CRONACA
"10 domande a Boris Bignasca": condannato Marco Cagnotti
Il giudice Siro Quadri ha emesso la sentenza contro il direttore di Confronti al termine del processo svoltosi nel pomeriggio. Il PS: "Rispettiamo la sentenza pur non condividendola"

LUGANO - Marco Cagnotti, direttore del settimanale socialista Confronti, è stato condannato oggi per le ormai famose "10 domande a Boris Bignasca". Domande in cui si chiedeva conto non solo della vita personale del padre Giuliano, ma anche della madre, rimasta sempre al di fuori dell'arena politica 

Cagnotti, opponendosi al decreto d'accusa della procuratrice Chiara Borelli, a seguito della denuncia dello stesso Bignasca, aveva di conseguenza scelto la via del processo, che si è celebrato nel pomeriggio in pretura penale. Cagnotti si è difeso in aula affermanndo come quell'articolo, grezzo nei contenuti, fosse l'unico modo per mettere fine all'imbarbarimento dei toni della politica. Lo scopo era far discutere e così è stato, ha spiegato.

Ma la difesa di Cagnotti non ha convinto il pretore Siro Quadri che, confermando il decreto d'accusa, lo ha condannato a una pena, sospesa, di 15 aliquote da 80 franchi, che corrisponde a 1200 franchi più 500 di multa e le spese giudiziarie.

Subito dopo il pronunciamento del giudice Quadri è giunta una lunga nota del partito socialista, firmata dal presidente Saverio Lurati: "Oggi - si legge - il Giudice della Pretura penale, avv. Siro Quadri, statuendo sull’opposizione formulata dal direttore di Confronti, Marco Cagnotti, ha deciso di confermare il decreto d’accusa della Procuratrice pubblica Chiara Borelli.  Il caso, ormai noto, è quello relativo alla pubblicazione sul mensile Confronti di un articolo che poneva una serie di domande provocatoriamente rivolte a Boris Bignasca. Domande che riguardavano l'attività pubblica e politica di Boris Bignasca, ma che in parte toccavano anche la sfera privata. Domande che comunque, nella loro sostanza, erano di interesse per la collettività e che dunque a nostro avviso meritavano di essere poste".

"Scopo ultimo di quell'articolo, dichiaratamente unico e irripetibile nella forma - si legge ancora - che lo distingueva da qualsiasi altro articolo pubblicato su Confronti, era quello di far riflettere su un certo stile comunicativo, finora utilizzato sistematicamente sulle pubblicazioni leghiste. L'articolo, prima della sua pubblicazione, era stato in ogni caso sottoposto a un parere giuridico indipendente".

"Nel suo giudizio la PP Chiara Borelli - prosegue la nota - aveva valutato esservi in quell'articolo elementi lesivi della personalità, ragione per cui aveva ritenuto Marco Cagnotti, direttore responsabile di Confronti, colpevole di mancata opposizione alla pubblicazione dello stesso Nella sua valutazione, il Pretore Quadri ha confermato in sostanza il decreto d’accusa. Il Partito Socialista prende atto di questa decisione, che, come è nella cultura progressista e civile, rispetta pur non condividendola".

"Il Partito Socialista ribadisce di aver voluto unicamente contribuire, con quella pubblicazione, a un confronto, in questo caso duro per scelta dimostrativa, su un certo tipo di comunicazione. Ribadendo che quello in giudizio è stato un caso eccezionale, si augura che il confronto politico nel nostro Cantone d'ora innanzi possa tornare nei termini di civiltà che contraddistinguono la nostra storia", si conclude il comunicato.

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