Vito Fiorino: "Quando la mia barca era piena e chiedevamo ai finanzieri e alla guardia costiera di prendere a bordo i naufraghi, dicevano che non era possibile e che dovevano rispettare il protocollo”.

LAMPEDUSA - È già bagarre in Sicilia sui soccorsi ai cinquecento migranti naufragati a poche centinaia di metri dall’isola di Lampedusa, sciagura costata la vita a oltre 300 persone (111 i cadaveri recuperati, 200 i dispersi).
La stampa siciliana riporta la testimonianza di un pescatore, Vito Fiorino, proprietario di una delle barche uscite dal porto per soccorrere i naufraghi. “La gente bolliva in acqua ma questi pensavano a fare fotografie e video. Dovevano pensare a tirare su persone. Noi li facevamo salire quattro alla volta. Solo questo ci interessava e quando la mia barca era piena di migranti e chiedevamo ai finanzieri e alla guardia costiera di prenderli a bordo, dicevano che non era possibile e che dovevano rispettare il protocollo”.
“Erano le 6.30, 6.40 – aggiunge il pescatore - quando ho dato l’ordine di chiamare la Guardia costiera, e questi sono arrivati alle 7.30. Noi ne avevamo presi a bordo 47, alla volta, loro erano troppo lenti. Si poteva fare di più e più rapidamente. Ora vogliono denunciarmi? Sequestrarmi la barca perché abbiamo salvato delle persone? Vengano pure, non vedo l’ora”.
Per ora non vi è comunque alcuna inchiesta sui soccorsi prestati in mare, né su civili né su militari e forze dell’ordine, da parte della Procura di Agrigento.