CRONACA
Ambrosetti: "Per il moltiplicatore cantonale ho la stessa simpatia che per il Ku Klux Klan”
Duro j'accuse del presidente all'assemblea della Camera di commercio: "Nella nostra bucolica e placida Sonnenstube politica immobilismo totale e preoccupante"

CHIASSO – Ieri pomeriggio al Teatro sociale di Chiasso all’assemblea della Camera di commercio, il presidente Franco Ambrosetti, si è prodotto in un lungo e frizzante “assolo”, spaziando dal quadro economico internazionale a quello nazionale e cantonale. Iniziamo da quest’ultimo: parole garbate ma pesanti "j’accuse" al mondo politico.

“Nella nostra bucolica e placida Sonnenstube politica non si muove nulla da anni – ha detto -. Immobilismo totale e preoccupante sul piano dei grandi temi che da oltre un decennio questa Camera chiede di affrontare. Uno fra tutti i compiti dello Stato. Solo quando sapremo quali sono i compiti che lo Stato intende tenere, quali delegare a privati in un contesto di sussidiarietà, potremo finalmente capire dove si potrà tagliare la spesa pubblica strutturale”.

“Una parte dei politici non vuole nessun taglio di compiti statali, anzi meglio attribuirne dei nuovi. Sono gli inconsapevoli discepoli del signor Hegel che interpretava lo Stato come la realizzazione di Dio nel mondo. Che il filosofo fosse il più stretto consigliere di Federico II di Prussia, sovrano illuminato a momenti alterni, non importa. Di lui è celebre la frase - pensate tutto quello che volete ma fate quel che dico io -.

“Poi ci sono i giacobini dello Stato-zero- compiti, quelli che vorrebbero uno Stato tanto leggero da confondersi con la frescura, la brezza che scende dalle nostre valli nelle calde serate estive. Fra i due gruppi, i moderati che vogliono uno Stato barzotto, pochi compiti ma buoni. Nessuno prevale e quindi nulla accade. Tranne per il debito che aumenta... mentre lo scorso anno nel resto del mondo hanno dimostrato che il fotone è contemporaneamente onda e particella, scoperto gli intraterrestri, organismi che provengono dal mantello terrestre e perfino individuato il bosone di Hicks, noi lasciamo che il debitone si gonfi come una mongolfiera, con tanti saluti ai compiti statali...”.

“A proposito di debito – ha aggiunto Ambrosetti -, abbiamo sentito voci che sarebbe buona cosa aumentare le tasse sul reddito: ”I soldi ci sono”. Che poi è quello che dicono i ladri. Siamo al 21° posto nella graduatoria Svizzera per imposte sul reddito, al 23° per quelle sul dividendo, al 17° sull’utile, al 18° sulla sostanza. Ma quanti Cantoni siamo? 26 mi pare... La spesa pubblica è in continuo aumento. Anche quest’anno. Qualche taglio qua e là come si sta facendo è come l’acqua sul cioccolato. Normalmente paga chi spende troppo non chi crea ricchezza e se i soldi ci sono, come alcuni sostengono, sono nello Stato spendaccione, non nelle tasche dei cittadini tra i più tartassati della Svizzera”.

“Tralascio altri argomenti sui quali la Camera è sempre attiva come il frontalierato che da risorsa è diventato un problema, i padroncini che vanno combattuti con severità, la tripartita e i suoi intrighi di palazzo un po’ da basso impero, il progetto di nuova legge sul promovimento economico che, come è concepita attualmente, non colpirebbe il bersaglio neanche con un missile Cruise teleguidato. E dulcis in fundo, il moltiplicatore cantonale per il quale nutro la stessa simpatia che per il Ku Klux Klan”.

E sul piano nazionale, Ambrosetti ha parlato del neoliberismo, indicato da molti come uno dei mali della Svizzera. 
“Ma dove sarebbe questo terribile nemico in questo paese? Abbiamo forse compiuto liberalizzazioni selvagge e privatizzazioni dissennate? Privatizzato il Grütli o le nevi della Jungfrau? Non direi: privatizzazioni nessuna e le liberalizzazioni si contano sulle dita di una mano. Tant’è che la quota statale è il 50% del PIL. Stravolgere un sistema che funziona, per di più molto sociale per non dire socialista e tendenzialmente egualitario cessa di avere un senso se e quando, al posto del continuo cannoneggiamento contro il mercato interno, il più ingessato d’Europa, ci si chiedesse da dove provengono tutti quei mezzi che permettono allo Stato e ai “pragmatici radicali” di redistribuire ricchezza a vagonate”.

Uno dei problemi della Svizzera sono i prezzi, ha detto il presidente della Camera di commercio. “Perché la Svizzera è uno dei paesi più cari al mondo? La risposta è ovvia: perché troppo poco ancora è stato fatto per liberalizzare il mercato interno. Il paese è tutt’ora oberato da cartelli e monopoli statali e privati, duopoli ( l’80% del food è distribuito da due gruppi), oligopoli ( per es. telecomunicazioni), accordi cartellari spesso illegali, prezzi amministrati, maggiorazioni di prezzi sui beni importati, dazi protezionistici, norme di sicurezza o igiene che rincarano i prodotti esteri fatti apposta per noi, multinazionali svizzere che se ne approfittano tenendo prezzi alti e così via”.

“E allora smettiamola di occuparci di falsi problemi come il mercato ideologico e il liberismo sfrenato che è reale quanto lo Yeti che fa il bagno a Portofino, e affrontiamo i problemi veri. Il mercato non è un ideologia, da noi men che meno perché è più distante da Adam Smith della voglia di un talebano di indossare le scarpette rosse del Papa. Urgono interventi in questa direzione. Il mercato svizzero è soffocato da cartelli e monopoli, i prezzi lievitati creano difficoltà e sofferenze ai cittadini con bassi redditi, ai working poors, ai disoccupati, ai pensionati e a chi è in assistenza. Non è un problema di sinistra questo? Perché non si muove una foglia contro questa macroscopica ingiustizia sociale, morale e umana? Invece di combattere la ricchezza non è meglio combattere la povertà liberando risorse finanziare con una graduale, sensata azione contro posizioni dominanti e accordi cartellari sottobanco? Perché la sinistra è latitante su questi temi? Di sicuro è più facile agire contro l’inesistente Neoliberismo che battersi contro i mulini a vento monopolistici”.

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