PIANEZZO/VAGLIO – La castagna, uno dei prodotti più tipici della nostra tradizione e che tanto ci ha resi famosi nel mondo grazie alle generazioni di ‘maronat’ partiti in cerca di fortuna, è ora sempre più a rischio. I castagni ticinesi stanno soffrendo a causa del cinipide, che infesta le piante impedendo la produzione dei frutti. Questo insetto parassita infatti, va a deporre le sue uova all’interno delle gemme che vengono così distrutte dalle larve durante la loro crescita. La pianta non è quindi più in grado di produrre nuove foglie e fiori e perciò nemmeno nuovi ricci. Ora le conseguenze della sua presenza sono davvero gravi, tanto da far registrare una raccolta molto ridotta di castagne per quest’anno, “praticamente nulla”, constata Paolo Bassetti responsabile dei centri di raccolta castagne del Ticino.“La situazione è davvero molto grave – aggiunge –. Solo nelle valli dell’alto Ticino c’è ancora una piccola produzione, che localmente può essere sì anche bella, ma sul globale è piccola. A noi è praticamente mancato il prodotto, completamente. Un tempo, anche in annate non proprio ottime, si riuscivano comunque a raggiungere tra le 20 e le 40 tonnellate, con anni record anche da 60. Dai 2011 poi il raccolto è cominciato a calare sensibilmente, soprattutto nel 2012. E ora, in un anno, si è passati da dieci tonnellate a pochi chili”.La causa è appunto il cinipide che, spiega Giorgio Moretti presidente dell’Associazione castanicoltori della svizzera italiana, è arrivato da noi naturalmente, spostandosi in Ticino dal nord Italia, dove è presente fin dal 2002: “È stato notato per la prima volta in un giardino del mendrisiotto nel 2009. Ci siamo così accorti che nel Sottoceneri era già abbastanza presente, più di quanto pensavamo, seppur con quantitativi molto ridotti. Poi, da lì in avanti si è diffuso fino ad essere presente oggi praticamente in tutti i boschi di castagno del cantone”.L’unica soluzione, spiega Moretti, è stata scoperta dai giapponesi negli anni ’40 e utilizzata anche in Piemonte prima e in tutta Italia ora, dato che il cinipide si è diffuso fino alle isole. Si tratta della lotta biologica tramite un altro insetto, il torymus sinensis, che, nutrendosi delle larve del parassita, ne riduce la popolazione. I castagni possono così riprendersi e tornare a produrre foglie e fiori durante la primavera e nuovi ricci in autunno. “Purtroppo non abbiamo potuto introdurlo come cantone, malgrado ne avessimo fatto richiesta nel 2011 alla Confederazione, ma per fortuna abbiamo visto che dai lanci effettuati in nord Italia il torymus sta seguendo le popolazioni di cinipide e si sta espandendo anche in Ticino. Con un lavoro di monitoraggio l’abbiamo trovato attorno al mese di giugno e adesso continueremo a osservarlo per vedere come si espande, qual è la sua velocità di diffusione e se gli effetti sono quelli già osservati in Giappone e Piemonte”.Si tratta di un segnale fondamentalmente positivo per i castagni ticinesi, anche se è al momento impossibile pronosticare quando potremo vederne i primi effetti concreti. “Quello che è sicuro è che quando torymus trova delle popolazioni di cinipide vaste, come quelle presenti da noi, si propaga abbastanza velocemente. Adesso, quale sarà l’effettiva velocità è appunto uno degli interrogativi a cui cercheremo di dare risposta nei prossimi anni”.Non rimane quindi che attendere allora. Nel frattempo il destino di questa stagione, anche se non ancora conclusa, è ormai segnato: “In Ticino abbiamo una sessantina di varietà di castagni, la cui produzione di frutti va da metà settembre a inizio novembre. Arrivati a fine ottobre non si può più sperare quindi che si tratti solo di un ritardo. Se così fosse, le qualità più precoci avrebbero comunque dovuto già esser arrivate a maturazione. Con tutta sicurezza, si tratta quindi di una drastica diminuzione di produzione dovuta al cinipide, c’è poco da fare in questo momento quindi”.Un annus horribilis questo quindi per le castagne ticinesi, e con tutta probabilità nemmeno l’ultimo, la cui portata è ben sottolineata dalle amare considerazioni che ne trae Bassetti, da anni impegnato nel commercio di tutta una serie di prodotti derivati che avevano cominciato a prender posto con successo sugli scaffali dei supermercati.Però per Bassetti la vera nota amara non sarà tanto la perdita finanziaria, ma la perdita di un valore ritrovato: “I mancati incassi non sono un grande problema, non si trattava certamente di un giro di milioni. La cosa che mi fa più male è la perdita di un progetto. Il progetto di valorizzazione della castagna ticinese e dei prodotti che ne possono derivare. Negli anni 80/90 questa attenzione si era un po’ persa, la si faceva sì magari a casa. Ma non c’era una valorizzazione vera e propria, anzi il commercio era fatto con prodotto estero. Invece ora finalmente, come Associazione castanicoltori e privati interessati al settore che hanno partecipato, eravamo riusciti a valorizzare nuovamente il prodotto ticinese. Era davvero un bel progetto e anche ben recepito e apprezzato dal consumatore. Non era quindi solo una fonte di entrate, ma veicolava anche un messaggio di Ticino, di produzione locale, tradizionale e naturale. È la perdita di questa tradizione ritrovata che più mi fa male, perché c’è stato un lavoro dietro per costruirlo che in poco tempo potrebbe svanire dato che ci vorrà qualche anno prima che la situazione si ristabilisca”.IB