Dice Giorgio Gilardi: "Sinceramente non mi aspettavo delle reazioni del genere. Però ci sono state, sono legittime e adesso vediamo chi risponderà"

ASCONA – “Non vogliamo che a nostro figlio sia insegnato l’Inno svizzero”. Le tre famiglie, che a quanto risulta a Liberatv sono ticinesi e non straniere, hanno inoltrato semplicemente così la richiesta di dispensa dalle lezioni di musica con al centro il Salmo. “Ma non sono stati espliciti nei motivi”, spiega Giorgio Gilardi, direttore delle scuole comunali di Ascona.
“Sono davvero pochi, solo tre genitori - dice Gilardi -. È difficile capire da un campione così esiguo se si tratti di problemi ideologici, politici, culturali o di principio. Quello che posso dire è che l’Inno svizzero è inserito da più di vent’anni nel manuale di educazione musicale. Devo dire che qui l’abbiamo sempre insegnato tranquillamente e non ci sono mai stati problemi. Da quella che è la mia esperienza, non ho mai visto che fra i bambini qualcuno abbia sofferto o avuto dei problemi perché imparava l’Inno. Inoltre non c’era stata nessuna polemica a riguardo. Quest’anno invece sì, ma penso siano dovute al fatto che ora l’insegnamento del Salmo è obbligatorio. L’obbligatorietà ha fatto sì che qualcuno si sia sentito in dovere di puntualizzare quello che è il suo modo di pensare su questa decisione del Gran Consiglio, che già a maggio aveva fatto notizia.”
Per Gilardi però, lamentele o no, l’insegnamento dell’Inno si farà. “Ovviamente la scuola è appena cominciata, come dire, abbiamo ancora tutto un anno davanti - afferma il direttore -. Anche il docente mi ha detto che hanno ancora lavoro da fare sulle canzoni dell’anno scorso. Ma poi noi il Salmo lo insegneremo, le lezioni non sono sospese. Speriamo solo che nel frattempo ci vengano fornite le indicazioni sulle modalità di insegnamento della materia. Sappiamo che l’Ufficio delle scuole comunali ci sta lavorando, anche perché ci sono aspetti dal punto di vista musicale e formale che vanno rivisti. La decisione dell’obbligatorietà la si è presa in un attimo, però poi l’applicazione è diversa. È la prima volta che ci troviamo confrontati con una decisione così puntuale del Gran Consiglio su un oggetto di insegnamento e la questione principale per noi al momento è: chi risponde e cosa rispondere a queste famiglie? Sinceramente non mi aspettavo delle reazioni del genere. Però ci sono state, sono legittime e adesso vediamo chi risponderà. Io son qui per fare in modo che l’inno sia insegnato e lo faremo, ora dobbiamo solo capire come comportarci.”
Ma nel caso in cui i genitori continuino con la richiesta di esonero dei loro figli, cosa si dovrebbe fare? “Io penso - risponde Gilardi - che non si possa entrare in una discussione di esonero, perché allora qualcuno potrebbe chiedere l’esonero dall’insegnamento della divisione, dei verbi… Si tratterà di capire le modalità da adottare: cosa fare e come, quali sono le indicazioni in merito all’essere o non essere in classe. Però, come detto, il Parlamento ha preso una decisione molto chiara in merito e quindi noi dobbiamo insegnarlo.”
“Sinceramente – conclude Gilardi – non penso siano questi i problemi della scuola. Mi stupisce che per tre genitori sia uscito un polverone simile. Lo so che è un tema delicato e che fa discutere, però sono altre le problematiche nella scuola. Si vede che allora viviamo in un paese dove tutto sommato di grossi problemi non ce ne sono se questi finiscono con l’assumere tale importanza.”
IB