puntare ad avere un ‘salotto del cinema’, qualcosa che oggi non esiste più”.

D’accordo, ma non è che siete voi ad aver sbagliato l’offerta alla Rotonda, puntando troppo sulle famiglie e trascurando il target dei giovani?

“Guardi, lo stesso Municipio aveva dato tassativamente indicazione di non mettere musica da discoteca all’Area. Invece, là sopra, dalle undici di sera in poi  martellavano proprio con quella musica. E sa qual era l’obiettivo? Portar via i giovani dalla Rotonda. Senza nemmeno preoccuparsi di dare all’Area una sorta di vestito, un’immagine, insomma, che richiamasse l’evento Festival”.

Beh, fa parte della logica della concorrenza…

“Va bene, ma quando vendi la birra a tre franchi è concorrenza sleale.  Per farlo devi avere tra l’altro almeno  tre alternative non alcoliche e all’Area non c’erano. Quindi erano fuori legge. Hanno praticato prezzi più bassi dei nostri anche sulle altre bevande, per rompere il mercato. Ma i nostri costi non sono paragonabili ai loro. E questo è un altro elemento che prova la concorrenza sleale. Aggiungo che dietro i promotori dell’Area c’era un network mediatico molto rilevante, che noi non avevamo”.

In che senso?

“Il network mediatico?”

No, lei allude alla solita logica dei gruppi editoriali: nel caso specifico, ticinonline, Radio Fiume Ticino, 20Minuti, laRegione. Mi dica invece dei costi…

“Allora, noi, per garantire quanto richiesto dal Municipio nel bando di concorso, abbiamo investito 800'000 franchi in infrastrutture, con un costo globale per questo primo anno di circa un milione e tre. In più, tra affitto di base e quota basata sulla cifra d’affari, saremo sui 130'000 franchi, contro i 7'000 chiesti per l’affitto dell’Area 621”.

Quindi avete perso parecchio…

“Abbiamo avuto in Rotonda meno giovani di quanto avevamo previsto, almeno la metà.  Proprio a causa della concorrenza dell’Area. Se poi ci mettiamo pure quella della Ferriera, un locale che non sorge su area pubblica, ma al quale è stato dato il permesso di aprire anche durante il Festival, è chiaro che i conti non tornano. Diciamo che le entrate dei nostri bar sono del 40% inferiori alle previsioni. Ma non abbiamo ancora terminato la contabilità. Vedremo quanto sarà il deficit alla fine. Lo scenario peggiore che avevamo calcolato, comprendendo anche la possibilità di serate di pioggia, indicava una perdita del 10%. Vedremo…”

Senta, Poroli, d’accordo che quelli di Locarno Viva ha proposto un progetto in diretta concorrenza con voi, ma non possiamo dire che sono stati semplicemente più scaltri? Che hanno preso la palla al balzo?

“E no. Ci sono delle regole che vanno rispettate. Altrimenti diventa una giungla. Se la Città carica su chi organizza la Rotonda una serie di costi ingenti e di norme onerose deve anche garantirgli la possibilità di lavorare. Se mi imponi una serie di condizioni mi devi anche garantire la possibilità di ammortizzare gli investimenti su tre anni. E devi fare in modo che su un'altra area pubblica non vi siano fenomeni di concorrenza sleale”.

Insomma, lei dice che Locarno Viva è stata “favorita”.

“Diciamo che a chi ha gestito l’Area è stato lasciato fare di tutto e di più senza rispettare le regole fissate inizialmente. È chiaro che meno regole hai meno costi ti ritrovi. Per esempio, loro non avevano un piano di evacuazione in caso di emergenze. È una cosa fondamentale, specialmente se fai discoteca. In più i nostri concorrenti non avevano le casse registratrici, quindi non emettevano scontrini, fattore che compromette la trasparenza sugli incassi. Non parliamo poi dello smaltimento dei rifiuti… Vuole un altro esempio? L’ultima sera, il 18 agosto, bisognava chiedere un permesso speciale per restare aperti. Noi l’abbiamo chiesto, loro no, ma erano aperti ugualmente”.

Lei si spinge oltre e parla di “protezioni politiche”…

“Non è un mistero che Marcello Tonini, uno dei promotori di Locarno Viva, ha importanti aderenze politiche”.

Voi invece no?

“Assolutamente no”.

Senta, a proposito di politica, non è che avete ricevuto qualche raccomandazione sulle ditte con cui lavorare?

“Ah, lei si riferisce alla ditta a cui abbiamo dato il mandato per la pulizia. Lo so che gira questa voce, perché si tratta della stessa impresa che ha il mandato da parte della Città. Le rispondo di no. L’unica raccomandazione che ci è stata fatta era di scegliere ditte – e mi riferisco qui anche alla sicurezza – che fossero domiciliate fiscalmente a Locarno o negli immediati dintorni. Ci è stato chiesto di avere un occhio di riguardo, ma nessuna pressione. E le dico anche che la Rotonda non è mai stata pulita come quest’anno. Quindi, pienamente soddisfatti della scelta. Stesso discorso per la sicurezza”.

Adesso bisogna fare i conti. Anche con quanto dovete alla Città…

“I contenuti dell’Area anche completamente diversi da quelli richiesti dal Municipio. Abbiamo subito una concorrenza sleale. Siamo stati danneggiati economicamente. Di queste cose il Municipio dovrà tener conto, anche se non addosso alla Città alcuna colpa. Ci siederemo e discuteremo. Il Municipio ha comunque ammesso di essere stato ‘raggirato’ da Locarno Viva. Mi riferisco a un colloquio che ho avuto con il responsabile del Dicastero Alain Scherrer. Locarno Viva ha realizzato l’Area 621 con il solo scopo di fare una battaglia economica che danneggiasse chi ha vinto il concorso per gestire la Rotonda”.

Ma l’anno prossimo ci sarete ancora voi o intendete gettare la spugna?

“Abbiamo ottenuto un appalto per tre anni. E intendiamo andare avanti, anche perché il bilancio finale, tra costi e investimenti, va fatto su questo periodo e non su un solo anno. Inoltre i nostri partner e i nostri sponsor sono rimasti soddisfatti della qualità dell’evento e hanno deciso di darci fiducia anche in futuro. È chiaro che saranno necessarie e una posizione chiara da parte del Municipio. Locarno Viva ha dimostrato di non essere infatti in grado di gestire un evento ex novo senza infrangere regole e clausole contrattuali. Queste infrazioni, che ritengo gravi, dovrebbero indurre il Municipio a estromettere Locarno Viva da futuri concorsi per la gestione di eventi in Città. In questo modo si farebbe chiarezza e si getterebbero le basi per garantire la realizzazione degli eventi legati al Festival nel prossimo biennio”.

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