CAPRIASCA – Il riale Pedrabuglio, situato nel comune di Capriasca, è una zona naturale protetta. Il suo ecosistema di zona umida infatti è considerato un luogo di particolare valore naturalistico essendo l’habitat di numerose specie acquatiche tra cui i rari gamberetti di fiume. Più unici che rari anzi, perché infatti l’unico luogo del Comune in cui, forse, è ancora possibile trovarli è proprio questo riale protetto. La zona è alimentata dalle acque provenienti dai piani di Sala Capriasca, dai boschi di San Clemente, dai drenaggi pluviali, ma anche dai drenaggi del vicino centro balneare. Sì, perché “il comune si permette annualmente di effettuare lo svuotamento della piscina direttamente nel riale , giusto per non sovraccaricare il depuratore, e dallo stesso tubo fuoriescono giornalmente schiume, di cui il comune nega però la responsabilità”.È la segnalazione che ci arriva da un nostro lettore, Antonio Besomi, che vive a dieci metri dal riale e da oltre duecento giorni non fa che monitorare il costante stato di inquinamento del Pedrabuglio cercando di convincere, invano, le autorità a intervenire: “Sono al corrente della situazione le autorità comunali e cantonali dall'inizio di aprile 2013, ma sembra non importi a nessuno , da qui la mia pubblica denuncia. Dove sia esattamente il problema nessuno lo sa, ma nel frattempo nessuno agisce per rimediare e a me sembra di vivere a lato di una fogna a cielo aperto”.Era il 29 marzo quando Besomi, ci racconta, ha notato per la prima volta la presenza di schiuma nel riale. Allertati, i pompieri si sono recati sul posto, hanno fatto dei prelievi e l’hanno “rassicurato” dicendo che molto probabilmente era dovuta allo svuotamento della piscina nel riale e che, dato che l’operazione era giunta a termine, di schiuma non ne sarebbe più scesa. Non è stato così, anzi “negli ultimi quindici giorni è uscita schiuma di continuo”. In seguito alle ripetute segnalazioni ai più disparati enti coinvolti (pompieri, polizia comunale e cantonale, Comune, Ufficio Tecnico, Ufficio Caccia e Pesca, Ufficio Protezione delle Acque) sono state effettuate da allora cinque analisi che hanno portato però a un nulla di fatto: “Mi hanno detto che batteriologicamente non risulta esserci niente. Io non so che tipo di analisi abbiano fatto, ma non sono neanche riusciti a dirmi che razza di schiuma sia. Dicono solo che sembra ci sia dentro sapone ma non sanno esattamente. Più in là di così non si è andati, né da parte del Comune né del Cantone”.Il Comune, ci racconta ancora Besomi, inizialmente non ha fornito alcuna spiegazione e solo un paio di settimane fa ha comunicato che effettivamente ad esser allacciato a quella condotta è solo il vicino centro sportivo e la sua piscina olimpionica. Ma nega fermamente che la schiuma possa provenire da lì perché presente anche quando il centro è chiuso. Perciò al momento (oltre duecento giorni di “momento”) non hanno idea di chi sia l’artefice dell’inquinamento del riale. La risposta del Municipio però non convince per niente Besomi che ha notato strane coincidenze, troppe forse per considerarle ancora tali: “Dicono di non esserne in alcun modo responsabili, ma quando la piscina era aperta da quel tubo continuava a scendere schiuma. Ha smesso l’8 di settembre che era anche il primo giorno di chiusura autunnale del centro balneare. Da lì in poi è scesa acqua di nuovo limpida fino al 22 settembre e lo stesso giorno, guarda caso, hanno cominciato la pulizia dei filtri della piscina. Mi dicono che non è possibile. Sia così o meno, le coincidenze sono veramente tante per negare con certezza che siano loro i responsabili.”“Comunque – aggiunge –, che sia il Comune il vero responsabile dell’immissione della schiuma, io non lo posso garantire. Ma una cosa è certa: il Municipio è sicuramente responsabile delle proprie tuberie. E su trecento metri di condotto, a me non sembra plausibile che sia così difficile riuscire a capire da dove si origini l’inquinamento e chi ne sia il responsabile. Come allo stesso modo è sicuramente responsabile della tutela dell’ecosistema del Predabuglio dato che è una zona protetta. E invece nessuno fa niente e nel frattempo nell’ultimo anno non ho più trovato nemmeno un gamberetto, mentre prima ce n’erano parecchi. A me interessa poco di chi sia realmente la colpa, chiedo solo sia fatto qualcosa per mettere fine a questa situazione. Lasciare che il riale rimanga in questo stato non è possibile, assolutamente”.E invece “così era e così è rimasto. È venuto un guardia pesca, ha guardato sconsolato lo stato del riale e non è più tornato. Mi ha riferito di aver annunciato la cosa al suo ufficio, ma gli è stato detto di lasciar perdere. Perciò anche l’Ufficio guardia e pesca non ha fatto assolutamente niente. Strano, perché essendo un ‘delitto’ federale, pensavo che almeno allertando gli organi del cantone qualcosa si muovesse e invece nemmeno qualcuno che abbia fatto una denuncia d’ufficio. E intanto la piscina, che è allacciata alle acque scure e a quelle chiare, continua a venir svuotata nel riale. Eppure ci si aspetterebbe che il comune o il cantone fossero i primi a rispettare ordinanze e regolamenti. Essendo zona protetta quindi non avrebbero neanche il diritto di immettervi degli scarichi. Lo dice la legge chiaramente.”Lo svuotamento della piscina però sarebbe effettuato in rispetto delle normative, il Comune disporrebbe infatti di un’apposita deroga da parte del Cantone in quanto, così facendo, le operazioni di svuotamento non vanno a sovraccaricare il depuratore della città. Ma dell’esistenza di questa deroga è stata data solo conferma verbale: “Ho scritto alla protezione delle acque, competente per le esenzioni di questo tipo, e mi è stato detto che se una deroga esiste non è partita dal loro ufficio. Da quale altro ufficio sia arrivata allora non lo so, perché il cantone non ha saputo ancora rispondermi e confermarmene l’esistenza”.Deroga o meno, colpa o non colpa dello svuotamento della piscina, per Besomi resta il fatto che quella in cui il riale Predabuglio versa è una situazione di degrado intollerabile. E così, stanco dei “mena via” e dei nulla di fatto degli organi ufficiali, ha deciso di agire diversamente e denunciare pubblicamente la faccenda allestendo un sito (www.rialepredabuglio.ch) in cui sta documentando costantemente l’evolversi (o involversi) dello stato in cui versa il riale. “L’appoggio delle autorità è stato nullo. Mi è stato detto che ormai è solo una questione di volontà politica. Ma a livello politico a me pare che tutto quello che vogliono sia scaldare il cadreghino, perché di interventi pratici io non ne ho visto nemmeno mezzo. Quello che spero è che questa denuncia crei un po’ di attenzione attorno alla vicenda in modo che Comune e Cantone finalmente si sveglino e agiscano concretamente per porvi rimedio. Se dovessero cominciare ad arrivare in Municipio una decina, una ventina di lettere che chiedono spiegazioni, magari il comune si sentirebbe finalmente costretto a fare veramente qualcosa in merito”.Nel frattempo Besomi continua imperterrito nella sua opera di monitoraggio e denuncia: “Ho costruito anche una piccola diga, di modo da render più visibile la schiuma. Ieri qualcuno l’ha disfatta, forse per far scorrere l’acqua così che non si veda così chiaramente quel che contiene. Ma ieri sera quando me ne sono accorto l’ho prontamente ricostruita e dopo un’ora ho scattato altre foto perché la pozza era ancora una volta piena di schiuma”. Così è che così sembra rimanere quindi… chissà ancora per quanto.