Gli uomini non vengono pagati da agosto, ossia da quando si trovano sul posto. Pietro Carobbio, dell'Unia: "Un altro caso scandaloso dopo quello di Zurigo. Non si può sostenere la libera circolazione delle persone in queste circostanze"

MONT-PÈLERIN - Nuovo grave caso di dumping salariale su un cantiere svizzero: trenta falegnami italiani impiegati nella costruzione del residence Mirador Kempinski sul Mont-Pèlerin (VD) sono in sciopero da venerdì poiché da quando si trovano sul posto, ossia da inizio agosto, non hanno ancora ricevuto alcun salario.
I falegnami sono impiegati dall'impresa italiana Legno Arredi, ha spiegato oggi all'ats il responsabile del settore costruzione presso il sindacato Unia Pietro Carobbio. La società che ha ricevuto l'appalto da Kempinski, la SDG di Ginevra, ha subappaltato i lavori alla MSC Arredi che ha fatto lo stesso con la Vitrani, la quale ha a sua volta dato l'incarico alla Legno Arredi.
La SDG afferma di aver pagato i lavori. I suoi subappaltanti si scaricano invece tra di loro le responsabilità, ha aggiunto Carobbio. Da parte loro, gli operai rivendicano di essere pagati secondo le tariffe elvetiche.
"Gli è stato promesso un salario italiano di 12 euro all'ora, alloggio incluso. Orbene, in base alla legge sui lavoratori distaccati, dovrebbero essere pagati secondo le tariffe previste dalla convenzione collettiva di lavoro svizzera che prevede un minimo di 32-35 franchi all'ora", ha ricordato il sindacalista.
Il datore di lavoro dovrebbe inoltre pagare un forfait di 55 franchi al giorno per il vitto. Per il momento viene solo assicurato l'alloggio in condizioni deplorevoli. I falegnami sono ospitati in appartamenti dove si trovano in quattro per stanza, afferma Carobbio.
"Dopo quanto successo al cantiere della stazione di Zurigo, si tratta di un nuovo caso di dumping salariale scandaloso, commesso oltretutto su un cantiere di appartamenti di lusso", afferma Unia. Ciò mostra che le misure di accompagnamento degli accordi bilaterali sono inefficaci e che i controlli devono essere rafforzati.
"Non si può sostenere la libera circolazione delle persone in queste circostanze", ha sottolineato Carobbio.