Dopo la sentenza del Tribunale federale il celebre penalista spiega com'è cambiata la "sottile arte dell'insulto": "Non è che adesso possiamo dare a tutti del buffone"

LUGANO – “Sciupatore di carta, di tempo e di cervelli”. Così Shopenhauer definì Hegel nel suo celebre “L’arte di insultare”. Un insulto in punta di fioretto, che sicuramente nessun tribunale, oggi, sanzionerebbe come ingiuria. L’insulto, e le sentenze contro l’onore, fanno parte della storia umana, e con la storia umana si sono evolute.
Il Tribunale federale ha recentemente stabilito che dare del “buffone” a qualcuno per dirgli che si sta coprendo di ridicolo non è ingiurioso. La suprema Corte ha così ribaltato una precedente sentenza del Tribunale di Vaud. Il caso (leggi articolo allegato) riguarda un cliente di un centro fitness losannese, che nel corso di un diverbio sorto a proposito dell'utilizzazione di uno degli attrezzi si era visto apostrofare con il termine “buffone” da un altro frequentatore della sala ed aveva quindi sporto denuncia.
L’insulto, soprattutto via Facebook, è stato negli ultimi mesi al centro della cronaca, soprattutto politica. Liberatv ha chiesto una “lettura” della sentenza del Tribunale federale e dell’evoluzione dei reati contro l’onore a uno dei più noti penalisti ticinesi.
Renzo Galfetti, d’ora in poi potremo dare del buffone a chiunque senza temere conseguenze giudiziarie?
“Diciamo subito una cosa: queste sentenze vanno contestualizzate e non si può pensare di applicarle in modo generalizzato. Quindi, dedurre che adesso, alla luce della sentenza federale, si possa dare del buffone a chiunque sentendosi al riparo dalla giustizia in caso di querela mi pare francamente esagerato”.
Non è la prima volta che i tribunali assolvono chi insulta ridimensionando il senso dell’offesa…
“Certo, anni fa, per esempio, fece discutere la decisione di un tribunale il quale stabilì che “avvocato fallito” non è un epiteto ingiurioso. Ma se dicessero a me “avvocato fallito” magari non perderei tempo a sporgere querela... Userei piuttosto i piedi nei confronti di chi lo facesse”.
Avvocato, secondo lei oggi siamo tutti più “sensibili” all’insulto?
“Ho l’impressione che la suscettibilità delle persone nei confronti delle ingiurie, o di parole o frasi ritenute ingiuriose, non sia aumentata rispetto al passato. Ma bisogna constatare che “la sottile arte dell’insulto” è spesso usata come una clava, così che alcuni insulti considerati “raffinati” da chi li proferisce vengono giustamente sanzionati dai Tribunali”.
Ma di fronte ai reati contro l’onore com’è meglio comportarsi: meglio querelare o ingoiare il rospo?
“Dipende dai casi, ovviamente. Ma nella mia (ahimè) lunga esperienza ho spesso notato una certa, comprensibile, irritazione dei Tribunali chiamati a giudicare simili vertenze. In effetti, se un insulto in certe circostanze può scappare, l'intelligenza e il buon senso di chi l'ha formulato e di chi l'ha ricevuto, passata la fase emozionale, dovrebbero indurci ad evitare di andare a piagnucolare davanti a un giudice, giudice occupato in contenziosi di ben altra importanza”.
Però, lo sottolineava anche lei, oggi gli insulti sono spesso “clave”…
“Certo, oggi l’insulto “pesante” è utilizzato con più facilità, il che fa parte di un certo imbarbarimento del linguaggio comune. Ed è chiaro che l’asticella di punibilità delle ingiurie è stata un po’ alzata dai Tribunali, che hanno seguito in un certo senso l’evoluzione dei costumi”.
Un personaggio pubblico dovrebbe essere più disponibile ad accettare l’insulto?
“Diciamo che c’è sempre una certa differenza tra il personaggio pubblico, più esposto per sua natura alle critiche e agli insulti, e il comune cittadino, che è più protetto nella sua sfera privata”.
emmebi