Il direttore della Regione e il responsabile dello sport del Corriere commentano la fine del club granata annunciata ieri dopo 109 anni di storia

BELLINZONA - Ieri è stata senza dubbio la notizia del giorno, benché tristemente attesa da settimane. Perché quando si mette un puntodefinitivo a una storia lunga 109 anni, nessuno può restare indifferente e anche se non c'è l'effetto sorpresa, lo shock della realtà è comunque dirompente.
E infatti il fallimento dell'Associazione calcio Bellinzona domina le prima pagine dei quotidiani in edicola questa mattina. I giornali hanno dedicato al caso ricchi approfondimenti, e naturalmente editoriali in prima pagina.
Di seguito vi proponiamo alcuni stralci dei commenti del direttore della Regione Matteo Caratti e del responsabile dello sport del Corriere del Ticino Tarcisio Bullo.
Matteo Caratti: "Lo schianto fa male. Ma è difficile voler male a Giulini"
"Al capolinea, finalmente! Certo: finalmente, perché non se ne poteva veramente più di assistere ai balletti del funambolico Gabriele Giulini, ormai da qualche mese ridotti a puri esercizi di retorica, infarciti di promesse su promesse, alle quali regolarmente non sono mai seguiti i fatti: ovvero la pecunia. Dichiarazioni e promesse fatte solo per guadagnare tempo in una procedura, quella esecutiva, che permette di fare il miracolo anche al novantesimo. Sarebbe infatti bastato portare (anche all’ultimissimo momento) il denaro in Pretura per girare la frittatona. Ma di formiconi nemmeno l’ombra.
Eppure a Gabriele Giulini è difficile volere male. È sempre stata una persona a modo, gentile, colta. Non ha mai dato l’impressione di essere il presidente di un club sportivo, come ne conosciamo tanti, che usa la carica per fare chissà cosa al limite del lecito, o persino oltre dietro le quinte. Ha incarnato un presidente umanista e umano, che abbiamo visto anche calcare le scene teatrali, capace – in controtendenza con l’ambiente del calcio – di chiamare padre Callisto Caldelari a tenere lezioni di etica ai suoi calciatori. Un presidente che non ha esitato a mostrare attenzione anche ai disabili. Se le voci che circolano sono vere, pare che il ‘près’ dell’Acb abbia proprio bruciato milioni e milioni di franchi tutti suoi, rincorrendo il sogno del pallone in serie A. Fors’anche per questi aspetti suoi molto umani, ha potuto contare sulla tanta pazienza di chi si attendeva un colpo di reni, capace di rimettere tutto a posto. Abracadabra. E invece no.
La sua cocciutaggine lo ha, infatti, letteralmente fregato. Il rovescio della medaglia è stata l’incapacità di condividere le responsabilità nelle scelte e negli investimenti. Anche quando il tempo è cambiato e dall’estate si è passati diritti a un gelido autunno, per ragioni che non ha mai voluto confessare esplicitamente (in famiglia gli hanno chiuso i rubinetti? affari professionali andati di traverso?) ha voluto sempre fare tutto e solo di testa sua. Avesse lanciato un Sos mesi e mesi fa, al posto di continuare a ripetere che i soldi sarebbero arrivati a giorni, a ore, ecc…, avrebbe di certo raccolto la solidarietà di molti che come lui, e più di lui, avevano e hanno a cuore il nostro Belli.
Qualcosa rinascerà, ma lo schianto fa male".
Tarcisio Bullo: "Giulini ha le sue colpe ma bisogna concedergli l'onore delle armi. E per il calcio ticinese la festa è finita"
"L'impalcatura che oggi regge le sorti del calcio nazionale consente alla gloriosa società granata, che ha 109 anni di storia, di evitare l'umiliazione di vedersi cancellata dal panorama calcistico nazionale. L'Associazione Calcio Bellinzona, in virtù della separazione tra calcio amatoriale e calcio professionistico, continuerà a vivere e dalla prossima stagione ad avere una squadra, che dovrà però partire dal calcio regionale.Il dettaglio non consolerà certo il tifoso più accanito, che ha visto svanire in pochi mesi il grande sogno di avere una squadra con un posto stabile nell'élite del mondo del pallone nazionale e quello di uno stadio moderno e polifunzionale.
Come sia potuto accadere tutto ciò è questione che la storia, forse, un giorno si deciderà a chiarirci. Gabriele Giulini ha le sue colpe. Gigantesche, inconfutabili. Eppure nell'ora della resa noi siamo propensi a concedergli l'onore delle armi. Per quattro anni ha versato milioni a palate - con una puntualità che non ha eguali nel mondo del calcio - in una società che non aveva mai vissuto nell'abbondanza e con la città che stava a guardare, strabuzzando gli occhi. Nell'ora del disastro, il presidente è rimasto orgogliosamente e testardamente al suo posto, cercando con insistenza una via d'uscita che non c'era, non poteva esserci, ma nella quale lui credeva, con donchisciottesca perseveranza.
Scendano in campo squadre di psicologi a spiegarci la personalità di quest'uomo, che si fingeva imprenditore ma non si è dimostrato capace di far di conto; che inseguiva chimere; che non era uomo di calcio, altrimenti non si sarebbe fatto consigliare dalla banda di sciacalli che ha mangiato impudentemente al suo tavolo; e che sognava di cambiare il mondo del pallone, proponendo ai calciatori di essere prima di tutto uomini e di associarsi a lui per intraprendere iniziative benefiche.
Certo, ora che il Bellinzona è fallito, che occorre riprendere la salita dal primo scalino, la rabbia nei confronti di Gabriele Giulini è tanta, ma il suo fallimento dovrebbe indurre chi ama lo sport (e non è detto che tra costoro ci sia il tifoso) a riflettere sui rischi che bisogna correre per tenere in vita una società calcistica (ma non solo) in un momento in cui i costi di gestione esplodono. Chi ogni tanto mi legge sa come la penso: la festa per il calcio ticinese è finita e basta guardare la classifica di Challenge League per rendersene conto. Si può andare avanti così, disuniti e infelici, perdendo i pezzi e annichilendo le ambizioni. Oppure praticare vie nuove, unendo gli sforzi per cambiare la dinamica di una curva di rendimento in picchiata".