Il 31enne ghanese che in maggio ha ucciso tre uomini nel quartiere Niguarda è stato ospite nel novembre 2012 di un centro rifugiati di Vevey dove è stato sottoposto a un intervento chirurgico

MILANO – Mada Kabobo, il picconatore di Milano, il 31enne ghanese che l’11 maggio scorso ha massacrato tre uomini a colpi di piccone e ne ha gravemente ferite altre due, ha soggiornato in Svizzera. Per la precisione nel centro di accoglienza profughi Evam di Vevey.
Giunto in Italia via mare, Kabobo era stato assegnato a un centro profughi del meridione. Soffriva di un problema alla gamba e doveva subire un intervento chirurgico. Ma in Italia c’era da mettersi in lista d’attesa per diverse settimane.
Così, non si sa se consigliato da qualcuno o di sua iniziativa, il ghanese è saltato su un treno e ha raggiunto la Svizzera francese, dove - a liberatv risulta da fonti confidenziali - è stato accolto come rifugiato per qualche tempo, nel mese di novembre dello scorso anno, e sottoposto all’intervento chirurgico in un ospedale della regione, probabilmente a Losanna.
Poi, non sappiamo esattamente quando e come, Kabobo è tornato in Italia e, pochi giorni prima del massacro, ha trovato rifugio in un casermone abbandonato che si trova nel quartiere di Niguarda.
Il fatto che il ghanese abbia deciso di raggiungere la Svizzera per farsi operare induce gli inquirenti a pensare che non sia così incapace di intendere e di volere come ha fatto credere finora. E che sia anche in grado di comunicare.
Anche se le ultime notizie giudiziarie provenienti dall’Italia dicono che Mada non capisce, che non parla, che guarda nel vuoto, che pronuncia frasi sconnesse in un dialetto ghanese.
Così – scriveva poco più di un mese fa il Giornale – “il 31enne è stato giudicato incapace di intendere e di volere dagli esperti che dal 6 giugno lo hanno tenuto sotto osservazione, lo hanno esaminato, hanno provato a guardare dentro alla sua testa annebbiata”.
Le uniche parole che chi lo ha interrogato è riuscito a comprendere — tra carabinieri, avvocati, pubblico ministero, giudice e personale medico —, proseguiva il cronista, “sono state le stesse pronunciate dal mostro di Niguarda a poche ore dal suo arresto, all’alba di sabato 11 maggio: ‘Sento le voci, voci cattive’, aveva detto già allora in maniera psicotica e ha continuato a ribadire poi. Nient’altro”.
Se le conclusioni della perizia psichiatrica troveranno conferma, potrebbe sfumare la possibilità di quella ‘punizione esemplare’ per l’assassino più volte invocata dai famigliari delle vittime: Alessandro Carolè, di 40 anni, Ermanno Masini, di 64 anni, e Daniele Carella, ucciso a soli 20 anni. E Kabobo potrebbe finire in un manicomio criminale senza nemmeno entrare in un’aula giudiziaria.
emmebi