CRONACA
Costi, concorrenza, formazione: intervista sulla morte
In Ticino si organizzano circa tremila funerali all'anno. Ad occuparsene sono una cinquantina di aziende funebri (più che a Milano). Emiliano Delmenico del centro funerario di Lugano ci svela il mondo dell'estremo saluto

LUGANO – Di morte si tende a non parlare, si sa che esiste, si sa che tutti la vivremo ma evitiamo di affrontarla e di fronte a lei siamo inermi e impreparati. È un tabu, forse il vero tabu della nostra società. Per affrontarlo, per conoscerlo, per parlarne, al centro funerario di Lugano lo psicologo Claudio Luraschi terrà due conferenze, il 14 novembre e il 5 dicembre, sul vivere e sul morire. Luogo certamente indicato, ma che tira in ballo un altro aspetto di cui non si parla molto, l’aspetto di chi con la morte ci lavora.

Parliamo perciò con il direttore del Centro Funerario di Lugano, Emiliano Delmenico che, racconta, nel mondo delle onoranze funebri ci è cresciuto “avendo il papà che vi lavorava anche da bambino, da ragazzino e da adolescente poi ho sempre ‘masticato’ questo mestiere”.

Delmenico, innanzitutto, data la sua lunga esperienza del settore, come è cambiato negli anni questo mestiere?
“Ci sono diversi aspetti che sono cambiati in questo lavoro. Grosso cambiamento che constatiamo è l’essere un po’ più parsimoniosi con quello che è il costo del funerale, rispetto a una volta dove l’onorare il defunto si traduceva anche nel non badare a spese. Si pensava fosse giusto spendere anche molti soldi in quello che sono i servizi e gli oggetti come la bara piuttosto che i fiori. Mentre adesso il tutto si traduce più in una ricerca di semplicità. Per quello che è il nostro lavoro poi il cambiamento maggiore riguarda l’essere più flessibili nell’assecondare i desideri. Se una volta per tradizione i funerali erano piuttosto standardizzati nel rito, adesso diciamo che si tende a personalizzare di più questo momento. Ci troviamo quindi ad esser sempre più gli organizzatori di un momento e non solo i rivenditori di bare o di urne”.

Quindi le persone badano molto all’aspetto del costo ora?
“Sì, ma il fatto non è tanto la questione finanziaria, la gente adesso ricerca appunto qualcosa di più personale preferendo spendere più su un dettaglio piuttosto che un altro. Diciamo che i costi si sono dirottati dalla bara, dai fiori a qualcosa che permette di personalizzare la cerimonia e ricordare in modo più intimo il proprio caro. Per esempio, spendono qualcosa in meno nei fiori o nel modello della bara ma preferiscono avere magari una suonatrice di arpa durante la cerimonia. Oppure spesso mi confronto con persone che ricordano il proprio caro per il suo amore nei confronti della natura ed ecco che allora questo si traduce in un’urna biodegradabile piuttosto che in una bara non tintata lasciata grezza”.

Ma per fare questo mestiere è richiesta una formazione?
“No. Ed è attualmente la lamentela che noi operatori del settore da anni portiamo all’attenzione del Cantone. Allo stato attuale, malgrado una modifica di legge avvenuta verso l’inizio dell’anno in questa direzione, manca ancora il regolamento di applicazione che è in fase di studio agli uffici cantonali. Ad oggi quindi non vi è nessun obbligo di formazione. Perciò qualsiasi persona che domani mattina si sveglia e vuole fare questo mestiere in realtà deve semplicemente ottemperare due o tre punti del regolamento attualmente in vigore, che sono: acquistare un carro funebre, delle bare e del materiale igienico e sanitario. Punto. Quindi l’aspetto formativo non è preso in considerazione. Riteniamo invece che non sia lo strumento a far la differenza, ma il saper fare. Come negli altri lavori in sostanza. In Svizzera esiste sì un diploma federale di impresario di onoranze funebri, ottenibile con una settimana di corsi e il superamento di un esame finale. Ma non è obbligatorio. E manca comunque poi l’esperienza. Quello che noi vorremmo ottenere è l’obbligo di avere, oltre a un diploma, la pratica”.

Per quanto riguarda invece le leggi sanitarie, sono abbastanza specifiche immagino.
“Anche qui, dirò, siamo abbastanza lacunosi. Esistono delle leggi specifiche nel nostro settore come quelle che dicono dove vanno sepolti i defunti, ma lì entra anche in buon senso, poi ci sono le leggi sanitarie ma riguardano più che altro il trasporto. L’approccio sanitario alla salma per esempio non è codificato, quindi ora come ora sta un po’ all’esperienza dell’impresario e alla sua formazione interna. Anche questo è un aspetto che continuiamo a far notare al Cantone. Fino adesso è andato tutto bene, però è chiaro che se non c’è la formazione, qualsiasi persona lo fa come crede. Poi c’è chi ha la volontà di informarsi e formarsi personalmente e c’è chi invece se ne frega e fa come pare e piace. E anche per i trasporti, le norme riguardano più l’aspetto internazionale, perché per quanto riguarda quelli interni la legge dice solo che bisogna farli con un mezzo certificato dall’ufficio della circolazione di Camorino adibito al trasporto di salme, in realtà è tutto qui”.

Ricorderà quell’episodio dei chiamiamoli “padroncini dei funerali”, anche qui hanno potuto agire perché la legge è un po’ lacunosa?
“Qui c’è quasi un contro senso. Ossia il regolamento di applicazione, quello ancora in vigore, oltre a dire che bisogna avere carro funebre e bare, dice che per fare questo lavoro in Ticino devi avere un’azienda che sia registrata e abbia la sede legale nel Cantone e che questa venga sottoposta al controllo dell’ufficio di sanità. Quindi il regolamento ci ha protetti. L’azienda italiana non ha potuto agire sul territorio perché non aveva la sede legale in svizzera. Ecco quindi che se da una parte il regolamento è lacunoso su quello che è la professionalità, dall’altra in questo caso ci ha. Perciò questo è stato un caso unico”.

A livello di concorrenza interna invece come si pone il settore?
“Parto subito dai numeri, in Ticino ci sono oltre una cinquantina di aziende, e immagini che nemmeno Milano ha lo stesso numero. Mediamente, per avere un’idea, muore in un anno lo 0.9% della popolazione, ciò vuol dire che in Ticino si organizzano all’incirca tremila funerali all’anno. Il contro è presto fatto, se fossero divisi equamente, cosa che non è, sarebbero sessanta funerali per azienda. Quindi sì di concorrenza ce n’è. Negli ultimi anni però, anche le due associazioni di categoria (l’Associazione svizzera italiana impresari onoranze funebri e l’Associazione ticinese impresari onoranze funebri) si stanno riavvicinando. Questo sta avvenendo perché finalmente si è compreso che anche noi siamo professionisti, siamo professionali e vogliamo essere riconosciuti come tali e quindi cerchiamo di costruire un progetto unanime condiviso da almeno la maggior parte delle imprese, come appunto quello che riguarda la formazione”.

Quindi concorrenza tanta, ma a livello di collaborazione mi dice che qualcosa si sta muovendo e anche il vostro centro funerario può parlare a riguardo.
“Ecco negli ultimi anni si è capito che in realtà creare sinergie e collaborazioni va a beneficio di tutti, nostro e del cliente. Quindi noi del centro funerario insieme ad altre due aziende del luganese abbiamo creato il primo consorzio di servizi. Forniamo così delle prestazioni ad altre aziende che vanno dalla forza lavoro in outsourcing ai veicoli, dai mezzi alle infrastrutture e materiali. Poi, per il cliente che si rivolge a noi del Centro Funerario, siamo strutturati in modo da essere in grado di offrire tutti i sevizi correlati all’evento del lutto, oltre ai classici di onoranze (trasporto, trattamento salma, materiali), abbiamo un nostro negozio di fiori indipendente e molto specializzato nel settore, un’azienda che si occupa di lavori cimiteriali (scavo, costruzione di tombe e monumenti) e, per finire, anche quello che è la previdenza funeraria per quelli che sono in vita e vogliono programmare il proprio funerale per non essere impreparati e non lasciare impreparati i familiari. Nell’edificio poi ci sono delle camere mortuarie e anche una sala delle cerimonie dove si possono celebrare dei riti laici o di quelle religioni che non devono avere un luogo consacrato. Come dico sempre ‘mi manca solo il cimitero’, per il resto c’è tutto quello che ruota attorno all’attività di onoranze funebri”.

Servizi legati al lutto, ma anche degli spazi in previsione di esso. Proponete infatti anche delle ‘attività collaterali’ come queste conferenze del 14 novembre e 5 dicembre con lo psicologo Claudio Luzraschi.
“È una nuova cosa. Io sono dell’opinione che se la gente è informata e ne parla va tutto a beneficio sia della persona che arriva preparata dall’operatore sia di noi del settore che in modo trasparente ci apriamo al pubblico. Le conferenze sono nate da un contatto che ho avuto con il signor Luraschi che già nell’ambito della sua professione ha sviluppato questo discorso attorno al tema del vivere e del morire. Sembra ovvio dire ‘presto tardi dobbiamo morire’, ma in realtà la più parte di noi arriva impreparata a questo evento e quindi noi abbiamo cercato di aprire nella nostra sala cerimonie questo spazio con un tema che non è legato all’aspetto pratico, ma al vivere e al morire. L’ambientazione crediamo sia adeguata, è un modo di fruire questi spazi in un altro stato d’animo, predisposti a conoscere, capire e parlare. Anche per togliere il tabu riguardo alla morte”.

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