Scoperti dalla polizia in un locale candelotti, mazze e taglierini. Il picchiatore dei poliziotti potrebbe essere tra coloro che hanno portato nello stadio in mattinata lamette, letame e pesce marcio

di Marco Bazzi
LUGANO – Un arsenale proprio no. Non almeno nel vero senso della parola. Ma un localino così così. Tipo baracca di cantiere. A due passi dalla Resega. Ufficialmente per deporre bandiere e striscioni. La “curva” deve pur avere a portata di mano il materiale per far “scenografia”.
Il problema è che in quella baracca, pare riconducibile, in termini di disponibilità, all’impianto sportivo, non c’erano soltanto bandiere: c’erano mazze (presumibilmente non per giocare a baseball), taglierini, petardi e candelotti esplosivi, la cui legalità è al vaglio degli inquirenti.
Prima del derby infernale di martedì sera tra Lugano e Ambrì, una telecamera ha filmato tre individui che vi entrano e si dotano del materiale necessario al “tifo”. Ma prima di martedì, nessuno ha mai controllato cosa ci fosse in quella baracca?
Chi sia ufficialmente il proprietario del locale, chi abbia consegnato, e a chi, le chiavi per accedervi sarà l’inchiesta coordinata dal procuratore generale John Noseda a stabilirlo.
Ma è evidente che qui siamo oltre i confini della realtà. La gente normale che va al derby si trova confrontata all’entrata con agenti della sicurezza che controllano ogni borsa e ogni sacco sospetto. Ma prima delle 19, chiunque può introdurre qualsiasi cosa nello stadio. E debitamente nasconderlo in attesa della partita.
Anche lamette, da sistemare con nastro adesivo sulle balaustre dei tifosi avversari (così magari qualcuno si taglia le mani, che bello!), sacchi di letame e pesci marci. Come ha fatto nella tarda mattinata di martedì un gruppetto di “tifosi” del Lugano in “tenuta d’ordinanza”. Hanno fissato le lamette sulle ringhiere e hanno sparso il “liquame” sotto gli spalti della curva sud, quella degli odiati avversari. Anzi, dei nemici.
Una dichiarazione del sindaco Marco Borradori, che è allibito per quanto è accaduto: “Deploriamo e condanniamo fermamente questi fatti che non hanno nulla a che fare con lo sport e il tifo, ma rientrano nella dimensione dell’inciviltà. Qui è stata messa a repentaglio l’integrità delle persone”. Il Municipio sporgerà denuncia contro gli autori. Ma intanto l’inchiesta è già avviata sui giusti binari e promette molto bene.
E il vicesindaco Giorgio Giudici: "Sono esterrefatto di fronte a questa brutalità che non ha motivi. Sono bolle di violenza che esplodono. E pochi singoli possono creare gravi danni fisici alle persone e gravi danni alla società. Dovremmo interrogarci di più e non essere spettatori passivi perchè non siamo stati direttamente toccati".
È tra l’altro possibile, ma non ancora provato - perché i medesimi “tifosi” entrati alla Resega martedì mattina erano chiaramente agghindati con passamontagna (stiamo parlando di fatti avvenuti nello stadio del ghiaccio di Lugano in pieno giorno e nel giorno del derby) -, che tra gli autori di questo atto di provocazione (lamette, letame e pesci marci) vi fosse anche il ragazzino di 21 anni che poi, prima della partita, è stato protagonista, insieme a un branco di “tifosi”, del pestaggio brutale di due agenti di Polizia in borghese.
Agenti che avevano unicamente la colpa di essere poliziotti che facevano il loro lavoro. Le telecamere di video sorveglianza hanno ripreso l’entrata del gruppetto nello stadio, ma i passamontagna non facilitano l’identificazione. Poi, sul 21enne, che ha il precedente del pestaggio dei due agenti della Comunale di Collina d’Oro a Montagnola in febbraio, sono in corso altre verifiche. Perché i sospetti che sia coinvolto in altri episodi non proprio edificanti si sprecano.
Formalmente gli indagati per gli scontri e gli atti di violenza di martedì restano soltanto due: i 21enni arrestati, che dovrebbero farsi un paio di mesi di galera in "preventiva". Ma l’elenco si allungherà senza dubbio. Bisogna solo attendere l’identificazione degli altri. Intanto, i due ragazzi negano di aver menato le mani. Uno dice addirittura che si trovava altrove. L’altro ammette di essere “passato di lì” e di aver visto un uomo a terra. Ma le botte, no… non sia mai.
Ora, in attesa degli sviluppi giudiziari, si pone una domanda: ma è mai possibile che una società di hockey e l’intera città di Lugano siano “ostaggio” di un branco di mezzi delinquenti che fanno il bello e il cattivo tempo prima, dopo e durante le partite? Intanto si attende, sull’accaduto, una presa di posizione pubblica e inequivocabile dei tifosi della Curva.