CRONACA
Criminali pericolosi come gli animali: "Un microchip nel corpo per tenerli sotto controllo"
La proposta shock è della professoressa Henriette Haas e ha come obbiettivo quello di limitare i rischi di recidiva drammaticamente tornati alla ribalta con il caso Adeline

ZURIGO - Inserire un microchip nel corpo dei delinquenti sessuali o violenti che vengono rilasciati una volta scontata la pena: è la proposta avanzata da Henriette Haas, professoressa di psicologia forense all'università di Zurigo, per meglio lottare contro i rischi di recidiva drammaticamente tornati alla ribalta con il caso Adeline M, la terapeuta sgozzata da un pluristupratore vicino a Ginevra.

I detenuti in questione, che non si possono o non si vogliono internare, dovrebbero essere posti davanti a un'alternativa: verrebbero liberati solo se accettano di avere nel loro corpo un microchip che segnala ogni loro movimento via GPS, spiega la specialista in un'intervista pubblicata dal settimanale "Weltwoche".

"Con questo sistema non si potrebbe escludere completamente una ricaduta. Ma in tal modo si potrebbe ricostruire in ogni momento il luogo in cui si trova l'autore di reato: se commettesse un altro delitto verrebbe immediatamente acciuffato", sottolinea Haas.

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