CRONACA
Contrabbando alimentare: la "take away connection" tra Glarona e Mendrisio
Tre uomini e una donna tra il 2009 al 2012 hanno importato illegalmente in Svizzera salumi, carne e bevande per un totale di 17 tonnellate di generi alimentari. Evadendo 80'000 franchi di dazi

di Ilary Bucci

LUGANO – Tre uomini e una donna tra il 2009 al 2012 hanno importato illegalmente in Svizzera salumi, carne fresca, bevande alcoliche e altre derrate per un totale di 17 tonnellate di generi alimentari e 50 litri di alcolici. In gioco un valore di mancati contributi di oltre 80mila franchi. È la truffa smascherata dalla Sezione antifrode doganale della direzione delle Dogane di Lugano.

L’inchiesta è stata avviata il 17 ottobre 2011, quando le guardie di confine del valico di Chiasso-Strada hanno sorpreso un uomo che tentava di introdurre di contrabbando 130 chili di salumi e carne fresca destinati a un esercizio pubblico. La Sezione antifrode doganale è pertanto intervenuta sul posto dove ha interrogato la persona, sequestrato la merce e i mezzi di prova e perquisito i vari uffici. Da lì si sono potuti ricostruire, grazie anche alla sezione amministrativa interregionale, tutti gli acquisti effettuati durante il periodo 2009-2012 da parte di queste persone.

L’attività di contrabbando era destinata a una pizzeria (in realtà uno o più take away, secondo nostre informazioni) gestita da quattro italiani che, nel corso degli anni, da Glarona hanno trasferito la loro attività a Mendrisio.

Persone già note in passato per altre infrazioni doganali, spiega Giovanni Cimino, capo servizio della Sezione antifrode delle Dogane. Alcune di loro poi, nonostante l’inchiesta in corso, hanno continuato a dedicarsi a questo tipo di contrabbando.

“Ci sarà ora una sanzione: noi trasmetteremo l’incarto all’autorità competente, ossia alla Direzione generale delle dogane, e loro emaneranno un decreto penale a carico degli accusati.”

Multe salate in arrivo quindi, ma data l’indole recidiva dei soggetti, ci saranno altre conseguenze per i quattro?

“Naturalmente una persona recidiva, in qualsiasi ambito, viene sottoposta ad un maggiore controllo. Queste persone ora sono chiaramente conosciute ai nostri servizi e alle Guardie di confine e dunque, se dovessero passare dai valichi, potrebbero sottostare a nuovi controlli. Diciamo un occhio di riguardo in più.”

“Questo genere di traffico di contrabbando – spiega ancora Cimino – comunque non è nuovo per noi. Si tratta di una tendenza costante negli anni. Le derrate alimentari sottostanno ad aliquote e dazi elevati e dunque vi è un interesse abbastanza importante a importarle di contrabbando, soprattutto in questo periodo di crisi economica. Siamo quindi costantemente confrontati con casi di questo tipo che possono coinvolgere quantitativi più o meno importanti.”

E infine, per quanto riguarda la natura di questi “gruppi di passatori”, il Capo servizio aggiunge: “Generalmente scelgono piccoli centri incustoditi. Passa una sentinella che verifica la presenza o meno degli agenti doganali e se non c’è nessuno contatta il trasportatore che procede così con l’importazione illegale. Questi sono gli stratagemmi e le dinamiche usati solitamente. Non si tratta però di bande organizzate che lavorano per conto terzi. È sempre opera anzi, come in questo caso, del responsabile stesso dell’esercizio pubblico che si organizza autonomamente con dei conoscenti, dei parenti, degli amici per importare la merce.”

 

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