CRONACA
Professioni al femminile: se la direttrice si mette i baffi. "È tutta colpa delle donne falliche"
Bettina Müller, co-autrice di un libro sul "pandemonio linguistico" delle professioni: "Chiediamo la cosa più normale del mondo: l'uso del femminile quando ci si riferisce a una donna"

LUGANO – Due giornaliste, Bettina Müller e Francesca Mandelli, hanno pubblicato un libro che sta facendo discutere e divide l’opinione pubblica tra arriccia naso ed entusiasti. Si intitola “Il direttore in bikini – e altri scivoloni linguistici tra femminile e maschile” (Casagrande).

Le autrici mettono in evidenza alcuni esempi stridenti del linguaggio corrente - tipo “un magistrato molto esperta” o “un sindaco particolarmente brava” - che non riconosce pienamente i ruoli professionali al femminile.

Bettina, ma non è un po’ una questione di lana caprina?

“Chiedere la cosa più normale del mondo, cioè l’ovvio uso del femminile quando ci si riferisce a una donna (buttando quindi a mare il ministro Cancellieri e ripescando la ministra, l’avvocata e la sindaca)? Assolutamente no! Sembra essere una rivendicazione spropositatamente militante, una pretesa eccessiva e un po’ stramba, certo. Ma solo perché l’uso del maschile per professioni e cariche ricoperte da donne (attenzione: solo da un certo salario in su!) è ormai profondamente radicato, al di là delle regole di grammatica, che non lasciano scampo (si usa il femminile per le femmine, il maschile per i maschi, il maschile neutro non esiste in italiano) e, diciamolo, anche del buonsenso”.

Insomma, irriducibile, senza se e senza ma…

“Scommetto che tu Marco, mai e poi mai, accetteresti di farti chiamare al femminile (tipo la giornalista) per nessuna ragione(linguistica o extralinguistica) al mondo”.

D’accordo, ma nella nostra professione non ci sono bisticci linguistici… almeno non sull’uso delle desinenze.
 
“Esatto, mentre i termini “avvocato”, “architetto”, “ministro” vengono fatti passare per buoni sia per gli uomini che per le donne, in nome di un fantomatico maschile neutro che indicherebbe la carica al di là della persona che la ricopre. C’è un’imbarazzante verità che emerge dietro a questa facciata egalitaria: la forma femminile è ancora vista come poco autorevole e un po’ ridicola”.

Quindi, termina il discorso…

“Quindi molte donne ci tengono da matti a presentarsi e a farsi chiamare al maschile. Tipo direttore invece che direttrice… Evidentemente temono di non essere prese sul serio se si facessero passare per quel che sono realmente, delle avvocate, delle ministre e delle architette”.

Beh, ma non sarà mica solo un problema che nasce dalla frustrazione…

“Ovvio che no: ci sono molte e convinte obiezioni a questa ovvietà. Noi le abbiamo personificate, nel nostro libercolo. In prima fila c’è l’esteta, che non ha complessi di inferiorità nei confronti dei maschi, ma che neanche sotto tortura pronuncerebbe la parola “sindaca”, semplicemente perché è troppo brutto, le suona male. Oppure l’emancipata che sostiene che bisogna concentrarsi sulle cose serie – femminicidi, parità salariale, ripartizione delle incombenze domestiche - mica sulle desinenze. C’è poi anche il maschio, interessato sì e no al tema, ma che come parlante alla fin fine è costretto a prendere una posizione. E il maschio troverà utili consigli”.

Ma alla fine di chi è la colpa, se colpa linguistica c’è?

“Guarda, la principale responsabile di questo pandemonio linguistico, secondo noi è la donna fallica, che ha moltissimi meriti, ma che dovrebbe rendersi conto che se ti presenti per quello che sei, al femminile, non succede niente di brutto. Resta il fatto che se metti al maschile una donna, hai il caos nella frase. Saltano tutte le concordanze e il risultato è spesso più ridicolo di “architetta”. Vuoi qualche esempio?”

Naturalmente…

“- Il noto architetto Gae Aulenti si è spento nella sua casa di Milano”...
- Il segretario di stato americano Hillary Clinton è stato dimesso dall’ospedale di New York dove era stata ricoverata da alcuni giorni” (La Repubblica, 13 gennaio 2013)...
- L’avvocato sfigurata dall’acido (Corriere della Sera, 9 settembre 2013)...
- Il marito è indagato, si dimette l’assessore regionale” (La Repubblica, 6 aprile 2013)... orgogliosa affermazione di una realtà gay o pavido oscuramento della realtà?”.

emmebi

 

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